Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Nel cortile della Fondazione Accorsi, tra eleganti armonie e la vista della Mole Antonelliana

Nel centro di Torino ci sono cortili davvero belli, che meriterebbero un itinerario a parte. Uno dei più belli di via Po, poco prima che inizi la facciata curva di piazza Vittorio Veneto, appartiene al Palazzo Accorsi, in cui ha sede il Museo di Arti Decorative.
Il Palazzo ha origini secentesche: la sua costruzione iniziò nel 1616, come casa religiosa degli Antoniani, insieme a quella dell'adiacente chiesa di Sant'Antonio Abate. Per 150 anni il complesso ospitò i malati curati dai monaci. Poi, con la soppressione degli ordini, in epoca napoleonica, il Palazzo e la chiesa furono abbandonati a una lenta decadenza, fino a quando, nel XIX secolo, la proprietà passò all'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, che ne affittò i locali (in uno degli appartamenti visse e morì il pittore Antonio Fontanesi). Se della chiesa di Sant'Antonio si sono perse le tracce nel XIX secolo, dopo la soppressione degli ordini, per il Palazzo la data della rinascita è il 1956. E' stato in quell'anno che l'antiquario Pietro Accorsi, figlio dell'antico portinaio e pertanto cresciuto in quegli spazi, lo acquistò per trasformarlo in propria residenza, con annessi negozio e spazi per le prestigiose collezioni di sua proprietà.
Grazie al Museo di Arti Decorative, che la Fondazione Accorsi ha voluto per condividere con il pubblico lo straordinario patrimonio artistico di Pietro, quest'angolo di Torino è diventato sinonimo di buon gusto, eleganza, armonia, che si possono respirare sin dal cortile.
Lo spazio non è simmetrico, ma non per questo è meno armonioso o non ispira pace e ammirazione. E' chiuso su tre lati dagli edifici e, sul lato di fronte all'ingresso, da una parete cieca, arricchita da siepi, statue, nicchie e sculture di gusto classico, che ricostruiscono la simmetria mancante nella distribuzione degli spazi. Le si guarda e il pensiero corre a Villa Adriana di Tivoli e alle sue soluzioni armoniose. 
Nelle facciate degli edifici che vi si affacciano, ci sono i grandi finestroni di stile piemontese, che ricordano Palazzo Madama, le finestre con i battenti, i balconi pieni di fiori alla ringhiera, con le statue di gusto classico sugli angoli.
L'atrio d'ingresso ha un lato rettilineo e l'altro aperto su un piccolo porticato, concluso dall'ingresso al Museo. L'equilibrio degli arredamenti in marmo, la leggerezza dei portici aperti sul cortile, ingentiliti da una doppia arcata sottesa, sostenuta da una colonnina centrale, persino l'originale lampadario a motivi floreali, rendono questo portico un piccolo gioiello.
Il giallo Torino, che tanto successo ha avuto nella decorazione urbana cittadina in passato, e il bianco, che sottolinea gli elementi portanti, contribuiscono a creare un'atmosfera raffinata e armoniosa. E viene da chiedersi se a Torino (e in Occidente) si sfuggirà mai ai richiami classici, alla proporzione, alla matematica, all'armonia, per definire l'eleganza, il buon gusto, lo stile.
Poi c'è uno degli elementi d'attrazione che catturano inevitabilmente gli obiettivi di tutti i turisti: la guglia della Mole Antonelliana, che si insinua, slanciata, tra le statue, le colonnine e le nicchie. Si gira ammirati per il cortile, ma l'affollamento è tutto lì, nell'angolo meridionale da cui meglio si fotografa la Mole Antonelliana.
E per il Museo di Arti Decorative, ci sarà un altro post.

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