Torinesi per sempre: chef Carlo Bigi, Torino città cosmopolita a misura d'uomo

  Carlo Bigi, nato a Torino, 34 anni, Executive chef allo Sleepy Hollow Country Club (NY), vive a Greenwich, negli USA Hanno lasciato Torino per amore, lavoro, avventura, ma non si sono liberati di lei. Per questo raccontano la loro Torino da lontano: cosa amano e cosa detestano della città, in cosa si riconoscono e a cosa si ribellano, quali sono i posti che non smettono di frequentare quando tornano e quanto si rimane torinesi inside , anche vivendo altrove. Grazie a tutti loro, per il loro tempo e per il loro affetto che non muore per questa città. C'è bisogno anche di loro, per ripensarla.  - Torinesi inside per sempre? Cosa sente di aver conservato di torinese nel suo bagaglio personale? Assolutamente si, sempre torinese e quasi con l'obbligo di raccontare la città agli stranieri, che purtroppo non la conoscono. Di torinese conservo la riservatezza, non sento il bisogno di informare tutti di tutto quello che mi accade quotidianamente - Torino vista da fuori: la qualit

Nina Tauro: i miei cappelli di stile rétro, da sperimentare anche decontestualizzati

Cappelli di tutti i generi e di tutte le fogge disposti ordinatamente sulle mensole trasparenti. L'Atelier Nina Tauro è il Paradiso delle ragazze di ogni età, che amano questo accessorio così femminile, un tempo indispensabile per completare l'outfit di una donna e oggi relegato quasi solo all'inverno e a qualche cerimonia speciale. E Nina Tauro è una signora gentile, che crea con passione i suoi cappelli e che parla con entusiasmo del suo lavoro; ha un gradevole accento siciliano, ricordo della sua Messina natale, che i tanti anni a Torino non hanno cancellato.

"Sono arrivata a Torino per caso, non sapevo se rimanere o no. Ho abitato per qualche tempo in un residence di Mirafiori Sud, l'impatto con il clima e la città da lì, in quegli anni, non era dei più felici; mi sono poi trasferita dietro la Gran Madre e adesso vivo e lavoro a San Salvario. Se tornerei in Sicilia? Per le vacanze o per passarci qualche mese quando sarò in pensione, ma adesso considero Torino casa mia, è una di quelle città che ti entrano dentro lentamente e che però non ti annoiano, perché ti offrono sempre cose da fare. È cambiata molto in questi ultimi vent'anni".


- Creavi già i tuoi cappelli?
Ho iniziato da ragazzina! Ho sempre indossato i cappelli, da bambina me li metteva ovviamente mia madre, poi dopo non ho più smesso. A Messina mi guardavano strano perché era inusuale; il cappello, è chiaro, non ti fa passare inosservata. Ho iniziato a sperimentare da ragazzina, facendo cappellini all'uncinetto, che solo mia madre poteva indossare, perché il cuore di mamma, si sa, accetta tutto. Avevo i cappelli nel DNA, praticamente.

- Da allora a oggi, c'è un filo conduttore, trovi che ci sia qualcosa che ti abbia sempre ispirato?
Tendo a realizzare cappelli senza disegnare, perché, tra l'altro, non so disegnare. Magari ho in mente qualcosa, ma è proprio mettere il feltro o il materiale che ho scelto sul modello e iniziare a lavorarlo con le mani, che mi fa decidere come procedere; se c'è l'idea è poi la manualità che la adatta e la realizza. Se devo pensare a uno stile, che renda riconoscibile quello che faccio... i miei cappelli abbiano sempre un gusto un po' rétro, che mi arriva dai film che vedevo da ragazza alla tv, quando davano ancora i film in bianco e nero, degli anni 30 o 40, con le protagoniste che indossavano sempre i cappellini, di ogni foggia. Il mio immaginario è quello e in ogni mia creazione, c'è sempre un'idea di quei tempi in cui le donne erano molto femminili, ovviamente arricchita dal gusto contemporaneo.


- Alle torinesi piacciono i cappelli?
Penso di sì, come dicevo, una donna che li indossa non passa inosservata e probabilmente non vuole neanche passare inosservata. L'Atelier è aperto da una decina d'anni e mi sono fatta un'idea delle mie clienti: sono quasi sempre donne che hanno superato i 30-35 anni, che amano evidentemente uno stile un po' retrò, che sono sicure di se stesse e che hanno una cultura medio-alta, e non mi riferisco al titolo di studio, che permette loro di comprendere il valore di un oggetto fatto a mano e pertanto unico. Prima parlavamo di Torino e tra le qualità di questa città c'è quella di essere rimasta a misura delle persone, questo fa sì che le clienti vengono qui, chiacchieriamo, si stabiliscono i rapporti umani; le clienti le conosco e le riconosco e questo scambio è molto bello. Le donne più giovani vengono di meno, magari per i matrimoni o per qualche cerimonia.

- Si usano sempre i cappellini ai matrimoni?
Certo, non sono accessori riservati ai matrimoni dei VIP, spesso la sposa li mette nel dress code. Ma i cappelli o le acconciature come i fascinator sono sempre un bell'accessorio anche in cerimonie come i battesimi, le lauree, una donna che li indossa ha sempre un tocco speciale.


- Esistono regole particolari per indossarli?
C'è la vecchia regola che vale sempre, che vuole che il cappello si possa indossare a tutte le ore, riducendosi di dimensione fino a sera. Quindi si può usare il cappello a tesa larga durante il giorno per poi passare al fascinator o a un'acconciatura per gli aperitivi e la sera. È quel tocco originale che non dev'essere utilizzato solo e necessariamente in contesti eleganti: penso che un cappello possa accompagnare benissimo un outfit di jeans e anfibi, bisogna imparare a decontestualizzarlo e a sperimentarlo, perché può essere letto in molti modi, anche con leggerezza, oltre che con femminilità.

- Ti piace la sperimentazione
Molto, è la parte più appassionante del mio lavoro ed è anche necessaria, non solo per proporre cose nuove alle clienti, ma anche per non annoiarmi!

- Qualche modello sperimentale che ti piace ricordare?
Un sacco nero della spazzatura trasformato in un cappello originale con tulle e bottoni. Era stato divertente mescolare i materiali e trovare le forme giuste e ho trovato anche una cliente sufficientemente spiritosa da comprarlo e indossarlo per un evento.

- Torino è aperta alle sperimentazioni?
Mica tanto, fatica ad accettare le novità sperimentali e a me piacerebbe invece passare più tempo a inventare e provare.


- Serve Facebook per contattare le clienti?
Sì, più che altro serve a me per informarle delle cose che faccio. Nell'Atelier organizzo anche incontri, mostre, presentazioni di libri; San Salvario è un quartiere che amo moltissimo per la sua vivacità culturale e, nel mio piccolo mi piace partecipare organizzando questi piccoli eventi, che servono a stare insieme e a socializzare. Il prossimo è il 20 ottobre, alle ore 19, verrà presentato il libro Un granello di colpa, che racconta due storie di seduzione, una narrativa e una fotografica. Ci saranno la scrittrice Antonella Caprio, coautrice del testo con Daniela Ciriello, e il criminologo e saggista Antonio de Salvia e termineremo con un brindisi. Su Facebook racconto queste attività e le novità delle mie produzioni.

L'Atelier di Nina Tauro è in via Sant'Anselmo 26/c, a Torino. Il sito web è www.9style.it, lo trovate anche su Facebook e su Instagram.


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