Tre visite al cantiere di restauro della Fontana del Nettuno di Villa della Regina

L'ingresso a Villa della Regina, la residenza sabauda più panoramica di Torino, avviene attraverso un lungo viale, in salita, chiuso dal grandioso Grand Rondeau, al cui centro c'è la Fontana del Nettuno. È affiancata da due monumentali scalinate laterali simmetriche, disposte a tenaglia, mentre lo sguardo è già attirato dalla villa, finalmente a due passi. Le simmetrie scenografiche, l'asse visuale, la meraviglia sono tutti elementi del barocco torinese che trovano espressione in questa residenza. Saranno ancora più leggibili dopo il restauro delle sculture della fontana, che parte in questi giorni e che avviene grazue al lavoro degli studenti del primo anno del settore di specializzazione in Materiali lapidei e derivati; Superfici decorate dell'architettura del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Torino, in convenzione con la Fondazione Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale&q

L'abbattimento dell'Allea Oscura, ostacolo della Torino ortogonale

Quando è successo che le diagonali si sono imposte nello scacchiere romano di Torino? D'accordo, c'è l'esempio celeberrimo di via Po, che mantenne il suo andamento inclinato, nel secondo ampliamento cittadino, per raggiungere l'unico ponte sul Po, posizionato dove ancora oggi si trova il Ponte Vittorio Emanuele I, davanti alla chiesa della Gran Madre. Ma se guardiamo alla città odierna, in particolare a Barriera di Milano o a Borgo San Paolo, il tradizionale impianto di vie rette e ortogonali, di cui noi torinesi siamo così orgogliosi, è decisamente perduto, grazie a corsi e viali che 'tagliano' la rete regolare di strade e rendono meno leggibile l'eredità romana.

Allea Oscura Allea Oscura

Quando è successo, dunque? È successo negli ampliamenti di Torino del XIX e XX secolo, che hanno inglobato, in una città in espansione grazie al successo delle sue industrie, borgate operaie e proletarie, in cui lo scacchiere romano non era più così importante quanto la vicinanza strategica alle porte d'ingresso, ai fiumi, alle fabbriche. Eppure nell'immaginario della città in espansione si è cercato di conservare lo scacchiere romano il più possibile, soprattutto nel primo Ottocento. Pensate al Borgo Nuovo, l'attuale San Salvario, o al quartiere costruito sulle ceneri della Cittadella, tra l'attuale via Cernaia e la Crocetta: le vie sono ortogonali, con grandi viali come corso Vinzaglio (poi corso Duca degli Abruzzi), corso Galileo Ferraris, corso Re Umberto, che scendono verso sud (a San Salvario le grandi vie di scorrimento verso sud sono via Nizza, verso la ferrovia, e corso Massimo d'Azeglio, lungo il Po). Ed è qui che entra in gioco la Allea Oscura.

Di questo mitico viale, che collegava la Porta Nuova al Castello del Valentino, ci sono immagini sin dall'età barocca. Perché se all'interno della città lo scacchiere romano era la norma, nei suoi dintorni non era così necessario: il Castello del Valentino, per esempio, fu fulcro di tre viali, uno centrale, unico sopravvissuto in corso Marconi, e due laterali e posti simmetricamente in diagonale. Quello che conduceva  verso sud si perse rapidamente, quello che andava verso Torino era l'Allea Oscura, di cui sappiamo che era accompagnata da una quadruplice fila di olmi e che era la passeggiata prediletta dei torinesi, a cavallo o a piedi, nei giorni di festa; il posto in cui si andava per vedere e farsi vedere, insomma, tra la città e il suo fiume, nei momenti di riposo.

Non sappiamo se c'erano dei palazzi a segnarne il profilo, anche se tempo fa (gennaio 2018) il mensile Torino Storia ha pubblicato un articolo in cui mostra un tetto in diagonale in un cortile di via Madama Cristina angolo via Silvio Pellico, che potrebbe essere una delle prove dell'esistenza di costruzioni sull'Allea, essendo in asse con il suo tracciato settecentesco. Non sappiamo davvero molto su questa via, ma quello che è chiaro, guardando la città in espansione, è che la sua inclinazione 'infastidiva' lo scacchiere ortogonale, che si era deciso di conservare anche nel nuovo ampliamento verso sud. Cosa si fece allora, per ovviare alla sua esistenza e garantirsi gli isolati regolari, più facili da vendere per il loro sfruttamento edilizio? Dapprima si pensò di 'ruotare' la maglia delle vie, in modo da renderle perpendicolari all'Allea, ed evitare gli isolati triangolari di raccordo, ma questa soluzione fu abbandonata perché sarebbe stato evidentemente complicato il rapporto tra la città vecchia e il suo ampliamento.

Così si scelse la strada più semplice: l'Allea Oscura venne abbattuta e sostituita dall'attuale impianto ortogonale di San Salvario. Si perse così una testimonianza preziosa del passato torinese e del suo tracciato fuori le mura cittadine. Ma l'Ottocento nella sua ossessione per l'espansione regolare compì molti abbattimenti che oggi considereremmo sacrileghi, a cominciare dalla Cittadella. È la storia che va avanti, in fondo, e bisogna accettarne il risultato, anche quando è decretato da epoche che avevano altre mentalità.


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