Un menù autunnale a filiera cortissima e autoprodotta, la svolta di Affini

Un menù autunnale che è risultato di un progetto bello e ambizioso, pensato avendo l'Agenda 2030 dell'ONU come direzione. Il Gruppo Affini svolta verso il controllo della filiera produttiva, sempre più corta, così da rispondere in modo concreto alle esigenze di sostenibilità, più urgenti da dopo il lockdown. Da Green Pea, dove il suo terzo locale (gli altri due sono a San Salvario ea Porta Palazzo) sta per festeggiare un anno di apertura, Davide Pinto spiega come il periodo di chiusura sia stato utilizzato per lo studio e le sperimentazioni: "Il delivery ci ha annoiato subito, sapevamo che non era la nostra soluzione" ha spiegato. Così, durante la pausa delle attività, insieme al suo team, (l'aromatiere e distillatore Alfedo La Cava e il bar manager Michele Marzella in primis ), si è dedicato alla ricerca di nuovi metodi di produzione, con cui sono arrivate anche nuove collaborazioni. Artigiani Gentili , questo il nome del progetto, ha una parte legata alle

TorineSÌ: Carlo Reale, Turin Tour e Torino, la mia zona comfort irrinunciabile


TorineSÌ: Carlo Reale
Carlo Reale, nato a Torino, 34 anni, laureato in Lettere Antiche,
guida turistica e membro di Turin Tour


Sì allo sviluppo, al futuro, agli orizzonti da scoprire; No allo sconosciuto, all'incertezza, alla novità. Se n'è parlato tanto in questi mesi e, guardando le piazze e ascoltando i discorsi, mi è venuto in mente un magico verso di Dante Alighieri, che ha definito l'Italia il Bel Paese dove il sì suona. Mi è sempre piaciuta l'idea di una terra allora divisa in tanti Stati, rivalità e avversioni e unificata dal suo monosillabo più ottimistico, agli albori del volgare. Così è nata l'idea di questa sezione TorineSÌ, per scoprire quando i torinesi dicono sì, uscendo dalle loro zone comfort, e quali forze ed energie trovano per accettare le sfide dei loro sì. Le domande sono uguali per tutti gli intervistati e grazie a tutti i torinesi, nati qui o arrivati per scelta, per le loro risposte.

- Pensa che sia più facile dire sì o no?
Più facile dire sì, perché quando dico no ho sempre rimorsi e mi dico "e se?"

- Il sì più folle, quello che ha detto senza pensarci, e quello più faticoso?
Il sì più folle è stato quando ho deciso di andare a Madrid per conoscere una persona, è stato nel 2005 e mi ha cambiato la vita. Il sì più faticoso... il sì più faticoso non riesco a trovarlo, per me è più facile dire di sì, per cui se non sono convinto o mi costa fatica dirlo, non lo dico.

- C'è un sì di cui si sente orgoglioso e uno che, ripensandoci, non direbbe? Quali sono?
Sono molto orgoglioso di essermi laureato in Lettere Antiche: quando era stato il momento, la mia prof mi aveva detto ma perché non studi Lettere Antiche? I miei non erano molto convinti e io ho deciso di seguire la mia passione, ne sono felice. Un sì che oggi, con la mia attuale esperienza di vita, non direi è a una supplenza che presi e che in qualche modo ha condizionato i miei rapporti con la scuola; è stata un'esperienza negativa, per cui è un sì che non direi più, ma allora andava detto.

- Ha mai identificato in cosa consista la sua zona comfort? Cosa ha implicato uscirne, le volte che l'ha fatto?
La mia zona comfort sono i miei affetti, le ragazze di Turin Tour con cui lavoro, la mia famiglia. Sono la mia forza e quando ne esco... tendo a tornare subito, metto un piede fuori e lo ritiro dentro subito. Anche la mia città è una zona comfort e non mi vedo uscirne.

- Ci sono dei sì detti da Torino, durante la sua storia, di cui si sente orgoglioso e in cui si riconosce?
Se penso alla storia di Torino, più che all'attualità guardo al Risorgimento: sono orgoglioso del fatto che sia la città che si è messa alla testa del movimento di unità nazionale. E oggi mi piace che sia una città sensibile ai diritti delle minoranze; ci sono manifestazioni come il Lovers Film Festival che, anche se non sono particolarmente amante del cinema, sono fiero che siano a Torino.

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