Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

A Mirafiori Sud, la prima città giardino di Torino

Nei primi decenni del Novecento, anche Torino si invaghì delle garden cities di provenienza britannica. In Gran Bretagna si era affermata la costruzione di piccoli quartieri, satelliti delle grandi città, immersi nel verde, con piccoli giardini ed edifici di piccole dimensioni. Era una filosofia per l'epoca innovativa: lontano dalla pazza folla delle città imbruttite dall'industrializzazione, ma non così lontano da non godere dei vantaggi della vita urbana e, allo stesso tempo, dotate di giardini e spazi in cui esaltare la salubre vita all'aperto e la sua tranquillità. La prima città giardino di Torino fu costruita a Mirafiori Sud, negli anni 20. In quei decenni, Mirafiori Sud era davvero tutta campagna: lo stabilimento della Fiat era di là di venire e le attenzioni della grande fabbrica erano concentrate al Lingotto, dove stava per costruire il suo grandioso edificio fordista.

Tra le attuali via Biscaretti di Ruffia e via Monte Sei Busi, con via Plava come una sorta di asse centrale, furono costruite diciannove villette uni o bifamiliari, dotate di piccoli giardini e piccoli orti. Le realizzò l'Ente Nazionale della Città Giardino, nato per portare anche in Italia la filosofia britannica delle garden cities. Lo stile di queste case è elegante e gradevole, ispirato al liberty, che si era affermato a Torino nel decennio precedente: le cornici presentano motivi floreali e greche di ricordo classico, i balconi sono in ferro battuto, i portoncini sono incorniciati da reminiscenze di gusto classico.

Non tutte le diciannove villette realizzate negli anni 20 sono arrivate a noi. Negli anni 60, Mirafiori Sud fu scelto per le costruzioni popolari dell'emergenza abitativa causata dalle grandi emigrazioni dal nostro Sud. Furono demolite numerose villette, per costruire i grandi caseggiati che ancora oggi caratterizzano l'area, ma le sopravvissute possono essere ancora ammirate, tra via Plava e le sue vie trasversali. Molti edifici sono stati ristrutturati, presentano deliziosi colori pastello, che in alcuni casi sottolineano gli elementi architettonici; i giardinetti sono in genere curati, con grandi cespugli di ortensie e di rose, con piccoli alberi da frutta, che parlano di un relativo benessere e di una vita, che, nel suo piccolo, è rimasta fedele all'idea originaria di ritmi campestri nei pressi della grande città. Si passeggia tra queste stradine, lontane dal grande traffico di corso Unione Sovietica, si respirano quiete e pace, mentre, di tanto in tanto, tra le siepi e i tetti, fanno capolino i casermoni degli anni 60 e le Alpi.

Bello che ci siano ancora testimonianze di quel sogno che furono le garden cities, bello, di tanto in tanto, immergersi nelle mille anime di Mirafiori Sud, che smentiscono gli stereotipi.