Tre visite al cantiere di restauro della Fontana del Nettuno di Villa della Regina

L'ingresso a Villa della Regina, la residenza sabauda più panoramica di Torino, avviene attraverso un lungo viale, in salita, chiuso dal grandioso Grand Rondeau, al cui centro c'è la Fontana del Nettuno. È affiancata da due monumentali scalinate laterali simmetriche, disposte a tenaglia, mentre lo sguardo è già attirato dalla villa, finalmente a due passi. Le simmetrie scenografiche, l'asse visuale, la meraviglia sono tutti elementi del barocco torinese che trovano espressione in questa residenza. Saranno ancora più leggibili dopo il restauro delle sculture della fontana, che parte in questi giorni e che avviene grazue al lavoro degli studenti del primo anno del settore di specializzazione in Materiali lapidei e derivati; Superfici decorate dell'architettura del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino, in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale&q

Gli spazi in attesa di futuro, fotografati all'Urban Center Metropolitano

Se in questi giorni passate sotto i portici di piazza Palazzo di Città, lato nord (quello verso Porta Palazzo, insomma), alzate lo sguardo e non perdetevi le fotografie della bella mostra Spazi in attesa, che ha il suo culmine all'Urban Center Metropolitano, in piazza Palazzo di Città 8f. Appese alle volte dei portici, ci sono immagini di spazi torinesi abbandonati, fotografati da Bruna Biamino. Si tratta di vecchi stabilimenti industriali, antichi conventi, caserme e palazzi che hanno conosciuto epoche di gloria e poi sono stati lasciati all'incuria del tempo, in attesa di nuove destinazioni.


C'è sempre poesia nei luoghi abbandonati, nelle cose che sono state, in quelle che si sono perse, in quelle che sarebbero potuto essere e non sono state. C'è come un momento di sospensione, di attesa, per l'appunto, che Bruna Biamino ha colto con dolcezza. Non si rimane indifferenti davanti ai paesaggi post industriali, alle grandi architetture del Novecento e alle cascine invase dalla sterpaglia. È un patrimonio che appartiene a Torino e che Torino deve decidere come usare, non riuscendo però, nel frattempo, a evitarne la decadenza. Al vedere le immagini dell'ex Berto Lamet, a Mirafiori, o delle ex Acciaierie Mandelli di Collegno, mi viene sempre in mente quello che mi aveva detto l'architetto Alessandra Coscia dello studio GRANMA Architetti Associati, ricordando le emozioni della prima volta in cui era entrata nell'ex SNOS, di cui avrebbero curato la riqualificazione: "Lì era passata la storia del lavoro di questa città!" Ed è passata la storia del lavoro, insieme a tante storie di vita anche in quegli stabilimenti e in quei luoghi, in attesa di una nuova destinazione e di una nuova vocazione.


La loro attesa ha una malinconia vagamente leopardiana, ma è anche un monito per noi, che ne abbiamo la responsabilità e dobbiamo decidere consapevolmente cosa fare di tanto patrimonio, che racchiude tante storie.

Spazi in attesa è aperta fino al 22 marzo 2017, sia sotto i portici di piazza Palazzo di Città che nella sede dell'Urban Center Metropolitano (l'ingresso è gratuito, l'orario di apertura è da martedì a sabato ore 11-18).


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