La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

I viali della Torino dell'Ottocento, come i boulevards di Parigi

L'Ottocento è stato un secolo davvero importante per lo sviluppo urbanistico delle città europee. L'industrializzazione, con il conseguente arrivo di masse di diseredati in cerca di futuro dalle campagne in città, la demolizione delle mura, per facilitare l'espansione, la costruzione di nuovi assi viari, per velocizzare i trasporti (e il controllo del territorio), hanno trasformato il volto di città come Parigi, Vienna, Barcellona, finendo con l'influenzare l'immaginario delle altre capitali europee. È successo anche a Torino, che nel suo convulso Ottocento, da Napoleone alla perdita del ruolo di capitale, ha cambiato il suo volto e ha iniziato la sua trasformazione in città industriale.


Tutto è iniziato proprio sotto Napoleone, con la demolizione delle mura. Il dominio francese in città ha portato numerosi cambiamenti, come l'abbattimento della Torre Civica o della galleria che collegava Palazzo Reale a Palazzo Madama, la costruzione del primo ponte di pietra, intitolato poi a re Vittorio Emanuele I, e la realizzazione di una grande esedra alberata tra l'attuale via Po e il fiume. Poi ci sono stati la definizione delle piazze al posto delle porte (piazza Vittorio Veneto, piazza Carlo Felice, piazza Statuto, piazza della Repubblica...), costruite secondo uno schema simile di piazza chiusa di stile francese, con architettura omogenea, chiaramente ispirata agli insegnamenti dei grandi architetti di corte. Nell'espansione della città oltre le mura abbattute, colpisce la gestione del verde: Torino, come poche città italiane, si è dotata di ampi viali, chiaramente ispirati ai boulevards parigini. Non un vero e proprio Ring, come a Vienna, ma è evidente che intorno al centro storico dell'antica capitale sabauda è stato costruito un sistema di viali, a nord corso Regina Margherita e corso San Maurizio, quindi corso Palestro, corso Vinzaglio, corso Vittorio Emanuele II e quindi i lungofiume. E sono ampi viali anche corso Francia, verso Rivoli, corso Vinzaglio con i suoi proseguimenti, corso Duca degli Abruzzi e corso Agnelli, corso Galileo Ferraris e corso Re Umberto, verso sud. Tutti assi viari, che costituiscono ancora oggi l'ossatura della rete stradale cittadina e che furono costruiti per assicurare trasporti veloci e per favorire anche la costruzione di edifici da reddito.


I viali intorno al centro storico furono costruiti anche per favorire le passeggiate dei torinesi, all'ombra dei grandi alberi e in direzione del fiume. Curiosa una cartolina d'epoca di corso San Maurizio, pubblicata tempo fa sul thread Torino Sparita del forum skyscrapercity.com, in cui si vede chiaramente l'ispirazione parigina della sua costruzione: quelli che adesso sono i controviali erano in realtà ampi marciapiedi, in cui i torinesi potevano passeggiare e soffermarsi tranquillamente; le foto d'epoca mostrano un corso Vittorio Emanuele concepito in maniera analoga: quelli che sono adesso i controviali, con tanto di file per i parcheggi, erano in realtà grandi marciapiedi al servizio dei pedoni. Nella trasformazione dei grandi viali in assi viari, si sintetizza la trasformazione della città: non più a misura d'uomo, ma a misura d'auto, non più al servizio di uno stile di vita lento, ma di uno legato al trasporto, all'auto come bene irrinunciabile.

Quando i viali torinesi sono stati costruiti, erano altri tempi, i trasporti erano ancora legati ai cavalli, lo stesso trasporto pubblico avveniva con tram trainati da cavalli, e solo dalla fine del secolo, con le prime vetture a motore, ma l'immagine passata dei viali torinesi e quella odierna degli Champs Élysées invita a riflettere su quello che siamo stati e quello che siamo diventati. Quali che siano le conclusioni di ognuno.


Commenti

  1. I boulevards parigini sono nati dopo i corsi e i viali torinesi. Il Barone Haussmann a Parigi costruì i boulevards negli anni 60 del XIX secolo, a Torino i corsi e i viali c'erano già negli anni 30 del XIX secolo.

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