Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

L'asse prospettico tra Palazzo Reale e Porta Nuova, a Torino

E' successo che pochi giorni fa ero a Palazzo Reale e all'uscita, su piazzetta Reale, non ho potuto resistere alla tentazione di una foto verso piazza Castello, perché si potrà vedere 10mila volte, ma il colpo d'occhio di quell'architettura omogenea, con l'asse prospettico chiuso da Porta Nuova, fa sempre il suo effetto e pazienza per la Torre Littoria che non c'entra niente a sinistra. E neanche 48 ore dopo @ludwigcultura ha pubblicato su Twitter una foto del 1904, scattata più o meno dalla stessa posizione (io ero al piano terra, sul portone di Palazzo Reale, la foto dev'essere stata scattata dal primo piano).


È la stessa piazza, si riconosce immediatamente: da un lato la mole di Palazzo Madama con la facciata juvarriana, la cancellata con i Dioscuri di Pelagio Palagi a separare piazzetta Reale e piazza Castello, l'architettura omogenea di piazza Castello. Ma è proprio da quest'architettura che le differenze tra oggi e un secolo fa si fanno evidenti. Il ritmo delle aperture più serrato, la presenza più vistosa degli abbaini, il tratto più marcato delle lesene angolari, un certo sapore più popolare, nelle finestre aperte e nei balconi più abitati. L'assenza della Torre Littoriaun altro senso delle proporzioni della piazza, rendendo più monumentale l'ingresso in via Roma. E anche via Roma, prima dello sventramento e la ricostruzione, sembrava più vivace e forse più popolare, dalle facciate apparentemente più vissute di quanto siano adesso.

Rimane, impeccabile e immutabile, la prospettiva chiusa dalla stazione di Porta Nuova e la statua equestre di Emanuele Filiberto, che, in piazza San Carlo, inguaina ancora la spada, per lasciare la guerra e dedicarsi al suo Ducato. Il più importante asse visuale barocco, quello che guarda verso sud, verso la pianura e l'infinito (non ci sono né le Alpi né la collina a chiuderlo), fa convergere tutte le linee prospettiche sulla statua del suo principe, quello da cui tutto è iniziato, a rendere bellissimo e rassicurante il passare del tempo. Tranquilla, Torino, tutto cambia, puoi sventrare vie e palazzi, circondarmi di auto e poi di turisti, ma io rimango qui, a vegliare perché tu non ti perda mai e possa sempre riconoscerti.


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