La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

Quando piazza Castello e piazza San Carlo erano (quasi) come oggi

Se avete memoria della Torino pre-olimpica, ricorderete com'erano piazza Castello e piazza San Carlo. Piene di auto e in parte trasformate in parcheggio. C'è stato un tempo in cui la città favoriva il traffico privato e le auto erano le regine di ogni strategia di trasporto, non a caso Torino era la città della FIAT e della Lancia. Poi, intorno agli anni 90, le strategie sono cambiate: l'equilibrio con l'ambiente e la sostenibilità sono entrati nella nostra vita e nel nostro immaginario. Ma non solo, anche a Torino l'immagine di capitale dell'auto e di città del traffico ha iniziato a stare stretta. Poco prima delle Olimpiadi del 2006, il riassetto delle due piazze storiche della città, quelle poste sull'asse principale dello sviluppo voluto dai Savoia, dal Palazzo Reale alla Porta Nuova, ossia piazza Castello e piazza San Carlo.

Entrambe sono state trasformate in piazze pedonali. In piazza San Carlo il traffico è stato completamente escluso e la pavimentazione ridisegnata: è bello passarci e vedere i tavolini all'aperto dei caffè e poter apprezzare nella sua completezza, dal centro della piazza, il disegno architettonico delle sue facciate e delle sue due chiese; un po' meno bello vedere turisti e torinesi seduti sulle scale del monumento a Emanuele Filiberto, inutilmente recintato, ma l'educazione verso il bello è purtroppo quella che è. In piazza Castello, il traffico è stato spostato tutto nella parte sud-orientale, mentre quella tra piazza Madama e via Garibaldi è diventata una grande area pedonale, anch'essa con una nuova pavimentazione e un nuovo disegno, che include anche fontane da terra, con un colpo d'occhio di grande fascino sugli antichi e nuovi Palazzi del potere, il Palazzo Reale e Palazzo Madama, il Palazzo della Regione e la Prefettura.

Piazza Castello Piazza San Carlo
Piazza Castello (sin) e piazza San Carlo (des), tra il XIX e XX secolo

La cosa curiosa è vedere le cartoline di un secolo fa e trovare una concezione simile delle due piazze. O meglio, una concezione quasi sospesa tra il tempo che è stato e quello che sarebbe stato: le due piazze sono ancora pedonali, in assenza di un traffico privato sviluppato, sono ancora 'proprietà' dei torinesi, appena segnate dai binari dei tram, all'epoca onnipresenti, e segno della città che sta arrivando. Sono cartoline che suscitano emozione e tenerezza per la Torino che raccontano: quella che andava in centro con il vestito della festa, che frequentava i caffè e i teatri, che stava ricostruendo la sua immagine e il suo futuro dopo aver perso il ruolo di capitale. Poco tempo e le auto avrebbero invaso le sue strade e il suo tempo.


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