Parigi era viva, che bella mostra al Museo Accorsi-Ometto!

Al Museo Accorsi-Ometto, che si visita sempre meno di quanto si dovrebbe, ha appena aperto una mostra che è una delle belle sorprese dell'autunno torinese. Si intitola Parigi era viva  e offre un bel percorso nella pittura di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, René Paresce, Gino Severini, Mario Tozzi ovvero degli Italiens de Paris , che tra il 1928 e il 1933 hanno indicato la direzione della pittura italiana del Novecento. Curioso pensare che sia stata Parigi a cambiare il destino della pittura italiana novecentesca, ma cosa non ha fatto e quali influenze non ha esercitato la capitale francese nella prima parte del XX secolo sulla cultura europea? I sette italiani erano arrivati a Parigi in tempi diversi, ma in qualche modo si incrociarono proprio in quel quinquennio che la mostra torinese indaga, restituendo, come racconta il comunicato stampa, "il clima artistico, propositivo, dialogante e provocatorio, di un crocevia spazio-tempora

Quando c'era la chiesetta di San Pietro in Vincoli, davanti all'omonimo cimitero

Nel 1777, re Vittorio Amedeo III proibì le sepolture nelle chiese cittadine, aprendo la strada ai cimiteri fuori dalle mura. Poco dopo venne costruiti due cimiteri, quello di San Lazzaro, oggi perduto, e il Cimitero di San Pietro in Vincoli, in Borgo Dora, alle spalle dell'Arsenale della Pace, oggi trasformato in un luogo di eventi e spettacoli. Era costituito da un lungo cortile, con portici lungo il perimetro: nella zona aperta c'erano le sepolture comuni, nella parte sotto i portici c'erano le cappelle delle famiglie nobili; all'esterno del cimitero, l'area per i suicidi, i non battezzati, i condannati a morte e i loro boia.

chiesa San Pietro in Vincoli chiesa San Pietro in Vincoli

Se il cimitero si è conservato, non così la omonima cappella esterna, di cui rimangono solo poche foto e poche notizie, sparita nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. L'area in cui si trova il cimitero è profondamente mutata negli ultimi decenni e lascia una certa sensazione di incompiuto: la parte settentrionale di via San Pietro in Vincoli è tutta occupata dal complesso del Cottolengo, diventato un vero e proprio quartiere, la parte intorno al cimitero vero e proprio è formata da piccoli edifici, fabbricati bassi di piccole officine, ampi parcheggi che lasciano intendere un "non sappiamo cosa fare di quest'area".

zona San Pietro in Vincoli oggi
L'area in cui sorgeva la Cappella esterna al Cimitero di San Pietro in Vincoli (da Street View)

Ma prima della guerra non era così: tutta l'area era densamente costruita e nei suoi pressi c'era la cappella sparita, che quasi si protendeva verso il cimitero dall'isolato in cui si trovava, occupato da edifici d'abitazione più alti. Dalle foto arrivate a noi, era una cappella molto semplice, con una facciata che riprendeva motivi di un lontano barocco; probabilmente era collocata tra le attuali via Ciriè e via Robassomero, allora inesistente (l'edificio che si vede sulla destra della seconda foto in alto è il lato d'ingresso al cimitero di San Pietro in Vincoli).

Le foto d'epoca ci parlano anche di Borgo Dora di quegli anni, con edifici molto semplici, i panni stesi tra le finestre, piccole costruzioni e cancelli che fanno pensare a piccole proprietà tra la città e la campagna. Una Torino che anch'essa non c'è più, in quell'area diventata semicentrale.


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