Il Giardino dell'Antico Egitto, che sarà una serra dal 2024, al Museo Egizio

Un nuovo spazio verde nel cuore di Torino da non perdere di vista, stavolta in uno dei suoi cortili più frequentati, quello del Museo Egizio. Il Cortile Aperto: Flora dell'antico Egitto è un giardino aperto gratuitamente nello spazio che porta verso la biglietteria, ed è il primo passo della trasformazione dell'intera corte, in vista delle celebrazioni per il bicentenario del Museo, nel 2024. Il cortile interno "del seicentesco palazzo del Collegio dei Nobili, che verrà coperta da una cupola in acciaio e vetro, al di sotto della quale ci sarà un giardino egizio permanente, di cui ora viene inaugurata una prima parte" anticipa il comunicato stampa. Tra le piante selezionate, "il loto azzurro, con i suoi fiori che si schiudono all'alba per poi richiudersi al tramonto, simbolo di rinascita e rigenerazione e non può mancare il papiro, che originariamente cresceva in fitte paludi lungo il Nilo o lungo il suo delta ed era la pianta araldica del Basso Egitto&qu

EDIT: apre a Torino il polo gastronomico ispirato a coworking e share economy

Ed è arrivata finalmente l'ora dell'apertura. EDIT, il nuovo polo gastronomico innovativo, che proporrà a Torino una curiosa contaminazione di co-working ed economia condivisa applicati a cibo e bevande, aprirà le porte al pubblico domani, 24 novembre 2017. Oggi, una visita in anteprima per i media, che è risultata affollata e intrigante, ricca di spunti e di incontri. Siamo nella manica occidentale dell'ex INCET, in via Cigna 96/17 (dietro la FACIT e a pochi passi dal Museo Ettore Fico), in quella centrale c'è una fascinosa piazza coperta, in quella orientale le attività innovative che il Comune di Torino sta mano a mano impiantando (avevo già parlato qui della riqualificazione dell'ex INCET, in particolare della manica orientale). L'antica fabbrica di cavi elettrici trova una nuova identità nella sperimentazione e nell'innovazione, in un quartiere, quello di Barriera di Milano, che sta scommettendo su cultura, arte e condivisione per il proprio futuro.


EDIT propone cinque spazi tematici: al piano terra, bakery-café, birrificio, pub, al piano superiore un ristorante, un cocktail bar e quattro cucine professionali, a disposizione di privati, società di catering, con una show kitchen pensata per momenti di formazione e piccole start-up. In questi spazi, il pubblico può scegliere se essere attore o spettatore; da attore potrà produrre la propria birra nel birrificio oppure cucinare, affittando le cucine professionali; da spettatore potrà fermarsi nel ristorante, nel pub o nel bakery-café, ispirato ad analoghi locali anglosassoni, in cui fermarsi a lavorare con caffè, tè e fette di torta o croissant prodotti in loco, nei laboratori a vista. Tutto è a vista, da EDIT: le cucine del ristorante, i laboratori del pub e del bakery-cafè, il birrificio. Gli spazi sono aperti, si passa da un locale all'altro senza soluzione di continuità e ci si sente davvero parte del progetto, potendo scambiare due parole con gli chef al lavoro e potendo vedere come viene preparato quello che si consumerà.


A guidare i locali di EDIT, l'imprenditore Marco Brignone, ideatore del progetto, ha chiamato nomi importanti e prestigiosi, puntando sulla qualità e sulla credibilità delle filiere: il ristorante è stato affidato ai fratelli Costardi, gli unici stellati del Vercellese; il cocktail bar è in mano ai bartender di Barz8, storico locale di Borgo Po; il Bakery Cafè conta su Pietro Leemen e sulle sue ricette organiche e naturali; il pub prepara le proposte di Renato Bosco, compreso il suo famoso doppio crunch. La cosa bella è curiosa, raccontata da Brignone in conferenza stampa, è che gli chef-star hanno compreso lo spirito di condivisione e contaminazione di EDIT da subito e hanno iniziato a scambiarsi esperienze e a influenzarsi a vicenda, negli spazi loro assegnati.


Quello che colpisce, in questo primo assaggio di EDIT, è la fluidità della proposta: tutto è a vista, tutto è ben curato, tutto è saporito e intrigante; si respirano la passione di Marco Brignone e l'entusiasmo del suo staff, che qui, nelle sale di EDIT, conta su 55 persone, tutte molto giovani (l'età media di chi ha collaborato al progetto non arriva a 30 anni); la location gioca con il passato industriale e sa creare ambienti di design colorati e intimi (ho molto amato il bakery-café, in cui è molto facile immaginarsi a lavorare e conversare d'inverno, e le viste sulla piazza interna che regala il pub, sperando che questa relazione così diretta tra piazza ed EDIT venga sfruttata nella bella stagione); bella l'idea della scala scenografica, segnalata da un'installazione luminosa, che unisce i due piani, permettendo nuove viste e rendendo protagonista, ancora una volta, il pubblico.


EDIT spariglia un po' le carte, al rendere protagonisti delle esperienze immersive che si vivranno: è un modo innovativo di vivere la buona tavola, è una proposta non comune, è avvolgente, grazie ad architettura e design (e su questo tornerò presto, perché ho molto amato il concept architettonico) e conta sull'entusiasmo di chi ci lavora (che è sempre cosa importante).


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