La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

Con Casa Giulia, l'Opera Barolo apre all'housing sociale

L'housing sociale è uno dei fenomeni più interessanti di questa nostra epoca. Le disuguaglianze sociali sono in aumento, così come le difficoltà economiche di quella che era un tempo la classe media europea. La casa, che sembrava un'emergenza degli anni delle grandi immigrazioni interne, dal Sud al Nord del Paese, è tornata a essere un'urgenza, date le migliaia di persone che, per la perdita del lavoro o per i redditi troppo bassi, vengono espulse dalle proprie abitazioni. L'housing sociale, nato nel Nord Europa qualche tempo fa e introdotto negli ultimi anni anche in Italia, offre una risposta temporanea a chi ha perso la casa e sta ricostruendo la propria vita. A Torino ci sono già diverse esperienze di questo tipo, in una collaborazione tra pubblico e privato sempre meno inedita.


Nel weekend, il 24 ottobre 2015, è stata inaugurata l'Housing Sociale Giulia, una residenza temporanea realizzata tra via Cottolengo e via Cigna dall'Opera Barolo, in concorso con altre realtà cittadine, all'interno di quella che è una vera e propria cittadella torinese della solidarietà e della pietas. A poca distanza dal complesso dell'Opera Barolo, attiva dal XIX secolo, grazie al lavoro instancabile degli ultimi marchesi di Barolo, Tancredi e Giulia, ci sono infatti il Cottolengo e il Sermig, entrambi impegnati, anche loro, a offrire assistenza e aiuto alle fasce più disagiate della società.

Casa Giulia conta su 48 appartamenti, tutti belli e ben arredati, che saranno destinati a persone in difficoltà per un massimo di 18 mesi; oltre alle residenze temporanee ci sono spazi di accoglienza e servizi comuni per gli abitanti. E non solo, ci saranno anche assistenza e percorsi per aiutare le persone a reinserirsi nel mondo del lavoro. Per questo Casa Giulia si rivolge sì a persone con redditi bassi, ma anche "con un alto potenziale personale e una significativa intenzionalità a riconfigurare se stesse in vista di un miglioramento della condizione lavorativa".


Le parti in comune, dalla hall fino ai corridoi, sono abbellite da un immenso wall painting, Rhythm and Form, firmato dall'artista inglese David Tremlett, con la collaborazione degli studenti dell'Accademia delle Belle Arti di Torino; la romena Cornelia Badelita ha invece realizzato il Fiore di Loto, che nasce in acque stagnanti e dal quale sboccia la casa: è il logo dell'Housing. I lavori artistici sono stati curati da Gabi Scardi, una delle massime esperte di arte pubblica in Italia.

Il progetto ha richiesto un investimento di 4 milioni di euro, di cui 900mila finanziati dalla Regione Piemonte; per realizzarlo, l'Opera Barolo si è indebitata, per la prima volta nella sua storia. Una storia che affonda le radici nel XIX secolo, come si diceva, quando i marchesi Tancredi e Giulia, sostenuti da un'incrollabile fede cattolica, hanno iniziato a occuparsi degli ultimi di Torino. Nel 1823, la marchesa comprò un'area da risanare, tra le attuali via Cigna e via Cottolengo, e lì iniziò a realizzare i suoi progetti di accoglienza, che continuano ininterrotti da allora. "La prima casa è il 'Rifugio', il luogo per proteggere e fortificare le donne che provenivano da esperienze tragiche, in primis dalle carceri seguirà il 'Rifugino' per le bambine abbandonate, 'che non avevano nulla e non erano di nessuno'. Duecento persone sottratte ad ingranaggi pericolosi per il loro futuro, la cui vita acquistava un senso con l’istruzione, la professionalizzazione, lo sviluppo delle competenze relazionali e l'incontro pieno e profondo con i principi dell’umanesimo cristiano" spiega il comunicato stampa dell'opera Barolo.

Duecento anni dopo, Housing Giulia si inserisce in questo solco, offrendo accoglienza e aiuto alle persone in difficoltà del nuovo secolo. Per saperne di più, sul lavoro dell'Opera Barolo e sul progetto Housing Giulia, c'è il sito web http://www.operabarolo.it/


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