La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

Il leggendario ponte provvisorio di piazza San Carlo

Nel XVII secolo, quando la piazza Reale e la Porta Nuova erano ancora un sogno vagheggiato dal duca Carlo Emanuele I e dal suo architetto, Carlo di Castellamonte, le mura fortificate di Torino arrivavano fino alle attuali via Maria Vittoria e via Santa Teresa. Lo sguardo che spaziava verso sud si trovava davanti il grande fossato, che difendeva la città dai possibili attaccanti, quindi edifici romani in rovina, acquitrini, boschi e campagne.
Nel secondo decennio del XVII secolo, il duca Carlo Emanuele decise di ampliare la città verso sud, con il prolungamento della via Nuova, l'attuale via Roma. Il cuore dell'ampliamento sarebbe stata la piazza Reale, collocata quasi a metà della via Nuova, tra piazza Castello e la Porta Nuova. Durante i lavori di costruzione dell'ampliamento, il fossato, che sarebbe poi stato riempito per costruirvi sopra la piazza Reale, si rivelò essere un problema, soprattutto in occasione di un evento di grande importanza per la dinastia sabauda. 
Il 15 marzo 1620 l'erede al trono Vittorio Amedeo I sposò la principessa Cristina di Francia, figlia di re Enrico IV di Navarra. Per il Ducato di Savoia era un matrimonio politico di notevole rilevanza, che legava i sovrani ai Borboni, la nuova dinastia sul trono di Francia. Per Cristina, invece, era un matrimonio inferiore alle sue aspettative: con una sorella, Elisabetta, appena diventata regina di Spagna, e un'altra, Enrichetta, destinata a essere regina d'Inghilterra, Scozia e Irlanda, evidentemente il Ducato di Savoia, il ducato dei montanari, come lo consideravano a Parigi, non era all'altezza delle sue ambizioni.
Anche per questo Carlo Emanuele non badò a spese per il suo arrivo a Torino. Cristina sarebbe arrivata in città dalla Contrada Nuova non ancora terminata, dunque era necessario colpirla favorevolmente, offrirle un colpo d'occhio che le sarebbe rimasto nel cuore, come prima immagine della sua nuova città. Il corteo nuziale entrò a Torino dalla Porta Nuova, iniziata solo nel 1619 da Carlo di Castellamonte e abbellita con architetture e decorazioni provvisorie. Anche la via Nuova ricevette sontuose decorazioni effimere. Ma la gran sorpresa fu il passaggio sul vallo, con la piazza Reale ancora in costruzione. Per superarlo, il duca fece infatti realizzare un ponte provvisorio, che venne poi utilizzato per una ventina d'anni. Era lungo 37 metri per 6,50 di larghezza e poggiava su tre file di sei pilastri rettangolari, costruiti in mattoni. "In mattoni erano i paramenti a scarpa delle pareti di attestamento, mentre i setti laterali di appoggio ai terrapieni di sponda del fossato, destinati a essere rinterrati, furono costruiti, come di consueto, in modo più corsivo, a filari misti di mattoni e ciottoli. Gli spigoli delle testate non furono rifiniti, lasciando gli agganci per eventuali successivi ammorsamenti di una rifodera in muratura del vallo, in realtà mai realizzata" scrive Luisella Pejroni Baricco, nell'Indagine archeologica di piazza San Carlo a Torino, realizzata durante i lavori di scavo per la costruzione del parcheggio sotterraneo, all'inizio del XXI secolo.
E' stato infatti durante questi lavori, che hanno cambiato il volto di piazza san Carlo, restituendole la vocazione di piazza chiusa, che i resti dell'antico ponte sono tornati alla luce. Per qualche tempo si è discusso anche del loro destino, se integrarli nel nuovo parcheggio, come testimonianza del passato sabaudo, o se studiarli e seppellirli di nuovo. Si è scelta questa seconda soluzione ed è davvero amaro il destino di questo ponte. Costruito per colpire l'immaginazione di una giovane principessa ambiziosa e interrato, non appena non è stato più utile, per dare spazio alla piazza Reale, trionfo del potere assoluto; quindi ritornato alla luce, quando la piazza è stata trasformata per restituirle lo splendore del passato, e di nuovo sepolto perché, per la seconda volta, di nessuna utilità. Eppure, a giudicare l'energia con cui Cristina, diventata Madama Reale, seppe abbellire e difendere la sua capitale, non si può dire che il ponte provvisorio non seppe compiere la sua funzione.