Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

Quando a Torino non volevamo la Mole Antonelliana

Provate a chiedere a un torinese quale sia l'edificio che più identifica la sua città. La risposta sarà unanime (o con percentuali bulgare): la Mole Antonelliana! Le siamo tutti sinceramente affezionati, la cerchiamo in tutti gli skyline cittadini, dagli aerei che sorvolano Torino, dai punti più alti che circondano la città: la Mole è Torino, è casa. La amiamo talmente tanto che esigiamo che nessun nuovo edificio osi superarla in altezza. Persino Renzo Piano, autore del grattacielo di Intesa San Paolo, ha dovuto sottostare a questa ferrea regola non scritta, su cui i torinesi non transigono (almeno nel centro storico): la sua torre, alta 167 metri, è di pochi centimetri più bassa dei 167,5 metri della Mole Antonelliana. Ma.

Sapevate che nel XIX secolo, quando fu costruita, la Mole Antonelliana suscitò più critiche che apprezzamenti? Nacque come sinagoga, poco dopo il riconoscimento del diritto di culto da parte di re Carlo Alberto, ma sin dall'inizio, questo suo ardito slancio verticale, questa guglia fuori proporzione rispetto al centro barocco, suscitarono critiche, perplessità e rifiuto. A questo bisogna aggiungere che il progetto di Antonelli non fu subito chiaro e che veniva 'improvvisato' in cantiere; durante i lavori l'architetto novarese decise di aumentare l'altezza della volta e dai 47 metri originari si passò ai 167 finali, sorprendendo gli stessi committenti, che, visto il lievitare dei costi e vista una struttura sempre più audace, preferirono abbandonare i lavori (la sinagoga sorse poi a San Salvario ed è decisamente più tradizionale).

Oltre alle critiche estetiche ci furono dubbi circa la reale stabilità dell'edificio: come poteva una guglia altissima resistere alle tormente e alle pressioni dell'atmosfera? La base della costruzione, infatti, era piuttosto ridotta, vista l'altezza della costruzione e il suo slancio verticale: una base troppo piccola per il peso da reggere. Tanto che lo stesso Antonelli si inventò, con la Mole già in costruzione, un sistema di catene e tiranti in ferro, legati ad archi in mattoni, in modo da rafforzare la struttura. I dubbi sulla stabilità furono confermati nel 1953, quando un tornado spezzò la guglia della costruzione (e i nonni torinesi ricordano ancora con emozione quel 23 maggio, quando dallo skyline cittadino scomparve la Mole e fu uno choc per tutti).

Furono critiche, furono perplessità, furono dubbi. Forse è l'indole dei torinesi, su cui sembrano essere d'accordo molti stranieri approdati in città: non amiamo le novità, impieghiamo tanto tempo a farle nostre, amiamo le nostre abitudini e il famoso understatement. Alzi la mano, chi, oggi, immaginerebbe lo skyline di Torino e persino la torinesità, senza la Mole Antonelliana!