Le cupole della chiesa di San Lorenzo e della Moschea di Córdoba, misteri di archi e luce

La chiesa di San Lorenzo custodisce una delle cupole più belle di Torino, la più bella, si potrebbe definire, insieme alla "sorella", la cupola della Cappella della Sindone, non a caso dello stesso architetto, Guarino Guarini. Di lei si sa tutto o quasi da un punto di vista statico, sono meno chiare le influenze culturali, che ispirarono il frate teatino: cosa gli ispirò l'idea di una cupola formata da otto archi intersecantisi, a formare una stella a otto punte e un ottagono su cui impostare la lanterna? Le influenze culturali sono una delle parti più interessanti dell'architettura, che non si limita a metterci un tetto sulla testa, ma è prodotto di idee, tradizioni, contaminazioni e racconta anche il modo di vivere e di pensare, i valori di una società.  La cupola della chiesa di San Lorenzo a Torino (sin), la cupola sul mihrab delal Mezquita di  Córdoba (des) entrambe le foto, da Wikipedia Una delle ispirazioni più chiare di San Lorenzo è la cupola della maqsura

Una casa teatro nel cuore di Torino, firmata da Bodà Architetti

Una casa immaginata come un teatro, con la ristrutturazione che crea una scenografia in grado di supportare qualunque interior design scelgano i proprietari. È l'idea che ha guidato l'ultimo progetto di Bodà Architetti, che, in un edificio del centro di Torino, hanno giocato con gli alti soffitti e i circa 150 metri quadrati dell'appartamento. "Un edificio storico, costruito nel primo Novecento, danneggiato dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ricostruito all'interno, lasciando intatta la facciata" spiega l'architetto Daniel Antonini "Quando siamo entrati abbiamo sentito subito la suggestione del luogo, attirati dal disegno delle travi ribassate di cemento armato, aggiunte dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un disegno che ci ha fatto pensare alle strutture su cui a teatro si montano le scene per movimentarle durante le rappresentazioni".

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E, lavorando su quest'idea, gli architetti hanno introdotto i blocchi colorati che dividono e definiscono gli ambienti, dal livello del pavimento fino alle travi ribassate: "Una colonna semicircolare dal cuore di marmo bianco, un volume plissettato rosa antico, un arredo a muro verde salvia, una parete a zig-zag giallo canarino e un grande specchio semicircolare dividono gli ambienti creando un alternanza di colori, forme e percezioni visive e tattili". I diversi colori, "pastelli desaturizzati" sono stati scelti per dialogare con l'arredamento che i proprietari dell'appartamento, una coppia con i figli già adulti, avrebbero portato dalla loro casa precedente. Tappeti, oggetti d'arte, quadri, parte di una collezione e di un patrimonio familiare che avrebbe abitato i nuovi spazi: "Il nostro intervento si è limitato alla ristrutturazione e all'introduzione di questi elementi colorati, che definiscono gli spazi e caratterizzano l'identità degli ambienti: l'impronta scenografica è così forte che l'interior design passa quasi in secondo piano" commenta Antonini.

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Insieme alle travi ribassate, sono originari anche i pavimenti in legno dell'appartamento, ripresi nel corridoio, dove lo stato di conservazione ha costretto a rifarli. Una delle caratteristiche della casa era una lastra di marmo bianco sul pavimento, tra le porte che danno accesso al balcone e lo stesso balcone: "Abbiamo sostituito quelle più consumate e abbiamo ripreso l'idea anche all'interno dell'appartamento: ogni soglia ha una lastra di marmo che segna il passaggio da una stanza all'altra e definisce gli spazi anche sul pavimento".

Il corridoio è chiuso da un grande specchio semicircolare, che gioca ancora con le suggestioni teatrali: "Ci piaceva l'idea di uno specchio che desse l'illusione di uno spazio che continuasse, come se la parte mancante del cerchio fosse nascosta dall'angolo di un nuovo spazio". Un'illusione ottica, coerente con l'idea che la casa possa essere un grande teatro, pronto ad accogliere il nostro quotidiano.

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Le foto sono state scattate da Barbara Corsico prima dell'arrivo di mobili e arredi, per dare l'idea della teatralità dello spazio: "L'idea del fenicottero è stata di Barbara, così come l'automobilina dei bambini è di un mio amico, abbiamo voluto elementi solitari, che fossero scenografici e spiegassero il concetto che ha guidato l'intervento" commenta Antonini.


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