Le cupole della chiesa di San Lorenzo e della Moschea di Córdoba, misteri di archi e luce

La chiesa di San Lorenzo custodisce una delle cupole più belle di Torino, la più bella, si potrebbe definire, insieme alla "sorella", la cupola della Cappella della Sindone, non a caso dello stesso architetto, Guarino Guarini. Di lei si sa tutto o quasi da un punto di vista statico, sono meno chiare le influenze culturali, che ispirarono il frate teatino: cosa gli ispirò l'idea di una cupola formata da otto archi intersecantisi, a formare una stella a otto punte e un ottagono su cui impostare la lanterna? Le influenze culturali sono una delle parti più interessanti dell'architettura, che non si limita a metterci un tetto sulla testa, ma è prodotto di idee, tradizioni, contaminazioni e racconta anche il modo di vivere e di pensare, i valori di una società.  La cupola della chiesa di San Lorenzo a Torino (sin), la cupola sul mihrab delal Mezquita di  Córdoba (des) entrambe le foto, da Wikipedia Una delle ispirazioni più chiare di San Lorenzo è la cupola della maqsura

Il vigneto di Villa della Regina seduce Forbes

La sezione Viaggi della versione digitale di Forbes torna a occuparsi di Torino, per raccontare una delle sue peculiarità: la storica vigna di Villa della Regina.


Nel 2003, Luca Balbiano, vignaiolo di terza generazione, e la sua famiglia " hanno affrontato la sfida di ripiantare l'area viticola sul terreno della Villa della Regina, un palazzo reale del XVII secolo a pochi passi da piazza Vittoria Veneto" spiega l'articolo "Collaborando con esperti del vino come il professor Vincenzo Gerbi dell'Università di Torino e la dottoressa Anna Schneider del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), e seguendo schemi risalenti al 1600, i Balbiano hanno piantato la Freisa, il tipo di uva che si pensa fosse utilizzato nella proprietà".

Le prime bottiglie di Freisa DOC Villa della Regina, nel 2011, e, sottolinea Luca Balbiano, "è uno dei pochi vini urbani ad avere una denominazione DOC". L'impresa, che Balbiano racconta sempre con molta passione (provate ad ascoltarlo negli incontri torinesi, in cui presenta i suoi vini o parla della vigna della Regina, senza rimanerne colpiti!), è stata "stimolante, l'opportunità di aiutare 'Madre Natura a riconquistare i suoi spazi'" e ha anche spinto a guardarsi intorno, per scoprire esperienze simili. Nel 2019 è nata così l'Urban Vineyards Association (UVA), di cui lo stesso Balbiano è presidente: attualmente sono soci sei vigneti urbani italiani e due francesi. "È impossibile non innamorarsi della poesia dei vigneti di Venezia e della sua laguna, della storia dell'amato vigneto di Leonardo Da Vinci a Milano, della biodiversità dei vigneti di Siena e Palermo, dell'importanza agricola e sociale di la République des Canuts di Lione e la bellezza del vigneto Montmartre che domina Parigi" dice il vignaiolo torinese a Forbes.

E immagina già un ampliamento ai vigneti urbani di "Inghilterra, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, Grecia e Stati Uniti". Lo scopo di UVA è proprio far conoscere questi "gioielli spesso sconosciuti", che uniscono l'appartenenza al territorio cittadino all'importanza culturale del luogo in cui si trovano, spiega ancora Forbes.

E, sia lecito aggiungere, regalano ulteriore fascino a questi posti speciali in cui crescono: il vigneto di Villa della Regina ingentilisce la bellezza del parco della Residenza Sabauda, Patrimonio dell'Umanità, e, allo stesso tempo, ha una delle migliori viste urbane che si possano immaginare, con la Mole Antonelliana in primo piano (se andate a Villa della Regina, non perdetevi questo magnifico vigneto e le sue bottiglie, che potete acquistare nel negozio della stessa residenza).


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