Nei Giardini Reali di Torino, riaperti al pubblico

I Giardini Reali sono stati recentemente riaperti al pubblico e a Torino è stato subito uno degli eventi culturali dell'anno. È la prima volta, da quando è iniziata la riorganizzazione di Palazzo Reale, Armeria Reale, Galleria Sabauda e Museo d'Antichità in una sola realtà museale, che ne sapesse leggere le identità specifiche all'interno di un unico complesso, ovvero i Musei Reali, che i Giardini possono essere visitati nella loro completezza. Si tratta del lato dei Giardini da viale dei Partigiani verso ovest, verso la Manica Nuova, che ospita oggi la Galleria Sabauda (il "peccato originale" che impedisce una visita a tutto il complesso e di leggere l' unicum che è stato è proprio la costruzione di viale dei Partigiani, che taglia in due i Giardini, ma pazienza, la stratificazione storica è anche questo). Già aperti al pubblico il Giardino Ducale, che fu voluto dal duca Emanuele Filiberto, e il Boschetto, in questi giorni è tornato visitabile anche il

TorineSÌ: Laura Milani, l'orgoglio del sì alla Scuola Possibile

Laura Milani, nata a Torino, 47 anni, laureata in Design della Comunicazione,
è CEO e direttore dello IAAD e fondatrice de La Scuola Possibile

Sì allo sviluppo, al futuro, agli orizzonti da scoprire; No allo sconosciuto, all'incertezza, alla novità. Se n'è parlato tanto in questi mesi e, guardando le piazze e ascoltando i discorsi, mi è venuto in mente un magico verso di Dante Alighieri, che ha definito l'Italia il Bel Paese dove il sì suona. Mi è sempre piaciuta l'idea di una terra allora divisa in tanti Stati, rivalità e avversioni e unificata dal suo monosillabo più ottimistico, agli albori del volgare. Così è nata l'idea di questa sezione, TorineSÌ, per scoprire quando i torinesi dicono sì, uscendo dalle loro zone comfort, e con quali forze ed energie accettano le sfide di quei sì. Le domande sono uguali per tutti gli intervistati e grazie a tutti i torinesi, nati qui o arrivati per scelta, per le loro risposte.

- Pensa che sia più facile dire sì o no?
In assoluto nessuno dei due, perché dipendono dal momento, dal contesto e dagli obiettivi. Sono un'ottimista e penso però che i no debbano essere detti con maggiori ragioni.

- Il sì più folle, quello che ha detto senza pensarci, e quello più faticoso?
Il sì più folle è stato a IAAD, a 28 anni: ho lasciato una posizione invidiabile in una realtà internazionale di strategic design per scegliere IAAD, che allora era una piccola scuola di design in difficoltà. il sì più faticoso è stato quello al Museo Nazionale del Cinema. Non me la sono sentita di rispondere un no, perché c'era un grave problema economico e organizzativo per cui mi hanno chiamata in soccorso urgentemente. Amo la mia città e vorrei vederla fiorire.

- C'è un sì di cui si sente orgogliosa e uno che, ripensandoci, non direbbe? Quali sono?
Sono orgogliosa del sì che ha portato all'apertura de La Scuola Possibile. Avremmo potuto scrivere un libro, invece è nata la scuola. Ridirei tutti i sì e magari gestirei meglio il dopo, ci sono sempre modi migliori di fare le cose, ma si fanno mentre si vivono e con il senno di poi siamo tutti bravi.

- Ha mai identificato in cosa consista la sua zona comfort? Cosa ha implicato uscirne, le volte che l'ha fatto?
La mia zona di confort è il cambiamento, è immaginare e costruire il futuro. Sono le generazioni future. Uscirne ha implicato una grande fatica, ma sempre nuove esperienze e nuove cose apprese. Tutte le esperienze sono utili e non capitano per caso.

- Ci sono dei sì detti da Torino, durante la sua storia, di cui si sente orgogliosa e in cui si riconosce?
Il sì alle Olimpiadi invernali, che ha cambiato la storia della città. E ha permesso la realizzazione di altri sì importanti arrivati dopo.


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