Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Torino e la Medaglia d'Oro al Valor Militare

Torino è città Medaglia d'Oro al valor militare ed è stata definita Invitta capitale di una regione guerriera, per la forza e la determinazione con cui si è opposta al nazi-fascismo, durante la Seconda Guerra Mondiale e durante la Resistenza.

La Medaglia le è stata concessa il 29 maggio 1959, con questa motivazione: "Capitale e cuore di una regione guerriera non piegò sotto l'urto ferrigno e per diciannove mesi oppose invitta resistenza all'oppressore sdegnando le lusinghe e ribellandosi alle minacce. Rifiutò compromessi, tregue e accordi indegni che avrebbero offuscato la limpidezza delle sue nobili tradizioni e si eresse, con la stessa fierezza dei padri, nuovo baluardo alla continuità e all'intangibilità della Patria. Centro pulsante di vitale linfa, alimentò le sue formazioni partigiane che, senza distinzione di parte, nel piano, sui monti e per le valli opposero i petti dei giovani figli alle dilaganti orde che non riuscirono a portare il ludibrio nelle contrade, nelle case, nelle officine, ove lavoro e onore erano atavico vessillo d'onesta fede e di sacro amore di Patria. Tutto il suo popolo in armi, dopo aver fieramente rifiutato, nonostante minaccia di nuovi massacri e distruzioni, il libero passo al nemico in ritirata, unito in un supremo sforzo che fece di tutti i cuori, un solo cuore pulsante del più nobile ardore, travolgeva ed abbatteva per sempre la tracotanza nazifascista. 11 impiccati, 271 fucilati, 12.000 arrestati, 20.000 deportati, 132 caduti e 611 feriti in fatti d'arme, sono il sublime contributo di sangue e di martirio sacro patrimonio alle generazioni future che ha infiorato la dura e radiosa via della redenzione e della libertà. 8 settembre 1943-25 aprile 1945".

Probabilmente, dato il passato sabaudo e austero, non bisognerebbe meravigliarsi, ma mi ha sempre impressionato la laicità di Torino, città che ha dato i natali o un riparo a grandi maestri del pensiero liberale e socialista; città che ha detto no ai dogmi, ma non all'impegno in favore degli altri, anche se animato da un profondo spirito religioso; città che ha rifiutato il fascismo, anche nelle sue forme più moderne (e infatti non è stata amata dai suoi leaders); città, che, viene sempre in mente, "sarebbe la stessa senza l'Italia, ma l'Italia senza Torino non sarebbe la stessa".

11 impiccati, 271 fucilati, 12.000 arrestati, 20.000 deportati, 132 caduti e 611 feriti in fatti d'arme. Non dimentichiamoli, non dimentichiamolo mai.


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