Tre visite al cantiere di restauro della Fontana del Nettuno di Villa della Regina

L'ingresso a Villa della Regina, la residenza sabauda più panoramica di Torino, avviene attraverso un lungo viale, in salita, chiuso dal grandioso Grand Rondeau, al cui centro c'è la Fontana del Nettuno. È affiancata da due monumentali scalinate laterali simmetriche, disposte a tenaglia, mentre lo sguardo è già attirato dalla villa, finalmente a due passi. Le simmetrie scenografiche, l'asse visuale, la meraviglia sono tutti elementi del barocco torinese che trovano espressione in questa residenza. Saranno ancora più leggibili dopo il restauro delle sculture della fontana, che parte in questi giorni e che avviene grazue al lavoro degli studenti del primo anno del settore di specializzazione in Materiali lapidei e derivati; Superfici decorate dell'architettura del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino, in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale&q

Quando c'era il vecchio ponte sul Sangone

Come sanno gli architetti di corte, che nel XVII secolo costruirono il Castello di Mirafiori in una delle sue anse, il Sangone ha sempre avuto l'irruenza dei torrenti. Fu una delle sue inondazioni a far seppellire ogni tentativo di recupero del Castello, fu una delle sue inondazioni a cambiare per sempre l'immagine della lunga arteria che da Torino raggiunge Stupinigi.

Il lungo viale che dal centro città portava alla Palazzina di Caccia aveva un piccolo ponte sul Sangone, con una sola carreggiata e una corsia per ogni senso di marcia; c'era anche un binario della linea 41, che da Torino arrivava fino a Stupinigi; proprio dopo il ponte, in direzione della Residenza Sabauda, il binario si sdoppiava, in modo da consentire il capolinea e il cambio di senso di marcia della vettura. Il 41 era utilizzato dai torinesi che, non potendo permettersi la vacanza al mare, andavano in spiaggia sulle rive del Sangone.

L'inondazione del 1961 si portò via il ponte e le autorità ne approfittarono per dotare il viale di una struttura più adeguata ai nuovi tempi e alle dimensioni che Torino, città industriale e dell'auto, stava assumendo, con aumento della popolazione e del traffico. Non solo. Per mettere in sicurezza il Sangone e impedire che le sue piene danneggiassero i dintorni, fu anche distrutta la spiaggia e, di conseguenza, il mondo che le girava intorno.


Molto è cambiato da quel 1961: il rapporto con il torrente, diventato più freddo e lontano, e l'importanza del viale, diventato ormai strada a scorrimento veloce. Si è persa la varia umanità che attraversava il ponte tutti i giorni (e sorprende quanto fosse frequentato, a piedi e in bicicletta). Rimane, immutato, il fascino della Palazzina di Caccia, che mano a mano si avvicina, con lo straordinario senso della prospettiva di Filippo Juvarra.

Le foto, da Torino sparita di skyscrapers.com e da Street View di Google Earth.



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