La notte che verrà, installazione itinerante di luci e suoni per la rinascita della Dora

Un'installazione di luci e suoni che il 28 luglio 2021 dalle ore 22 percorrerà entrambe le rive della Dora, dal Campus Einaudi al Parco Dora, per celebrare il via a 19 progetti che cambieranno il volto ai quartieri che vi si affacciano, migliorando la qualità della vita dei residenti. La notte che verrà , questo il suo nome, " trasporterà, cullata dal fiume, le voci, le lingue e le storie narrate dagli abitanti dei quartieri lungo il suo corso" spiega il comunicato stampa "I ponti di luce, trasportati da veicoli 100% elettrici, si muoveranno lungo gli argini del fiume e andranno a valorizzare, grazie al disegno luminoso, i luoghi simbolo dei quartieri. Sarà una coreografia in movimento che toccherà i ponti Carpanini, Livorno e Washington; che visiterà il Parco Dora, la Biblioteca Italo Calvino, il Campus e Borgo Dora, tutti luoghi simbolo di inclusività e condivisione. Ponti di luce tra le persone che condividono uno spazio sia reale, sia interiore. Al termine del pe

Quella sontuosa carrozza disegnata da Filippo Juvarra per Vittorio Amedeo II

Nel 2014, Torino celebra i 300 anni dall'arrivo dell'architetto che più di tutti ha segnato il suo immaginario e il suo territorio: Filippo Juvarra.

Su Rotta su Torino è già stato scritto come Palazzo Madama abbia deciso di celebrare l'anniversario offrendo la possibilità di fare colazione tutte le mattine, dal martedì al sabato, dalle 7.30 alle 9.30, nel suo caffè, collocato in uno dei più fascinosi spazi juvarriani dell'edificio, la veranda dell'angolo settentrionale, rivolto verso Palazzo Reale e la chiesa di San Lorenzo. Per salire fino alla veranda, essendo ancora chiuso il Museo, si usa il grande scalone d'onore, uno dei più belli, sontuosi ed eleganti di Torino, firmato dal grande Filippo (se visitate Torino, non potete non salire su questo scalone, che magnifica la luce, riempie di stupore e racconta la Torino che rende noi torinesi orgogliosi).

Tutti sappiamo che Filippo Juvarra arrivò a Torino dopo il Trattato di Utrecht, che trasformò il Ducato di Savoia in Regno di Sicilia. Durante il viaggio compiuto nell'allora lontana isola, per accettarne la Corona, Vittorio Amedeo II venne a sapere di questo giovane abate, che apparteneva a una famiglia di argentieri di origine spagnola, era appassionato d'arte e architettura e aveva lavorato a Lucca, a Firenze e a Roma. Ma come si conobbero i due? A metterli in contatto fu una carrozza.

Il giovane architetto fu segnalato al nuovo Re per il suo talento grafico. Talento che stupiva i contemporanei, come si legge nella Vita del cavaliere Filippo Juvarra, di autore anonimo, ma attribuita a suo fratello Francesco. A Roma, Carlo Fontana, che Filippo considerò suo maestro per tutta la vita, lo prese nel suo studio avendogli chiesto come prova d'esame il disegno di un capitello ed essendo rimasto colpito dalle sue straordinarie capacità di disegno. Una qualità, questa, di cui Juvarra doveva essere estremamente sicuro se, racconta ancora l'autore della Vita, al suo primo incontro con Vittorio Amedeo, invece di portare disegni già realizzati, per mostrare idee e talento, aveva con sé toccalapis e tiralinee, per disegnargli seduta stante qualunque cosa avesse voluto. E Vittorio Amedeo II volle una carrozza di eccezionale bellezza, in grado di stupire i palermitani e i siciliani tutti, perché sarebbe stata la carrozza con cui sua moglie, la regina Anna, avrebbe fatto ingresso nella capitale dell'isola. La carrozza è andata perduta, ma le descrizioni arrivate a noi riportano che era di una magnificenza "senza pari in Europa" e che fu utilizzata da ben sei regine di Sardegna: Anna, che fu la prima, quindi Cristina, Polissena ed Elisabetta, mogli di Carlo Emanuele III, Maria Antonia, moglie di Vittorio Amedeo III, e Clotilde, moglie di Carlo Emanuele IV.

Peccato averla perduta, non avrebbe sfigurato nella bella mostra che la Reggia di Venaria, suo capolavoro, ha dedicato nei mesi scorsi allo sfarzo e al fascino fiabesco delle Carrozze Reali.

Il disegno sontuoso di questa carrozza convinse re Vittorio Amedeo II a portare Filippo Juvarra con sé a Torino, per affidargli la trasformazione della città, da capitale di un Ducato transalpino a capitale di un Regno ambizioso. Il primo incarico per il giovane messinese era già pronto: la realizzazione della Basilica di Superga, con cui re Vittorio Amedeo manteneva fede al voto fatto alla Madonna, in occasione dell'assedio di Torino del 1706 e con cui il grande Filippo avrebbe segnato per sempre il profilo delle colline di Torino, l'immaginario e l'idiosincrasia di noi torinesi.

Benedetti siano questi 300 anni, Filippo!


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