Quando si andava in spiaggia sul Po

Mentre arriva l'autunno, queste fotografie che arrivano dal passato, per raccontare quando i fiumi di Torino erano balneabili e chi non poteva raggiungere la Liguria e le spiagge approfittava delle rive del Po, della Stura e del Sangone (lungo la Dora sorgevano le industrie ed era per questo meno ambito; per questa stessa ragione, i bagni erano a monte della città, da Moncalieri fino all'altezza delle attuali Molinette, e non a valle, dove venivano versati nel fiume gli scarichi della città e delle sue industrie). Lungo il Po sorgevano veri e propri stabilimenti balneari, con ombrellini, sdraio e, nei casi di maggior lusso, con piscina propria, oltre alle acque del fiume. I bagni più belli, i Bagni Lido Savoia e i Bagni Diana, si trovavano sulla riva destra del Po, all'altezza, più o meno di Italia 61, ma sull'altro lato; avevano alle spalle la collina e in lontananza, guadando verso nord, la guglia della Mole Antonelliana (davanti la macchia verde che ci sarebbe

El País: Torino, centro di gravità dell'arte contemporanea italiana

Carlo Mollino e Carol Rama, per un viaggio a Torino, alla scoperta del suo ruolo nell'arte contemporanea italiana. L'articolo è dello scrittore Javier Montes, pubblicato da El Viajero di El País di Madrid. Non è un caso che il centro di gravità dell'arte italiana sia a Torino, scrive Montes: "La vicinanza di Germania, Svizzera e Francia, le colossali fortune industriali torinesi e una potente borghesia, colta ed erede della tradizione di mecenatismo consustanziale alla cultura italiana spiegano in gran parte il successo e la proliferazione in città di gallerie e centri privati e pubblici dedicati all'arte contemporanea".


Nella lista, non solo Artissima, "la più importante fiera di arte contemporanea in Italia", e il Castello di Rivoli, "il più famoso, con i suoi favolosi interni barocchi disegnati da Juvarra e la sua collezione di arte recente", ma anche la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, particolarmente interessante per gli spagnoli perché nel 2020 aprirà una sede a Madrid, nel Matadero, con l'intenzione di "prolungare in Spagna, collaborando con il contesto locale, il lavoro in Italia e aiutare la produzione e diffusione del lavoro degli artisti giovani di tutto il mondo". A poca distanza, "nel quartiere industriale di Borgo San Paolo", la Fondazione Mario Merz, uno dei grandi maestri dell'arte povera, nata proprio a Torino, e, poco più a nord, le Officine Grandi Riparazioni, in cui si trovano "mostre, sale multiuso e locali di ristorazione" (ricorda il Matadero, scrive Montes, e potrebbe essere un'idea per spiegare questo fascinoso complesso torinese).

Non manca la citazione del Lingotto, che fu fabbrica della Fiat trasformata da Renzo Piano "in un enorme centro commerciale e culturale circondato di giardini, con inclusa la Pinacoteca Agnelli all'ultimo piano, con la collezione d'arte della famiglia che controlla la Fiat". Vale la pena pagare l'ingresso anche solo per ammirare la favolosa vista delle Alpi innevate, commenta il giornalista, e, comprendendo e condividendo l'intenzione, sì, dalla pista del Lingotto, ai piedi dell'astronave della Pinacoteca, una delle migliori viste torinesi sulle Alpi!

Ma il clou di un viaggio a Torino per l'arte contemporanea sono le poco conosciute case di Carol Rama e Carlo Mollino. Quest'ultima secondo Montes vale da sola il viaggio: è "un grande appartamento in cui nessuno, neppure lui, ha mai passato una sola notte: l'ha preparato come dimora dell'oltretomba, circondandosi di tutte le comodità necessarie per l'aldilà, come un faraone egizio". Il risultato è uno spazio "a metà strada tra un bordello decadente e gli interni di un incubo di David Lynch" (capite perché io amo leggere cosa pensano gli stranieri di noi e con quali occhi vedono Torino, a quale sintesi sorprendente e intrigante sanno arrivare??). A poca distanza, la casa-studio di Carol Rama, che ha raccolto oggetti, sculture e fotografie pieni di significati occulti; al momento è chiusa al pubblico, aperta solo per "i pochi fortunati che Pier Giorgio Rama, il suo gentile erede, accetta di ricevere". Queste due case, in cui la Torino d'arte, magia e indagine sullo sconosciuto irrazionale si incontrano, sono la ragione di un viaggio possibile in città.

Leggendo l'articolo, vi fate un'idea delle tante chiavi di lettura che Torino offre ai suoi potenziali visitatori, se solo si promuovesse come potrebbe. Io, granata da sempre, mi chiedo ancora come sia stato possibile che Torino non abbia saputo utilizzare l'enorme eco internazionale dell'arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus per presentarsi al mondo e dire, ok, vi aspettiamo a braccia aperte per le partite di Cristiano, perché abbiamo tante cose da proporvi in attesa dell'ora X allo Juventus Stadium. Perché non lo facciamo?

L'articolo di El País, per chi capisce lo spagnolo, è su elviajero.elpais.com.


Commenti