La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

Quando a Torino c'era lo Stadium, lo stadio più grande d'Europa

Finite le grandi manifestazioni internazionali, iniziano i problemi: che fare delle gigantesche strutture costruite ad hoc e senza una funzione ben precisa per il dopo-kermesse?

Nel 1911, dopo l'Esposizione Universale, molti padiglioni costruiti appositamente furono demoliti (e, al vedere le immagini dell'epoca, è un vero peccato). Una delle poche strutture che sopravvissero alla manifestazione, è lo Stadium, costruito nell'area compresa tra gli attuali corsi Vinzaglio, Peschiera, Castelfidardo e Montevecchio. Le sue misure erano gigantesche e le cronache del tempo ricordano con orgoglio che era lo stadio più grande d'Europa. Più grande persino degli stadi di Atene e di Londra, che avevano ospitato le prime Olimpiadi.

La sua capacità era di oltre 40mila persone, tutte sedute, con la possibilità di accoglierne altre 30mila in circostanze eccezionali. "Lo Stadium ha tre ordini di piste. L'una, più ampia, per le gare ciclistiche (m 730,90); l'altra - in forma di 8 - per le corse dei cavalli (metri 782); la terza per le corse podistiche (metri 500). Di più, grazie alla sua calcolata ed armonica organizzazione permette ancora altre gare: di nuoto, di lotta, di lancio di dischi, di tiro a segno con arco e balestre, di law-tennis, di football mentre i locali sottostanti alle gradinate servono come gallerie per mostre sportive, per biffet, per spogliatoi, per dormitori destinati ai concorrenti, oltre alle sale destinate allo skating, agli esercizi di scherma ed alle sezioni completamente separate destinate alla ginnastica femminile, rispondente a tutte le più moderne esigenze" si legge in uno degli articoli che illustravano padiglioni e costruzioni dell'Expo 1911, ripresi dal sito italyworldsfairs.org.

Finita la manifestazione, però, questa grande struttura, iniziò il proprio declino: era troppo grande per ospitare le competizioni sportive e richiedeva enormi spese di manutenzione. Per qualche tempo ospitò i grandi raduni e nel 1928 fu teatro di un magnifico carosello, per celebrare la dinastia sabauda. Di lì a poco, il regime fascista avrebbe iniziato la costruzione dello Stadio Olimpico, inaugurato nel 1933, con i giochi Littoriali, e battezzato allora Stadio Mussolini. Era a poca distanza, anch'esso costruito in una zona nuova, a fare da cerniera tra le città esistente e quella in fieri. Nel 1934 ospitò alcune gare del Mondiale di Calcio: era lo Stadio più grande d'Italia. Così, per qualche tempo, Torino ebbe nel proprio territorio i due stadi più grandi d'Italia. Nel 1936 si decise l'abbattimento dell'ormai inutile Stadium.


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