Un menù autunnale a filiera cortissima e autoprodotta, la svolta di Affini

Un menù autunnale che è risultato di un progetto bello e ambizioso, pensato avendo l'Agenda 2030 dell'ONU come direzione. Il Gruppo Affini svolta verso il controllo della filiera produttiva, sempre più corta, così da rispondere in modo concreto alle esigenze di sostenibilità, più urgenti da dopo il lockdown. Da Green Pea, dove il suo terzo locale (gli altri due sono a San Salvario ea Porta Palazzo) sta per festeggiare un anno di apertura, Davide Pinto spiega come il periodo di chiusura sia stato utilizzato per lo studio e le sperimentazioni: "Il delivery ci ha annoiato subito, sapevamo che non era la nostra soluzione" ha spiegato. Così, durante la pausa delle attività, insieme al suo team, (l'aromatiere e distillatore Alfedo La Cava e il bar manager Michele Marzella in primis ), si è dedicato alla ricerca di nuovi metodi di produzione, con cui sono arrivate anche nuove collaborazioni. Artigiani Gentili , questo il nome del progetto, ha una parte legata alle

L'urlo delle sirene: a Palazzo Barolo le memorie e le paure della Torino bombardata

Da alcuni giorni Palazzo Barolo ospita una piccola mostra, molto emotiva, che i torinesi dovrebbero vedere: L'urlo delle sirene – Memorie e immagini di una città bombardata.
Un allestimento semplice e pulito, affidato soprattutto all'illuminazione e a grandi pannelli, offre un percorso cronologico nella Torino della Seconda Guerra Mondiale, nella vita quotidiana dei suoi abitanti e, soprattutto, nei sentimenti e nel clima di una città bombardata.
Fotografie, video, oggetti, parlano di Torino tra il 12 giugno 1940, giorno dell'ingresso dell'Italia in guerra, e l'aprile del 1945, quando la città, insieme al resto del Paese, fu liberata dai partigiani e dagli Alleati. I bombardamenti distruggono mano a mano gli edifici cittadini, con una strategia precisa, che intende sfiancare la resistenza emotiva della popolazione: gli stabilimenti industriali, distrutti per indebolire la capacità di risposta bellica dell'Italia, il patrimonio artistico, devastato per negare la propria identità alla popolazione. Video e manifesti raccontano com'era la vita sotto le bombe, le istruzioni che venivano date alla popolazione, la penuria sempre più accentuata di beni di prima necessità, il razionamento dei beni alimentari; ci sono i diari di guerra, le armi dei soldati, le divise dei gerarchi; c'è la ricostruzione di quel periodo attraverso i diari, i sussidiari, le macchine fotografiche e da scrivere.
Emoziona anche l'impegno che i torinesi misero nel tentativo di salvare dalla follia bellica i beni culturali custoditi nei suoi musei e nelle sue chiese: al Castello di Agliè, appositamente preparato, furono trasferiti numerose opere del Museo Egizio e di vari altri Musei. Si respira una diffusa povertà, un'ansia feroce di sopravvivenza nei rifugi antiaerei, una fatica della sopravvivenza nei ritmi di vita scanditi dalla paura, una capacità di resistenza che chissà se si avrebbe, perché poi, a ogni informazione che si legge in mostra e a ogni immagine di Torino devastata, viene sempre da pensare a se stessi e a come si reagirebbe se.
E poi, si dice Torino, ma, seguendo quell'ordine di distruzione e disperazione, alla memoria vengono anche Sarajevo, Tripoli, Damasco, le città che si sono viste bombardate alla televisione e che in qualche modo hanno segnato intere generazioni. E si finisce pensando quanto sia folle la guerra e quanto grande sia il dolore che si respira ancora in tante parti del mondo, a causa sua. Si esce dalla mostra con una maggiore conoscenza della memoria storica di Torino e con una certa necessaria malinconia sulle cose umane.
L'urlo delle sirene è a Palazzo Barolo, in via delle Orfane 3, fino all'8 giugno 2014; l'orario di apertura della mostra è mar-dom 10-19, con aperture straordinarie il 25 aprile, il 1° maggio e il 2 giugno; il biglietto d'ingresso costa 8 euro, ridotto a 5 per gli over 65 e a 4 per le scuole; ingresso gratuito per Abbonamento Torino Musei, Torino+Piemonte Card, giornalisti, disabili e under 11. Tutte le info su www.operabarolo.it.


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