La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

I ponti di Spina 3 sulla Dora: come è cambiata la loro immagine

I grandi cambiamenti urbanistici realizzati in Spina 3, diventata un quartiere residenziale, dopo aver ospitato l'industria pesante torinese nel Novecento, hanno cambiato anche la percezione dei ponti sulla Dora. Curiosamente sia il ponte su via Livorno che quello su corso Principe Oddone portano il nome di un sovrano: il primo è dedicato al Beato Amedeo IX, che fu Duca di Savoia nel XV secolo, ma, malato e contemplativo, preferì lasciare il governo all'energica consorte, la Duchessa Jolanda, fino a morire, a soli 37 anni; il secondo porta il nome di re Alberto del Belgio, che fu un appassionato alpinista, fino a morire in un incidente di montagna, nel 1934, e che fu, soprattutto, padre della principessa Maria José, che fu regina d'Italia per un solo mese, a maggio 1946.


A tre arcate, con decorazioni in mattoni e pietra e ringhiera di ghisa, quasi a ricordare le cittadine nordiche, quando il ponte Alberto del Belgio venne costruito, si ergeva solitario, in una Torino che stava conquistando il territorio intorno alla Dora, occupato allora dalle prime industrie e dai primi quartieri operai, non ancora collegati alla città. Negli anni, il ponte venne ampliato e affiancato dalla ferrovia Torino-Milano. Adesso, interrata la ferrovia, c'è un nuovo ponte più ampio e più alto, quello della grande Spina, che da largo Orbassano arriva ormai fino a Stazione Dora (e poi, in un futuro che non sembra lontano, fino a corso Grosseto); il vecchio ponte Alberto del Belgio serve sempre il tracciato originario di corso Principe Oddone, diventato controviale della moderna arteria. Un declassamento? Non è detto, c'è più tempo e più armonia, nel perdersi davanti al panorama suggestivo di Lungodora Napoli.


In via Livorno, il ponte Amedeo IX è stato presto circondato dalle grandi fabbriche della Fiat, della Michelin, dell'industria pesante torinese e la sua leggibilità è sempre stata complicata (non bisogna dimenticare che la Dora era, e continua a essere coperta, dunque, il ponte non era completamente visibile in quanto tale). Una sola campata, con eleganti ringhiere di ghisa affacciate sulla Dora, una volta abbattute le fabbriche, per la costruzione del Parco Dora e del quartiere residenziale che lo circonda, il piccolo ponte ha riacquistato per un breve tempo la sua centralità e il suo protagonismo, anche se ormai inadeguato per il traffico della città. Pochi anni fa, gli è stato costruito accanto un nuovo ponte, più alto, più ampio, dotato di due grandi V a cui sono ancorati i cavi di acciaio che lo sostengono: così il piccolo ponte Amedeo IX, diventato pedonale e dotato di una pista ciclabile, quasi scompare al suo fianco, anche se prediletto da pedoni e ciclisti.

La città cambia, cambia la percezione degli elementi che la compongono.


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