Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Il declino dello Stadio Filadelfia, in una sequenza fotografica

Sono granata da quando andavo alle elementari, ma ho sempre avuto con il calcio un rapporto distaccato. Nel senso che rimanevo a casa, nelle domeniche di primavera, per vedere il Gran Premio di Formula 1 o una finale di Wimbledon (quando era ancora in chiaro); per il Toro, al massimo, chiedevo come andava ai passanti dotati di radiolina all'orecchio. Il Toro è sempre lì (il tennis e la Formula 1 sono passati: da anni non so più chi sia il numero 1 dell'ATP o chi sia in testa al Mondiale), sullo sfondo, e l'abitudine di cercare i risultati, la domenica sera, non si è mai persa (adesso, con Twitter e Toro News, si è magari accentuata...). Guai a chi lo tocca, in fondo.

Le notti passate sui forum granata, nei giorni che minacciavano il fallimento, prima dell'arrivo di Urbano Cairo. Lo sguardo e il pensiero a Superga, ogni 4 maggio, ovunque mi trovi. Il ricordo dell'emozione del nonno, mai tifoso appassionato di calcio, quando mi raccontava di capitan Mazzola e della folla, in piazza Castello, in quel maggio del 1949. Lo scudetto del 1976, che mi aveva fatto pensare a un futuro roseo, avendo iniziato a tifare Torino proprio in quel campionato. Il Toro è il Toro e, in fondo, è anche una parte della mia vita, dati tutti i ricordi che si porta dietro (quell'incredibile derby, in auto, sulle strade molisane, con il Toro in svantaggio, la radio che spariva a ogni curva e poi ogni volta che tornava era un gol del Toro, che finì con vincere in un quarto d'ora, manco fosse guidato dal grande Valentino e manco fosse un Brasile-Germania ante litteram!). Ma.

Devo essere una tifosa molto sui generis perché non ho mai avuto il culto del Filadelfia. E' una forma mentis personale, lo so: penso sempre più al futuro che al passato, non mi costa liberarmi di oggetti che non mi rappresentano né mi servono più. Comprendo l'epica, amo la leggenda, ma per me l'Olimpico (non doveva chiamarsi Grande Torino?!) va bene uguale, non ne faccio una questione di vita o di morte. Ma. Un'altra volta.

Qualche tempo fa ero su skyscrapercity.com, un forum che amo leggere, da appassionata di architettura e di città. E ho visto la sequenza di fotografie del Filadelfia realizzata da Giovanni Arbuffi e pubblicata dall'utente forever_juve (quando si dice l'ironia... e, vista la condivisione delle immagini, grazie, anche per il rispetto, che dev'essere possibile e auspicabile tra le tifoserie di due squadre appartenenti alla stessa città). Questo è il link per vedere tutta la sequenza, dal 1995 al 1998.

Non bisogna essere per forza granata (trovo particolarmente fastidioso quando i sentimenti sono legati più al tifo che all'appartenenza all'umanità) né particolarmente legati al Filadelfia per sentire molta tristezza, molta malinconia e per chiedersi, con un certo dispiacere, ma perché??



Commenti

  1. Ci terrei solo a precisare che le fotografie in questione sono state eseguite da me (Giovanni Arbuffi). Grazie .

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