Tre visite al cantiere di restauro della Fontana del Nettuno di Villa della Regina

L'ingresso a Villa della Regina, la residenza sabauda più panoramica di Torino, avviene attraverso un lungo viale, in salita, chiuso dal grandioso Grand Rondeau, al cui centro c'è la Fontana del Nettuno. È affiancata da due monumentali scalinate laterali simmetriche, disposte a tenaglia, mentre lo sguardo è già attirato dalla villa, finalmente a due passi. Le simmetrie scenografiche, l'asse visuale, la meraviglia sono tutti elementi del barocco torinese che trovano espressione in questa residenza. Saranno ancora più leggibili dopo il restauro delle sculture della fontana, che parte in questi giorni e che avviene grazue al lavoro degli studenti del primo anno del settore di specializzazione in Materiali lapidei e derivati; Superfici decorate dell'architettura del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino, in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale&q

Quattro giorni a Roma: luoghi da vedere, impressioni ed emozioni

Chi segue Rotta su Torino anche su Instagram magari lo sa già: recentemente sono stata quattro giorni a Roma. Erano anni che non tornavo nella capitale, dove sono stata spesso per la mia tesi di laurea in Architettura, dedicata a Villa Adriana a Tivoli. Questa vacanza romana è anche l'occasione per aprire una nuova sezione su Rotta su Torino, in cui raccontare impressioni di viaggi fuori città, siano nel Piemonte o altrove; non avrà un aggiornamento costante, ma mi piace l'idea che ci sia uno spazio in cui raccontare impressioni ed emozioni di viaggi. E Roma mi sembra una bella città per esordire.


C'è un rito che mi piace compiere in tutte le città in cui sono già stata, per sentirle in qualche modo mie e non sentirmi una turista più o meno gradita: passare a dire ciao a tutti i luoghi che amo di più quando arrivo e fare lo stesso giro prima di partire. L'ho ripetuto anche a Roma: a Trinità dei Monti, la prima volta di uno degli incubi della mia quattro giorni romana, i venditori di aste per i selfie, che sono ovunque, sono insistenti e fanno odiare chiunque si faccia un selfie con quei dannati arnesi. Poi la discesa lungo la scalinata recentemente restaurata, la Barcaccia ripulita, piazza di Spagna e via del Babuino, per raggiungere piazza del Popolo. A piazza del Popolo, il primo contatto con una delle realtà di questi giorni: le camionette dei militari e i giovani soldati in divisa armati, a vegliare sulla nostra sicurezza; li ho incontrati anche a San Pietro, a Santa Maria Maggiore, a San Paolo fuori le Mura, ai Fori Imperiali e in qualunque luogo turistico. Non fanno paura, al contrario, danno sicurezza, fanno comunque sentire in una città che ti accoglie e veglia su di te e suscitano un bel senso di gratitudine. Il mio giro di saluto passa per via del Corso, si addentra nelle viuzze per raggiungere il Pantheon e dire ciao ad Adriano (sì, mi ricordo ancora le tecniche costruttive della cupola) e ai sovrani d'Italia, e finisce inevitabilmente a piazza Navona. Di lì, Campo de' Fiori, largo di Torre Argentina, a cercare il luogo esatto in cui i congiurati uccisero Giulio Cesare, piazza Venezia e i Fori Imperiali. Non mancherei mai a questo mio giro romano.


Intorno a questo minitour irrinunciabile, c'è la Roma che ho scoperto per caso. In via del Corso sono entrata per la prima volta nella Basilica di Sant'Ambrogio e Carlo, costruita nel XVII secolo per la comunità dei lombardi residenti in città: dietro a una tradizionale facciata barocca romana, c'è un interno sorprendente, fastoso e barocco, che richiama San Pietro e non dà all'occhio modo di riposare tra decorazioni, marmi, affreschi che meravigliano, sorprendono e fanno pensare che non bisogna mai saltare neanche una chiesa, a Roma, per quante ce ne siano. E infatti, a poca distanza c'è San Lorenzo in Lucina, che ricorda un po' le basiliche paleocristiane con la sua facciata con piccolo portico (ma il campanile è romanico) e dentro di nuovo il fasto del barocco, con tutte le linee prospettiche che convergono verso il Cristo Crocifisso di Guido Reni, sull'altare. Un'altra bella scoperta di questa vacanza romana è stata la chiesa di Santa Prassede, a poca distanza dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, in via di Santa Prassede 9; ha origini antichissime e nell'abside presenta un trionfo di mosaici dorati, che fanno pensare all'arte bizantina più che alla romana. Dedicherò un post alle chiese da non perdere, famose o meno che siano!


In realtà, però, la principale ragione per cui sono tornata a Roma sono le Terme di Caracalla. Tanti viaggi nella capitale, per una tesi sull'architettura antica, e non aver mai visitato le Terme di Caracalla. Ho finalmente rimediato e sono rimasta stupefatta. La forza di Roma, la padronanza nella gestione della linea curva, la consapevolezza dell'uso dell'architettura nella propaganda imperiale, la grandiosità nelle sale conservate. Ecco grandiosità forse è il termine più adatto per descrivere il succedersi delle sale, i resti dei mosaici, gli archi possenti. L'antica Roma nel suo splendore, a poca distanza dal Circo Massimo, dai Fori Imperiali e da quella Basilica di Massenzio, adesso tutta puntellata a causa della costruzione della Linea C della metropolitana, ma anch'essa vertice della sapienza raggiunta dai romani in architettura. Se volete avere un'altra idea di quanto i Romani fossero geniali nel controllo della linea curva e nella sperimentazione delle potenzialità del calcestruzzo, visitate anche la chiesa di Santa Maria degli Angeli, ricavata da Michelangelo nel frigidarium delle Terme di Diocleziano: le altissime volte a crociera che caratterizzano la chiesa sono originali e fanno pensare a che luogo fastoso dovevano essere le terme romane, tra architettura grandiosa, decorazioni sfarzose e opere d'arte, tra sculture, mosaici e marmi, disperse tra musei e collezioni private. In questo viaggio nella Roma antica, vi segnalo il piccolo itinerario che dal Portico d'Ottavia permette di avvicinarsi al Teatro Marcello: siamo tra la Sinagoga, il ghetto ebraico e i Fori Imperiali e la sovrapposizione di epoche e di culture è così evidente da essere emozionante e struggente.


Roma non lascia mai indifferenti: a una decina d'anni dall'ultima volta in cui l'ho visitata, è molto cambiata. E non in meglio. È soffocata dal turismo: cammini tra i Fori Imperiali e in piazza di Spagna, ma persino in San Pietro, e ti trovi frotte di asiatici con cellulare e asticella in mano a scuotere i capelli e a fare espressioni buffe o fatali da pubblicare sui social con dietro il Colosseo o la Pietà di Michelangelo. È necessario? Passeggiavo per Campo de' Fiori o piazza Navona chiedendomi cosa penserei se Torino fosse così snaturata e umiliata da chi non è interessato alla bellezza e alla storia ed è lì solo per aggiungere un altro tassello alla propria egolatria made in Instagram. È anche tanto caotica e rumorosa, più di quanto ricordassi, con motorini che sbucano ovunque e che sono il vero pericolo, con auto che passano anche nelle cosiddette aree pedonali e chi ci capisce è bravo, con extracomunitari che sbarcano il lunario come possono e come in altre capitali del turismo non sarebbe loro permesso, per il decoro della stessa città. Ma il guaio di Roma è che è la Città Eterna, la Caput Mundi, il tempio della Cristianità. È bella, anche nella sua decadenza, ed è unica, lo sappiamo noi e, purtroppo, lo sanno anche i romani, che la ameranno follemente, ma non la curano quanto dovrebbero. Ne scriverò ancora: quattro giorni a Roma non si raccontano in un solo post.


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