La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

Quando in via Livorno, a Torino, c'erano fabbriche e industrie

Da bambina percorrevo spesso corso Vigevano, passavo sotto il cavalcavia di corso Mortara e scendevo poi per corso Principe Oddone. A volte capitava di passare sul cavalcavia e ricordo l'impressione di una Torino lontana, sconosciuta, fumosa, piena di fabbriche, impressionante, sembrava un corpo estraneo.
"La strada chiusa al fondo dai giganteschi capannoni che, dall'alto di via Sobrero vedevo al di là di corso Regina, era la via Livorno, degna della Manchester che mi immaginavo, quando l'Inghilterra era l'arsenale dell'Impero" scrive Vittorio Messori ne Il mistero di Torino, libro che mi è ricapitato recentemente tra le mani e mi ha fatto pensare a quanto Torino sia cambiata in questi anni "Era lunga, larga e in curva. A partire dall'incrocio con corso Umbria (lì si era investiti dall'odore di caucciù delle grandi fabbriche sulla Dora dei pneumatici Michelin, concorrenti della Ceat di corso Palermo, anch'essa sulla Dora), dopo la strana chiesa, dedicata, non capivo perché, alle Stigmate di San Francesco, non c'era una sola casa. Non si incontrava nessuno. Camminando sui marciapiedi deserti, coperti da un dito di polvere marrone su cui le suole lasciavano l'impronta, si fiancheggiavano solo mura spoglie, dalle quali sporgevano nere strutture da industria pesante, da Ruhr o, forse, da piano quinquennale sovietico”. 
Forse, perché figlia della piccola borghesia, senza alcun legame con la Fiat, è anche per questo che, attraversando quella Torino che sembrava Manchester o la Ruhr, la sentivo estranea. 
Ma la vita è strana. 
Anni dopo, mi capita spesso di passare proprio per via Livorno. Se per Vittorio Messori è stato un colpo al cuore tornare in via Livorno e non trovare più le antiche ciminiere, per me è un motivo di allegria e di sollievo camminare da corso Umbria fino alla Dora. Lasciarmi alle spalle la chiesa delle Sacre Stimmate di San Francesco, percorrere la leggera discesa che arriva alla rotonda dell'Ipercoop, e poi scendere fino al Parco Dora, uno dei miei posti prediletti della Torino in trasformazione. Al posto delle fabbriche ci sono le Isole del Parco, progettate da Aimaro Isola, e il centro ludico-commerciale guidato da Ipercoop e Medusa. Al posto degli stabilimenti della Michelin ci sono le distese del Parco Dora. Al posto dei capannoni della Teksid, c'è il loro magnifico scheletro, trasformato in copertura di alcune strutture sportive e in luogo simbolo del Parco Dora. 
E' scomparso anche il cavalcavia che percorrevo da bambina. E la fabbrica che le correva accanto è stata trasformata in un centro commerciale, con loft e uffici inclusi. Sì, ci sono troppi centri commerciali in quest'angolo di Torino. Si potrebbe discutere il modello di sviluppo di una città, che si affida ai centri commerciali e rinuncia al tessuto sociale garantito dal piccolo commercio. Si potrebbe discutere quanto tempo ci vorrà ancora per vedere completato il progetto di Spina 3, visti i ritardi e la mancanza di finanziamenti. Ma al guardare le foto di qualche decennio fa, della Torino che sembrava Manchester o la Ruhr, e della Torino di oggi, che propone parchi e abitazioni al posto delle industrie, non si può non pensare che è stata una bella opera di riqualificazione.


Commenti

  1. Vivo dietro via Livorno e ho letto con molto interesse questo post; le chiedo un aiuto sulla prima foto perché non ho trovato molti punti di riferimento. Si tratta del vecchio ponte sulla Dora?

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    1. Sì, è il ponte adesso pedonale, tra via Livorno e via Orvieto, la casetta che si vede sulla sinistra, appena prima del ponte, è stata abbattuta pochi anni fa; le fabbriche che si vedono sul lato di destra sono state sostituite dal Centro Commerciale Parco Dora

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