La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

A Trieste, per il Festival del Cinema Latino Americano

Sono a Trieste da alcuni giorni perché collaboro al Festival del Cinema Latino Americano. Sono giorni intensi, interminabili e divertenti, per gli incontri, le opportunità, gli imprevisti, le improvvisazioni, la creatività, la passione. Si parla spagnolo tutto il tempo, si incontrano registi e attori provenienti da tutta Latinoamérica, con esperienze di vita completamente diverse. Si incontrano persone di ogni età, appassionate e interessate, si ascoltano tutti gli accenti dello spagnolo, si condivide la tavola con persone che chissà se si rivedranno e che ti raccontano speranze, lavori e obiettivi, tra curiosità di gastronomia locale.

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Il Festival è appassionante, meriterebbe maggiore attenzione da parte dei media italiani, ma qui ci sarebbe un discorso lunghissimo sull'incapacità del giornalismo italiano di guardare oltre le Alpi e di ascoltare altre lingue che non siano l'inglese. Ci sono però state anche soddisfazioni professionali: la redazione di Tuttifrutti contattata per un servizio sul Festival, ha deciso di fare l'intera puntata da Trieste e con diversi servizi sulla città; La Stampa e Sentieri Selvaggi hanno dedicato un lungo articolo a testa al Festival. Fogli e radio di giovanissimi che chiedono interviste e non si perdono un film, tra esami e lavoro. C'è tutta un'umanità che vale la pena conoscere, perché si muove per passione e per condivisione di interessi.

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E poi c'è Trieste. Una città che ho scoperto molti anni fa, innamorandomene perdutamente, sempre grazie al Festival del Cinema Latino Americano, a cui avevo già collaborato all'inizio del secolo.È una città asburgica e mitteleuropea, ha architetture che sanno di Nord, colori freddi e modi a volte distanti. Ed è bellissima. Offre scorci di grande fascino, ha una storia lunghissima e appassionante, dalla Cattedrale di San Giusto al Castello di Miramare, è impossibile resisterle. Alle spalle di piazza Unità d'Italia, la piazza più bella d'Italia, unica ad affacciarsi al mare con quella regale solennità, ci sono stradine piene di locali in cui si mangia benissimo e si mescolano culture (e ci si perde anche, ma gli scorci valgono la pena e chi se ne frega, prima o poi si finirà davanti a un posto conosciuto, la piazza Unità d'Italia, piazza della Borsa o, addirittura, il Teatro Romano). Sono le vie che scoprirò nei due giorni che rimarrò a Trieste, alla fine del Festival del Cinema Latino Americano. Me li sono presi tutti per me, per andare finalmente al Castello di Miramare, per salire in tram a Opicina, per tornare alla Cattedrale di San Giusto e per stare finalmente tutto il tempo che mi pare sul Molo Audace, a guardare il mare.

Spero di riuscire a raccontare un po' di tutto quello che sto imparando e vivendo, prima di tornare a Torino.


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