Parigi era viva, che bella mostra al Museo Accorsi-Ometto!

Al Museo Accorsi-Ometto, che si visita sempre meno di quanto si dovrebbe, ha appena aperto una mostra che è una delle belle sorprese dell'autunno torinese. Si intitola Parigi era viva  e offre un bel percorso nella pittura di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, René Paresce, Gino Severini, Mario Tozzi ovvero degli Italiens de Paris , che tra il 1928 e il 1933 hanno indicato la direzione della pittura italiana del Novecento. Curioso pensare che sia stata Parigi a cambiare il destino della pittura italiana novecentesca, ma cosa non ha fatto e quali influenze non ha esercitato la capitale francese nella prima parte del XX secolo sulla cultura europea? I sette italiani erano arrivati a Parigi in tempi diversi, ma in qualche modo si incrociarono proprio in quel quinquennio che la mostra torinese indaga, restituendo, come racconta il comunicato stampa, "il clima artistico, propositivo, dialogante e provocatorio, di un crocevia spazio-tempora

Il Freisa celebra 500 anni e intende superare i confini

Quando Torino non era ancora capitale e il duca Emanuele Filiberto doveva ancora nascere, il Freisa faceva la sua prima apparizione storica. Era il 1517, esattamente 500 anni fa: in un tariffario vennero registrate queste parole: "…pro qualibet carrata fresearorum solidum unum, denarios sex". Le carate delle frese erano vini pregiati e quindi pagati più degli altri. Parente stretto del Nebbiolo, il Freisa celebra i 500 anni in buona salute: "È coltivato quasi esclusivamente in Piemonte, dove interessa una superficie di 854 ettari, quasi il 2% dell’area vitata regionale. I vigneti si estendono dalle colline a sud di Torino, che vanno da Chieri ad Asti, al Casalese alessandrino e in piccole aree della Langa Cuneese, nel Tortonese, nel Pinerolese, Canavese e nei Colli Novaresi. Un vitigno autoctono e poliedrico, le cui uve rosse si prestano a stili di vinificazione profondamente diversi, dando vita a vini frizzanti, secchi, dolci, giovani, ma anche adatti a invecchiare" spiega il comunicato stampa di Freisa 500.


In questi 500 anni di storia, rientrano anche le cosiddette vigne della collina torinese, la più famosa delle quali fu la Vigna di Madama Reale, posta quasi di fronte al Castello del Valentino. "Non si trattava di vere e proprie aziende, ma di case padronali con un appezzamento coltivato a vite e con attrezzate cantine per la vinificazione destinata a coprire il solo fabbisogno della famiglia. Queste vigne, coltivate molto probabilmente a Freisa, erano nominate negli atti pubblici "vinee ultra padum", cioè le vigne oltre il Po. Col tempo e con i passaggi di proprietà divennero delle vigne a tutti gli effetti: l'attività vitivinicola avrebbe marcato la collina sino ai giorni nostri" spiega in un bel post dedicato alla presenza delle vigne nella provincia di Torino www.enotecaregionaletorino.wine.

La festa per i 500 anni del Freisa è iniziata a Vinitaly: per la prima volta, in 500 anni di storia, si sono presentati insieme tutti i produttori del Freisa, con le sue cinque DOC: Freisa di Chieri, Freisa d'Asti, Monferrato Freisa, Langhe Freisa, Colli Tortonesi Freisa. Poi continuerà con un fitto calendario di eventi, in cui saranno protagonisti soprattutto le colline del Torinese e l'Alto Monferrato, storici territori di coltivazione: il 17 e 18 giugno 2017 ci sarà il primo, a Chieri, con Di Freisa in Freisa, che proporrà laboratori, degustazioni e contaminazioni tra musica, letteratura ed enogastronomia. Sarà il primo appuntamento per lanciare una nuova ambizione: "Abbiamo raggiunto un livello qualitativo altissimo, che 50 anni fa non era immaginabile e che oggi la tecnologia rende possibile. Ci troviamo però ad un bivio: serve una nuova generazione che creda in questo vitigno e lo porti avanti, preservandone la tradizione e allo stesso tempo aumentandone la diffusione. Con 500 anni di storia alle spalle, è tempo per il Freisa di valicare i suoi confini" sostengono i presidenti del Consorzio del Freisa di Chieri Luca Balbiano e del Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato Filippo Mobrici.


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