La Manica della Fondazione Collegio Universitario Einaudi, colorato e accogliente

Un edificio degli anni '50, in corso Lione, trasformato in La Manica, un collegio universitario da 41 posti, a pochi passi dal Politecnico e a poca distanza dalle fermate dei bus che conducono verso le diversi sedi universitarie sparse in città. È la bella operazione appena completata dalla Fondazione Collegio Universitario Einaudi, che, spiega nel comunicato stampa, "è impegnata nel rinnovamento di tutte e cinque le proprie residenze e nel recupero di immobili di proprietà fino ad oggi adibiti ad altri usi, con l'obiettivo da una parte di adeguarle a esigenze e standard della vita contemporanea, dall'altra di ampliare il numero di posti di studio e contribuire così all'aumento di questo tipo di offerta da parte del Sistema Universitario Torinese". La ristrutturazione de La Manica è piuttosto interessante perché garantisce ai 41 studenti non solo spazi privati dotati di tutti i comfort, manche ampi luoghi di socializzazione. Realizzata su progetto di DAR

Un aperitivo per il cavolfiore di Moncalieri, nuovo Presidio Slow Food

Il cavolfiore di Moncalieri diventa Presidio Slow Food, il 36° in Piemonte. La cerimonia di ingresso si terrà il 4 marzo 2019 alle ore 18.30 nel ristorante La Cadrega, in piazza Vittorio Emanuele II 5 a Moncalieri, con un aperitivo alla presenza di produttori e autorità.

CAvolfiore di Moncalieri

I Presidi Slow Food aiutano a difendere le piccole produzioni tradizionali, riconoscendone il valore per l'economia locale e per la tutela dell'ambiente; soprattutto, salvano dall'estinzione razze autoctone e varietà locali di frutta e ortaggi. Diventare un Presidio Slow Food non è semplice: il prodotto deve infatti "rispettare canoni di sostenibilità ambientale: la tutela della fertilità della terra e degli ecosistemi idrografici, l'esclusione delle sostanze chimiche di sintesi, il mantenimento delle pratiche tradizionali di coltivazione e gestione del territorio. Ma deve anche essere sostenibile da un punto di vista sociale: i produttori devono avere un ruolo attivo e una totale autonomia nella gestione dell’azienda, devono collaborare, decidere insieme le regole di produzione e le forme di promozione del prodotto, possibilmente riunendosi in organismi collettivi" spiegano da Slow Food.

Il cavolfiore di Moncalieri viene coltivato intorno alle colline a sud di Torino, "la parte centrale ha tante cupolette appuntite avvolte a spirale, proprio come il romanesco, ed è completamente avvolta da foglie di colore verde chiaro. Il colore è avorio tendente al giallino, diverso sia dai classici cavolfiori 'palla di neve' (bianchi), sia di romaneschi (verde chiaro)" spiegano da Slow Food. Di origine francese, è arrivato in Piemonte probabilmente al seguito dei Savoia e dagli orti reali si è diffuso nella pianura intorno alla capitale. La sua coltivazione, diffusa fino agli anni '70, è andata riducendosi fino a quasi scomparire, per questo l'intervento di Slow Food, che intende coinvolgere nuovi coltivatori e diffondere la sua conoscenza tra ristoratori e consumatori. "Il cavolfiore di Moncalieri può essere mangiato fritto, bollito, abbinato alla bagna cauda (tipica salsa a base di acciughe, aglio e olio extravergine di oliva). In bocca è sapido e ha una consistenza compatta e croccante, anche dopo la cottura. Rispetto ai più comuni cavolfiori ha un odore più delicato, è più facile da digerire ed è possibile degustarlo anche crudo in insalata, con olio, parmigiano, pepe e sale. Sono molto buone (sia crude, sia cotte) anche le foglie che lo avvolgono" spiegano ancora da Slow Food.

Il 4 marzo, a Moncalieri, una bella opportunità per conoscerlo. L'aperitivo è gratuito fino a esaurimento posti.


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