Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

Quando non c'era via XX settembre, una foto dell'Ottocento

Fino a metà del XIX secolo, l'area compresa tra il Duomo e corso Regina Margherita non era come la vediamo oggi: al posto di via XX settembre c'era il cosiddetto Quartiere Svizzero, un intrico di vie e di palazzi che venne abbattuto nell'ansia di igiene e lotta alle malattie seguite dall'epidemia di colera a Napoli, nel 1884. Ho provato a raccontare cosa Torino abbia perso, abbattendo, tra gli altri anche il primo Palazzo Ducale, in cui visse Emanuele Filiberto quando portò la capitale da Chambéry a Torino, in un articoloappositamente dedicato al Quartiere Svizzero.

Duomo nell'Ottocento Duomo oggi
L'area del Duomo prima della costruzione di via XX settembre (sin) e oggi, da Google Earth (des)

Non ci sono molte foto che raccontino quella Torino. Questa, trovata nel forum Torino Sparita di skyscraperscity.com, descrive un po' il quartiere perduto e il suo apparente disordine. Qui non era intervenuta la mano di Filippo Juvarra, per "raddrizzare" la via, così come era stato nel Settecento per via Garibaldi e via Milano, per questo la costruzione di via XX settembre costrinse all'abbattimento di edifici di ogni epoca. Tra le "vittime" illustri, anche Palazzo San Giovanni, voluto dal duca Vittorio Amedeo I, come sua residenza ufficiale, ma praticamente abbandonato dalla sua vedova, Cristina di Francia, che, durante la Reggenza, preferì vivere a Palazzo Madama. Dimenticato dai sovrani successivi, non destò particolare dispiacere quando entrò nella lista degli edifici da abbattere. Al suo posto, in posizione più arretrata verso i Giardini Reali, sorse la Manica Nuova, che ospita oggi la Galleria Sabauda.

Nella foto d'epoca, più in alto, scattata nella seconda metà dell'Ottocento, prima del 1884, si leggono facilmente, oltre al campanile del Duomo, lo stesso edificio religioso, con la sua cupola e, all'estrema sinistra dell'immagine, parte della Cappella della Sacra Sindone; davanti al Duomo, il Palazzo Richelmy, abbattuto poi qualche decennio dopo, intorno agli anni '30, e sostituito con il cosiddetto palazzaccio, quindi una serie di edifici più o meno avanzati verso il Palazzo di San Giovanni, dietro ai quali si vedono le Porte Palatine. Più in alto ancora, gli edifici inclinati, che indicano il grande spazio di Porta Palazzo.

Pochi gli elementi in comune tra la Torino di oggi e quella di 160 anni fa, più disordinata, più affollata in quel quartiere andato perduto, ricco di storia e di storie. Ma probabilmente bisogna anche avere il coraggio di abbattere per garantire un futuro più sostenibile.


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