Un menù autunnale a filiera cortissima e autoprodotta, la svolta di Affini

Un menù autunnale che è risultato di un progetto bello e ambizioso, pensato avendo l'Agenda 2030 dell'ONU come direzione. Il Gruppo Affini svolta verso il controllo della filiera produttiva, sempre più corta, così da rispondere in modo concreto alle esigenze di sostenibilità, più urgenti da dopo il lockdown. Da Green Pea, dove il suo terzo locale (gli altri due sono a San Salvario ea Porta Palazzo) sta per festeggiare un anno di apertura, Davide Pinto spiega come il periodo di chiusura sia stato utilizzato per lo studio e le sperimentazioni: "Il delivery ci ha annoiato subito, sapevamo che non era la nostra soluzione" ha spiegato. Così, durante la pausa delle attività, insieme al suo team, (l'aromatiere e distillatore Alfedo La Cava e il bar manager Michele Marzella in primis ), si è dedicato alla ricerca di nuovi metodi di produzione, con cui sono arrivate anche nuove collaborazioni. Artigiani Gentili , questo il nome del progetto, ha una parte legata alle

L'archivio online di Archimemoro: video e testimonianze tramandano Porta Palazzo

Si può conservare la memoria delle città, quando il tempo passa, le generazioni si succedono e non si sa più perché un certo mercato occupa quello spazio e chi ha aperto la panetteria che profuma tutte le mattine?
A Torino c'è un progetto molto interessante che ci sta provando. Si chiama Archimemoro e, spiegano i suoi autori, nel sito web che hanno preparato, ha lo scopo di "raccogliere, archiviare e diffondere la memoria di luoghi e architetture, attraverso la realizzazione di videointerviste a coloro che a vario titolo hanno contribuito alla loro storia o vissuto le loro trasformazioni, sia nel ruolo di attori (architetti progettisti, urbanisti, imprese costruttrici, commercianti, ecc.) che di spettatori (abitanti, cittadini, ecc.)".
Oggetto principale dell'interesse di Archimemoro è Porta Palazzo, una delle zone di Torino a più alta densità culturale, commerciale e storica. Sorge intorno all'antica porta di Milano, resa monumentale dalle architetture di Filippo Juvarra, e intorno al mercato, che tutte le mattine occupa l'antica piazza antistante e che è uno dei mercati più grandi e più importanti d'Europa. Adiacenti ad essi, tutto un fitto mondo di culture e commerci, perché Porta Palazzo è stata l'approdo naturale di tutte le emigrazioni, da quella meridionale a quella extracomunitaria. La vocazione commerciale dell'area è palese: non solo via Milano, da tempo immemorabile via dello shopping torinese, specializzato in tessuti e confetterie, ma anche la luminosa Galleria Umberto, che completa la triade delle gallerie torinesi (le altre sono la Galleria Subalpina e la Galleria San Federico, in centro), quasi centri commerciali ante-litteram (e più eleganti, sia per architetture che per negozi), il fitto dedalo di viuzze che porta verso la Dora, e il Gran Balon, l'antico mercato delle pulci, in cui, come la letteratura torinese insegna, si possono incontrare gli oggetti e i personaggi più originali.
Un vero peccato se la memoria di tutte queste storie si perdesse.
Per questo è davvero prezioso il lavoro di Archimemoro, che segnala, con una serie di schede, gli edifici di valore, in genere esclusi dai propri percorsi dal turismo tradizionale (ed è un vero peccato visti gli aneddoti che conservano); che intervista in brevi video i testimoni del tempo, gli unici in grado di ricostruire le atmosfere e le istanze del passato, attraverso il ricordo; che cerca storie e aneddoti, affinché non vadano perdute le identità degli edifici e delle attività commerciali e culturali.
Il risultato è un piccolo e grande archivio, facilmente consultabile, con schede che permettono di avere informazioni e immagini su edifici, negozi, mercati, strade. Si ha così una memoria viva e vera, e non solo dedotta dai documenti, dell'essenza di Porta Palazzo.
E' anche un bel suggerimento per riscoprire una delle aree più vivaci, più profumate, più colorate e più sorprendenti di Torino. 
Le nuove generazioni torinesi amano ripetere che non si è davvero di Torino se non si ha anche un po' di sangue meridionale Una frase che parla della nuova Torino, delle sue consapevolezze e di come la città è cambiata negli ultimi decenni; a me fa venire in mente Jorge Luis Borges, che dichiarava di non essere un vero argentino perché non aveva sangue italiano. Nelle vie che si muovono tra Porta Palazzo e la Dora, ascoltando tutti gli accenti d'Italia e l'italiano volenteroso dei nuovi arrivati, si ha un'idea anche di questo. Ed è bello non perderne la memoria.



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