La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

Gli spazi in attesa di futuro, fotografati all'Urban Center Metropolitano

Se in questi giorni passate sotto i portici di piazza Palazzo di Città, lato nord (quello verso Porta Palazzo, insomma), alzate lo sguardo e non perdetevi le fotografie della bella mostra Spazi in attesa, che ha il suo culmine all'Urban Center Metropolitano, in piazza Palazzo di Città 8f. Appese alle volte dei portici, ci sono immagini di spazi torinesi abbandonati, fotografati da Bruna Biamino. Si tratta di vecchi stabilimenti industriali, antichi conventi, caserme e palazzi che hanno conosciuto epoche di gloria e poi sono stati lasciati all'incuria del tempo, in attesa di nuove destinazioni.


C'è sempre poesia nei luoghi abbandonati, nelle cose che sono state, in quelle che si sono perse, in quelle che sarebbero potuto essere e non sono state. C'è come un momento di sospensione, di attesa, per l'appunto, che Bruna Biamino ha colto con dolcezza. Non si rimane indifferenti davanti ai paesaggi post industriali, alle grandi architetture del Novecento e alle cascine invase dalla sterpaglia. È un patrimonio che appartiene a Torino e che Torino deve decidere come usare, non riuscendo però, nel frattempo, a evitarne la decadenza. Al vedere le immagini dell'ex Berto Lamet, a Mirafiori, o delle ex Acciaierie Mandelli di Collegno, mi viene sempre in mente quello che mi aveva detto l'architetto Alessandra Coscia dello studio GRANMA Architetti Associati, ricordando le emozioni della prima volta in cui era entrata nell'ex SNOS, di cui avrebbero curato la riqualificazione: "Lì era passata la storia del lavoro di questa città!" Ed è passata la storia del lavoro, insieme a tante storie di vita anche in quegli stabilimenti e in quei luoghi, in attesa di una nuova destinazione e di una nuova vocazione.


La loro attesa ha una malinconia vagamente leopardiana, ma è anche un monito per noi, che ne abbiamo la responsabilità e dobbiamo decidere consapevolmente cosa fare di tanto patrimonio, che racchiude tante storie.

Spazi in attesa è aperta fino al 22 marzo 2017, sia sotto i portici di piazza Palazzo di Città che nella sede dell'Urban Center Metropolitano (l'ingresso è gratuito, l'orario di apertura è da martedì a sabato ore 11-18).


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