Quando si stava sotto i portici di Palazzo Richelmy, davanti al Duomo di Torino

Uno dei palazzi più odiati dai torinesi è il cosiddetto Palazzaccio, di fronte al Duomo di Torino. Costruito negli anni '60, è sede dell'Ufficio Tecnico dei Lavori Pubblico del Comune di Torino e, come ben sappiamo noi torinesi, è un pugno in un occhio in una piazza storica, a cui è estraneo per stile architettonico, materiali utilizzati e idea di aulicità. La sua costruzione fa rimpiangere da sempre l'antico Palazzo Richelmy, costruito nel Settecento da Carlo di Castellamonte. Era un tipico palazzo di stile torinese, con i portici, lunghi 60 metri, e due piani, il primo, il piano nobile, con decorazioni alternate di architravi triangolari e arcuate sopra le finestre; ben si adattava a piazza San Giovanni, alla semplicità della facciata rinascimentale del Duomo e all'aspetto aulico di Palazzo Chiablese. Palazzo Richelmy, così chiamato perché vi nacque il cardinale Agostino Richelmy, fu abbattuto in epoca fascista, quando si pensò di sostituirlo con un edificio di stile razionalista, secondo il gusto del regime (e anche quello stile, chissà cosa c'entra con piazza San Giovanni).

piazza san Giovanni palazzo Richelmy Torino

I progetti non andarono in porto e, dopo l'abbattimento, avvenuto nel 1936 (in piena foga di demolizione, sono gli anni della ricostruzione di via Roma), si dovettero aspettare gli anni 60 per la costruzione del Palazzaccio. Rimangono le foto di Palazzo Richelmy e quest'immagine speciale del Duomo, ripresa vicino ai portici del Palazzo demolito, a ricreare l'atmosfera che doveva esserci allora, in questa piazza senza pace.

Commenti

  1. L'odio verso il Palazzo dei Lavori Pubblici di Torino è ormai un trito leitmotiv. Agli italiani in generale piace poco l'architettura contemporanea, questo l'assunto di base, da cui partire per capire perché ci si accanisce così tanto. Il cosiddetto "Palazzaccio" è di qualità ben superiore rispetto ad altri edifici coevi, che però passano inosservati: si dice che in quella piazza il P. sta male, perché non si armonizza con il contesto. Io ribatto: parliamo chiaro e onesto! La piazza non è mai stata omogenea, come invece pretendono i detrattori dell'edificio novecentesco. Aggiungo che a fronte del rammarico per la perdita dell'edificio castellamontiano, si doveva pur costruire qualcosa! Ebbene, si è scelto un architetto capace, Mario Passanti, che ha progettato un edifcio in linea con il secolo XX, rispettando il filo strada, rifacendo i portici (che, quindi, esistono ancora), proponendo una gradevole tessitura di laterizi e introducento un profilo laterale simile al superlodato grattacielo della Pirelli di Milano. Che dire di più? Le città si evolvono, i vuoti vanno colmati, l'architettura da Castellamonte in qua è inevitabilmente cambiata, prendiamone atto. Se stessimo fermi agli stili che piacciono al grande pubblico, avremmo musealizzato tutto già da cento anni: non è possibile fermare l'evolversi del pensiero architettonico!!

    Saluti
    Vincenzo Tedesco - Chieri (TO)

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    1. Non sono d'accordo. L'edificio in sé ha delle particolaritá che lo rendono siciramente interessante,ma anche negli anni 30 del XX sec si studiava paesaggistica. Costruito altrove,sarebbe stato apprezzato,lì no.

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