I vincitori del Photo Contest La Venaria Reale 2021

La IV edizione del Photo Contest La Venaria Reale, che permette agli iscritti di muoversi nella Reggia e nel suo complesso (e quest'anno anche nell'adiacente Castello della Mandria) con poche limitazioni, per fotografare i suoi luoghi secondo la propria sensibilità e i propri gusti, è stata un successo. I 200 posti sono stati raggiunti in solo 39 secondi dall'apertura delle iscrizioni, per darvi un'idea di quanto la manifestazione sia ormai un punto fermo per gli appassionati e quanto fotografare la residenza sabauda sia un obiettivo ambito. Le foto vincitrici del 1° Premio del concorso (sin) e del 2°, firmte rispettivamente da Riccardo Bussano e Luca Prin Svoltasi tra giugno e luglio, la competizione ha adesso i suoi vincitori, che si sono aggiudicati premi per un valore totale di 2000 euro (e finalmente si parla di premi in denaro). La Giuria, composta da Guido Curto, Direttore Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in qualità di esperto di museologia, Massimo

Al Museo Fico, il viaggio di Vanità/Vanitas nella caducità del tempo

Vanità/Vanitas, al Museo Ettore Fico fino al 28 febbraio 2016, è una delle mostre più interessanti e curiose in corso a Torino. L'idea è di analizzare come l'arte abbia interpretato il tema della vanità attraverso i secoli; per farlo si risale fino alle origini della vanità, a quel biblico Vanitas vanitatum et omnia vanitas (Vanità delle vanità, tutto è vanità), che dall'Ecclesiaste ci ammonisce come tutto sia sostanzialmente inutile, "l'esistenza è miserabile e sfocia inevitabilmente nella morte. L'uomo si affatica in una perpetua ricerca della felicità e, sebbene possa godere del legittimo frutto del suo lavoro, è solo per un lasso di tempo troppo breve".


Una visione della vita così oscura poteva avere successo più nell'Europa protestante e calvinista che in quella cattolica e latina, dove il pentimento e il perdono offrono almeno una speranza. E infatti è stato in Olanda che la vanità è entrata prepotentemente nell'arte, con le nature morte e le allegorie sulla caducità dei successi terreni e sull'inesorabilità della morte, ad ammonire i ricchi mercanti fiamminghi. Era una pittura allegorica, dato il rifiuto della Riforma Protestante per le immagini religiose. E le allegorie si diffusero poi in Francia e in Germania, per arrivare finalmente in Spagna e in Italia. Il teschio e la clessidra, i libri sgualciti e persino i gioielli, sono tutti simboli, allegorie, per riflettere sulla fragilità della vita umana, sull'inutilità delle sue rincorse sul cerchio continuo tra vita e morte.


La mostra riflette su questi temi in modo originale, con due sezioni che si rimandano continuamente, Il silenzio delle cose, che propone i grandi pittori dell'arte europea del XVI-XVIII secolo, e Non la parola fine ma la fine delle parole, con opere di grandi artisti contemporanei provenienti dalla donazione di Renato Alpegiani. E' un rimando continuo, una contrapposizione neanche silenziosa e un dialogo inaspettato tra i quadri di Evaristo Baschenis, Murillo o Ambrogio Figino, con le opere contemporanee di Carol Rama o Stefano Arienti. Fino ad arrivare alla vanità più recente, quella che celebra la bellezza fisica degli atleti più famosi, fotografati da Fred Goudon nella mostra Corpi atletici. Dieux du Stade, come se fossero gli dèi di questi anni, mentre, poco più in là, le severe allegorie del Seicento ammoniscono anche sulla caducità dei corpi splendenti. E poi c'è l'ultima sfida, l'opere site-specific di Luca Pozzi, con la scienza come ultima frontiera della vanità umana: The Messangers of Gravity è stato realizzato grazie alla collaborazione dei ricercatori del CMS Experiment-CERN e ha come protagonista il Compact Muon Solenoid, che esamina le infinite collisioni di materia nel più grande acceleratore di particelle al mondo, mentre si cerca risposta ai misteri dell'Universo. Non è forse l'ultima delle vanità?



Vanità/Vanitas è una mostra di riflessioni continue su temi eterni, che trovano risposte solo temporanee e spesso più inquietanti che appaganti. E spinge a considerare sul serio la proposta del Museo Ettore Fico anche la sua sede, simbolo della fragilità delle cose umane e sulle scadenze che tutti dobbiamo inesorabilmente affrontare: un grandioso edificio che fu industriale trasformato in uno splendido e luminoso percorso culturale, il tempo che passa, che obbliga a un finale e che poi rinasce e porta nuovi orizzonti, anch'essi con data di scadenza, un circolo continuo, che si rinnova continuamente e che cerca soluzione anche nella vanità, in fondo.


Vanità/Vanitas è al Museo Ettore Fico, in via Francesco Cigna 114 fino al 28 febbraio 2016. L'orario di apertura è da mercoledì a venerdì ore 14-19; sabato e domenica ore 11-19. Il prezzo del biglietto è 10 euro, ridotto 8 euro (over 65 ed enti convenzionati), 5 euro dai 13 ai 26 anni; gratuito fino a 12 anni, MEF Friends, giornalisti accreditati, persone con disabilità ed eventuale accompagnatore, possessori di Torino+Piemonte Card. Il sito web del Museo, per tutte le info, è www.museofico.it.


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