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Quell'incontro a Nizza, tra il pirata ottomano e i Duchi di Savoia

Sempre in equilibrio precario per garantirsi l'indipendenza dalle potenze europee, interessate a quel prezioso corridoio rappresentato dalle sue valli, tra la Francia e l'Italia, il Ducato di Savoia non aveva tempo per trasformarsi in potenza marinara. Neanche l'arrivo dello sbocco sul mare, con Nizza, nel XIV secolo, cambiò le priorità: nessun interesse a diventare concorrenti di Genova e Venezia, allora regine del Mediterraneo sulle rotte commerciali, l'instabilità politica di quei tempi inquieti non lo permetteva.   A cambiare le carte in tavola, ancora una volta, il Duca Emanuele Filiberto, il più visionario e il più sottovalutato dei sovrani sabaudi , principe del Rinascimento che meriterebbe maggiori studi e maggiore presenza sui libri di scuola. Dopo aver spostato gli interessi della propria dinastia in Italia, trasferendo la capitale e i beni dei Savoia a Torino (Sacra Sindone compresa), dopo aver iniziato il risanamento dei conti dello Stato e la razionalizz

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