I Lunedì Green dei Giardini Reali di Torino: le visite in esclusiva

Per tutta la stagione invernale, i Giardini Reali aprono le loro porte per le visite dei Lunedì Green , riservate ai possessori delle tessere solidali ideate per finanziare la loro manutenzione e la loro promozione e al pubblico. Le tessere sono di durata annuale e di quattro tipologie, dalla più economica Amic* del verde 10 euro alla più cara, Giardinier* del Re , 250 euro, in un crescendo di vantaggi per i loro possessori. Si acquistano al bookshop dei Musei Reali, contattando l'Ufficio Comunicazione e Promozione Museale all’indirizzo mr-to.sostienici@beniculturali.it  o in occasione di eventi promozionali. I Lunedì Green sono curati dallo staff dei Musei Reali e permetteranno di scoprire la storia e le stratificazioni dei Giardini Reali, con visite dedicate ogni volta a un settore specifico, per rivelarne storia, curiosità, botanica, cura, manutenzione. Si terranno alle ore 11 e alle 15 di ogni lunedì, dureranno 60 minuti e sono a prenotazione obbligatoria all'email

Al Museo della Montagna, le Alpi, barriera fisica e cerniera culturale d'Europa

Il Museo della Montagna Duca degli Abruzzi non figura quasi mai nella lista dei Musei da-vedere-assolutamente a Torino e non risulta particolarmente conosciuto neanche dai torinesi. Ed è un peccato. E' uno dei più importanti Musei della Montagna d'Italia ed è un punto di riferimento per le attività culturali riguardanti le montagne.

Lungo il percorso espositivo ci sono numerosi spunti di riflessione, anche per noi torinesi, che abbiamo nelle Alpi una delle nostre idiosincrasie più importanti. Le Alpi viste come barriera naturale da Roma, che aveva in esse uno dei principali ostacoli fisici al controllo dell'impero, e diventate davvero barriera culturale solo con la nascita degli Stati-Nazione, dal XVI secolo in poi. Non è così naturale pensare, in effetti, che fino ad allora le Alpi erano state sì una barriera fisica, ma anche una cerniera culturale tra il Nord e il Sud d'Europa. La casualità vuole che, subito dopo la visita al Museo, abbia letto un brano di Alessandro Passerin d'Entreves, tratto dal libro Il Ducato di Savoia dal 1559 al 1713 di Guido Amoretti e dedicato proprio alle Alpi e alle peculiarità del Ducato di Savoia, Stato transnazionale, mentre nascevano gli Stati-Nazione: "Non è facile per l'uomo d'oggi intendere quale fosse la natura di vincoli che un tempo legavano i due versanti delle Alpi e ne facevano, a detta dei nostri vecchi, una medesima Patria. La muraglia delle Alpi, non ancora superata da facili vie di comunicazione e soprattutto la diversità della lingua, ci sembrano barriere tali da giustificare l'esistenza di due nazioni separate come quelle di cui fanno parte oggi Piemonte e Savoia". Ma noi siamo figli del Settecento e dell'Ottocento, che vede nella lingua e nell'omogeneità culturale uno dei segni identitari degli Stati, quindi non possiamo comprendere le peculiarità del Ducato, l'ultimo Stato che unì i due versanti delle Alpi senza curarsi delle barriere linguistiche. Chi ci avrebbe pensato, senza una visita al Museo della Montagna, a questo modo diverso di intendere il mondo alpino?

Nella collezione del Museo ci sono vere e proprie chicche per gli appassionati della montagna e sorprese per chi le guarda da lontano. Avete idea di come fossero i primi rifugi per gli audaci, che, nell'Ottocento, iniziavano a scalare le montagne? E le dimensioni delle tende con cui sono stati sfidati gli Ottomila dell'Himalaya dagli scalatori europei? Avete mai visto gli sci di legno degli scandinavi, i primi a utilizzarli, non per sport, ma per necessità quotidiana, in mezzo alla neve? Avete mai riflettuto su quanto l'abbigliamento di città e di montagna si influenzino a vicenda, dagli scarponi ai giacconi, fino ai materiali spaziali? E avete idea di come siano cambiati mano a mano gli attrezzi di montagna, diventando sempre più sofisticati e di dimensioni sempre più ridotte?

Al Monte dei Cappuccini ci si trova davanti al mistero della montagna e alla potenza dell'uomo. Le prime scalate sono del XIX secolo: quanti progressi sono stati fatti in poco più di due secoli! Quanta cultura e quanta volontà, per cercare nella montagna un'amica e per respingere la nemica! A raccontare questi sforzi, non ci sono solo i cimeli, appartenenti alle montagne alpine ed extraeuropee (che bella è la collezione Piacenza, sulle culture himalayane!), ma anche i numerosi video interpretati da Giuseppe Cederna. Nelle varie sale l'attore introduce e conduce alle diverse tematiche affrontate: lo si ascolta con curiosità e con attenzione, scoprendo le inquietudini di chi passa la notte in rifugio, in attesa della scalata, o le difficoltà di chi attraversava le Alpi, prima dell'arrivo dei trafori e delle automobili.

Poi, al termine del percorso, la gloria. Sul Museo c'è una terrazza che si affaccia su Torino e sulle sue Alpi. Nella parte bassa della ringhiera ci sono i profili delle montagne e dei monumenti torinesi, così si identificano tutte le cime, dal Monviso al Monte Rosa. Potete avere la fortuna di una splendida giornata e riconoscerle tutte. E allora vi verrà la curiosità di tornare quando il cielo torinese sarà fosco e grigio, come una giornata d'inverno, e le Alpi saranno nascoste là dietro, sempre presenti e in attesa di tornare (e noi torinesi sappiamo che ci sono e non aspettiamo che di rivederle).

Il Museo della Montagna è sul Monte dei Cappuccini, è aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 18; il biglietto d'ingresso costa 10 euro, ridotto 6 euro, gratuito per i possessori dell'Abbonamento Musei. Nelle sale è vietato fare foto: "Possono essere fatte solo verso l'esterno" dice il personale gentilissimo. Un vero peccato.



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