Quando in piazza Solferino non c'era la sede delle Assicurazioni Generali

Una cartolina di piazza Solferino all'inizio del Novecento, ci riporta molto indietro nel tempo, a quando non c'erano ancora la sede delle Assicurazioni Generali né la torre che, all'angolo tra via Pietro Micca e via Santa Teresa. Una piazza Solferino diversa, con l'architettura omogenea cara a Torino e già attenta allo stile eclettico, nell'edificio che dà il via a Pietro Micca, l'unico ancora oggi esistente. La dirompente creazione di via Pietro Micca, che rompe la tradizionale scacchiera dell'impianto cittadino, ha lasciato visibile il brusco cambio di direzione: l'ultimo edificio di via Cernaia è "diritto", indica via Santa Teresa, non la nuova via, molto più importante (collega Porta Susa con piazza Castello!), ma appena entrata nell'immaginario cittadino.

piazza Solferino piazza Solferino oggi

A dirla tutta, si sente la mancanza dell'edificio costruito dalle Assicurazioni Generali nel 1910. Firmato da Pietro Fenoglio, uno dei padri del liberty torinese, caratterizza ancora oggi la piazza, con la sua eleganza fastosa e con la facciata angolare sormontata dal Leone di San Marco, che è sempre un bel vedere nella città che ha il toro come simbolo. Ci sono palazzi che appartengono all'immaginario di Torino, che siamo così abituati a vedere che quasi non pensiamo a un passato in cui non c'erano. Se è facile immaginare una Torino senza la torre di piazza Solferino, perché è "un pugno in un occhio" in una piazza di sapore ottocentesco, di volumi e colori definiti, è difficile, al vedere la cartolina di piazza Solferino, non sentire che manca qualcosa.

A volte basta un palazzo ben immaginato (la "curva" dolce che accompagna il passaggio da via Cernaia alla "diagonale" di via Pietro Micca), con una facciata dalla decorazione raffinata, per cambiare il volto di una piazza e migliorare l'immagine urbana. Se si può dire di un palazzo che è carismatico, il carisma della sede torinese di Assicurazioni Generali rimane intatto un secolo dopo, così come lo ha immaginato il grande Pietro Fenoglio.


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