Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Quando si andava in spiaggia sul Po

Oggi bagnarsi nelle acque dei fiumi di Torino è severamente vietato dalle leggi (e dovrebbe esserlo anche dal buonsenso). Ma tutti i torinesi hanno probabilmente un genitore o un nonno che ricorda quando si andava sulle rive della Stura, del Sangone o del Po e si passava la giornata come se si fosse in spiaggia. Si faceva anche il bagno, facendo molta attenzione, a causa dei mulinelli. La mia famiglia materna usava andare sulla Stura, su Rotta suTorino si è parlato del tram 41, che portava i torinesi sulle rive del Sangone, cantante anche da Gipo Farassino.

Ma i torinesi raggiungevano anche il Po, dove c'erano anche veri e propri stabilimenti balneari, collocati prima del Parco del Valentino, verso Moncalieri. Più a valle, in città, c'erano le attività del grande fiume, i canottieri, i pescatori, le lavandaie e, si può immaginare, anche le fogne cittadine. Questo spiega perché i bagni si facessero a monte. Le spiagge erano in genere non attrezzate, ma c'erano anche veri e propri lidi, i più famosi dei quali, sul lato di corso Moncalieri, erano i Bagni Lido Savoia, dotati di ogni comfort, cabine e docce compresi. Sul lato opposto, all'altezza di corso Spezia, c'era il Lido Spezia, anch'esso dotato di cabine e docce. Quest'ultima è stata la spiaggia torinese sul Po che ha resistito più a lungo, addirittura fino a dopo Italia 61, per la cui costruzione le altre spiagge furono mano a mano cancellate. Negli anni 60, però, in pieno boom economico, presenza o non presenza delle spiagge in città, i torinesi iniziarono a frequentare le spiagge liguri, grazie anche alle automobili, che iniziarono a essere uno degli status symbol irrinunciabili del nuovo benessere.

Ma l'idea di una spiaggia in città non ha mai lasciato l'immaginario torinese: l'anno scorso il Comune ha tentato l'esperimento ai Murazzi, con una spiaggia artificiale dotata di sdraio e docce e con il divieto assoluto di balneazione, perché il Po non è quello di 50 anni fa. Torino come Parigi scrissero i media lo scorso anno, per lanciare la spiaggia dei Murazzi. No, niente Parigi, Torino come la Torino di buona parte del XX secolo.

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