Le meraviglie e le anteprime dei Musei Reali di Torino in Closed in, su youtube

Spero che tutto quello che i Musei torinesi stanno facendo, adesso che sono chiusi per la quarantena, non vada perduto, non appena riapriranno. Grazie a direttori, curatori e ricercatori, finalmente con un volto e con un protagonismo che ne valorizza il ruolo e il lavoro, stiamo scoprendo le meraviglie e i tesori conservati al Museo Egizio, nella Fondazione Torino Musei, nei Musei Reali, in tante grandi e piccole realtà, raccontati da chi se ne prende cura quotidianamente.

Oggi mi soffermo sui Musei Reali di Torino, che comprendono Palazzo Reale, l'Armeria Reale, la Galleria Sabauda, il Museo d'Antichità, la Biblioteca Reale e la Cappella della Sacra Sindone. Su youtube, architetti e curatori raccontano progetti, curiosità, tecniche di restauro e di costruzione e mostrano autentiche meraviglie che spero davvero possano essere in futuro eccezionalmente aperte e mostrate al pubblico. Qui ve ne indico qualcuna, ma la serie Closed in, nella pagina dei Musei Reali di Torino su youtube, mostra tanti capolavori nascosti e sconosciuti ospitati anche al Museo d'Antichità e nell'Armeria Reale.

Nei Giardini Reali, dove i lavori di restauro sono proseguiti fino alle ordinanze che hanno decretato la chiusura di tutti i cantieri, l'architetta Barbara Vinardi presenta il progetto dei Giardini del Duca, che prevede la collocazione dei vasi di ghisa lungo il perimetro del parterre; alcuni sono già in loco, altri verranno aggiunti e saranno appena diversi da quelli originali, per renderli distinguibili. Sono vasi che affascinarono anche Vittoria di Sassonia Coburgo, moglie di Federico III (e figlia della regina Vittoria d'Inghilterra), che li vide in un'immagine del Salone degli Svizzeri di Palazzo Reale e volle replicarne quattro modelli per la sua residenza di Kronberg. Nel progetto di restauro, anche la messa in posa delle citroniere lungo le facciate di Palazzo Reale e della Galleria Sabauda, mostrate in anteprima nel video. E anche qui, non viene voglia di vedere l'effetto finale, non appena i lavori saranno terminati?



Quando si pensa all'arte orientale e alle sue influenze, si pensa generalmente al Gabinetto cinese, piccolo gioiello che lascia già intravedere la scenografica galleria dell'Armeria Reale. Invece al secondo piano di Palazzo Reale sono custoditi sei stipi giapponesi in lacca, databili alla fine del Seicento, arrivati a Torino grazie alla frenesia che prese un po' tutte le Corti europee tra il XVII e XVIII secolo, per avere oggetti orientali. La restauratrice Linda Lucarelli mostra un magnifico esempio di queste lacche giapponesi, in stile pittorico, con decorazioni dorate su fondo nero. La tecnica di realizzazione era davvero complessa e lunga, con l'applicazione di vari strati di lacca, ognuno dei quali levigato con polveri diverse, fino all'effetto finale. In questo video di 5 minuti, Linda Lucarelli spiega in modo molto chiaro tutte le tecniche e ditemi se poi, una volta visto il video, non avete voglia di andare a scoprire questi meravigliosi stipi non appena Palazzo Reale riaprirà.



Marina Feroggio, che ha diretto il cantiere dei restauri della Cappella della Sindone, accompagna in una delle sue camere di luce, ovvero quegli spazi costruiti ai lati della Cappella vera e propria con una duplice funzione. Una, spiega l'architetta Feroggio, era strutturale, per nascondere archi e contrafforti necessari per la stabilità della struttura, alla vista dei visitatori, e per consentire un tamburo d'impostazione della cupola che potesse renderla più alta di quella del Duomo, come richiesto dai Savoia. L'altra funzione riguarda la luce e il suo uso scenografico: all'interno della Cappella, infatti, grazie all'esistenza di queste camere la luce arrivava in modo indiretto e illuminava morbidamente i marmi e le altre decorazioni. La prossima volta che si entrerà nella Cappella, tutti gli sguardi a cercare le camere di luce (e speriamo che ci siano poi visite tematiche, per scoprire queste meraviglie d'architettura che rimangono nascoste allo sguardo e che contribuiscono, però, all'effetto finale).



Per i Musei torinesi, un grande sforzo comunicativo, per mantenere il rapporto con i visitatori, ma anche una bella occasione di divulgare il proprio patrimonio che speriamo non venga poi perduta, terminata la quarantena.


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