Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Il no di Augusta Taurinorum a Massenzio. E la Croce sul Monte Musinè

In hoc signo vinces, non bisogna aver studiato latino per conoscere questa frase e il suo significato. Siamo nel 312 dopo Cristo, l'anno della battaglia finale tra Costantino e Massenzio, per assicurarsi il controllo dell'Impero ormai declinante. Nell'impero vige la Tetrarchia, voluta dall'Imperatore Diocleziano: ai due Augusti sono affiancati due Cesari, con una divisione geografica di potere che permette una certa stabilità nell'Impero sempre più inquieto.

I problemi sono iniziati nel 306, alla morte dell'Augusto Costanzo Cloro, padre di Costantino: l'esercito di Britannia proclama Costantino come nuovo Augusto, ma l'Augusto d'Oriente Galerio, non apprezza e offre a Costantino di diventare proprio Cesare. Costantino accetta e lascia il titolo di Augusto d'Occidente a Severo; ma a Roma, si fa acclamare come nuovo Augusto anche Massenzio, figlio di Massimiano Erculio, che fu Augusto d'Occidente ai tempi di Diocleziano. I pretendenti al trono sono troppi e l'Impero precipita nella guerra civile, dopo gli anni di relativa stabilità garantiti dalla Tetrarchia.

Per liberarsi di Massenzio, nel 311 Costantino raduna un grande esercito, formato anche dai barbari del Nord, e decide di raggiungere Roma. Attraversate le Alpi, si trova davanti Augusta Taurinorum. Ma tra il suo esercito e la città ci sono gli uomini di Massenzio, decisi a difendere Roma e l'Italia dalle ambizioni dell'Augusto proveniente dal nord. L'esercito di Massenzio è dotato di armi pesanti e si muove a cuneo. Sono caratteristiche che non sfuggono a Costantino, che dà ordine ai suoi di disporsi su un fronte molto largo, in modo da poter chiudere e circondare il nemico e tagliargli ogni via di fuga. E poi al resto pensano i taurinenses: quando gli uomini di Massenzio sopravvissuti alla battaglia chiedono rifugio alla città, Augusta Taurinorum chiude loro le porte in faccia, lasciandoli alla mercé dei vincitori, e apre, di fatto, le porte dell'Italia a Costantino.

Superata la città, l'Augusto della Britannia entra in Mediolanum, batte di nuovo l'esercito di Massenzio a Verona e quindi si dirige verso Roma, dove batte definitivamente Massenzio, nella leggendaria battaglia del Ponte Milvio, che apre all'Impero l'ultima fase di stabilità e ai Cristiani la libertà di professare il proprio culto.

Le vittorie di Costantino sono strettamente legate al Cristianesimo, a cui si converte grazie alla madre Elena e a una serie di segni raccontati dal suo biografo Eusebio da Cesarea. Raccolto in preghiera, prima della battaglia, Costantino avrebbe avuto una visione: in cielo gli sarebbe apparsa una croce luminosissima, con la scritta In hoc signo vinces (traduzione latina del greco Εν Τουτῳ Νικα, con questo vinci). Non si sa dove l'imperatore avrebbe avuto questa visione, perché Eusebio non lo riporta, la tradizione colloca la visione alla vigilia della battaglia del Ponte Milvio, ma c'è anche una leggenda che dice che la croce apparve a Costantino sul monte Musinè, che chiude la Valle di Susa e apre alla Pianura Padana, arrivando dalla Francia, alla vigilia della battaglia di Torino. Proprio per ricordare questa visione, sul Monte Musinè c'è una grande croce, visibile anche da Torino, con un buon binocolo, che riporta, In hoc signo vinces. A perpetuo ricordo della vittoria del Cristianesimo contro il Paganesimo riportata in virtù della Croce nella valle sottostante in principio del Secolo IV


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