Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Quando c'era il canale della Ceronda e si divideva in due rami

La pianura piemontese è attraversata da numerosissimi torrenti, che scendono dalle Alpi, alla ricerca del grande fiume. Il primo a mettere ordine in questa rete di corsi d'acqua è stato il duca Emanuele Filiberto, che, nel XVI secolo, decise di ricostruire l'economia del Ducato rilanciando l'agricoltura, attraverso la canalizzazione di molti torrenti; l'opera arrivò poi al suo culmine nel XIX secolo, con la razionalizzazione che Camillo Benso di Cavour impose all'agricoltura piemontese, con la costruzione di canali che ancora adesso attraversano la pianura padana piemontese.

La Ceronda è un torrente che nasce sulle Alpi e si unisce alla Stura di Lanzo, a Venaria Reale, dopo essere passato nel Parco della Mandria (il Ponte Verde, che dà accesso al Parco da Venaria, alle spalle delal Reggia, è proprio sulla Ceronda). E' un torrente che ha avuto anche una grande importanza economica per lo sviluppo delle industrie della Torino settentrionale. Nel XIX secolo, si decise infatti di captare parte delle acque, attraverso il Canale Ceronda: da Venaria Reale, il Canale arrivava fino a Lucento, area industriale per eccellenza, e da qui si divideva in due; una parte arrivava all'attuale corso Mortara, percorreva Lungodora Firenze per poi versarsi nel Canale Regio Parco e, quindi, nella Dora; l'altro ramo superava la Dora Riparia, seguiva corso Regina Margherita e via San Donato, alimentando le industrie presenti in quest'area, e si versava poi nel Po, all'altezza di via degli Artisti. I due canali non sono più utilizzati, sono in larga parte sotterrati, ma rimangono tracce della loro presenza anche in superficie.

Se passate per via Pianezza, per esempio, potete vedere, all'altezza di via Borsi (tra corso Potenza e la chiesa dei Santi Bernardo e Brigida), la casa del ripartitore della Ceronda; qui, infatti, c'era la divisione del canale nei due rami e qui avvenivano i controlli sulla distribuzione delle acque. E' scomparsa la traccia della divisione del canale, è rimasta, come memoria visibile, questa casa di stile ottocentesco, immersa in un giardino, che nessuno noterebbe, se non sapesse.