La notte che verrà, installazione itinerante di luci e suoni per la rinascita della Dora

Un'installazione di luci e suoni che il 28 luglio 2021 dalle ore 22 percorrerà entrambe le rive della Dora, dal Campus Einaudi al Parco Dora, per celebrare il via a 19 progetti che cambieranno il volto ai quartieri che vi si affacciano, migliorando la qualità della vita dei residenti. La notte che verrà , questo il suo nome, " trasporterà, cullata dal fiume, le voci, le lingue e le storie narrate dagli abitanti dei quartieri lungo il suo corso" spiega il comunicato stampa "I ponti di luce, trasportati da veicoli 100% elettrici, si muoveranno lungo gli argini del fiume e andranno a valorizzare, grazie al disegno luminoso, i luoghi simbolo dei quartieri. Sarà una coreografia in movimento che toccherà i ponti Carpanini, Livorno e Washington; che visiterà il Parco Dora, la Biblioteca Italo Calvino, il Campus e Borgo Dora, tutti luoghi simbolo di inclusività e condivisione. Ponti di luce tra le persone che condividono uno spazio sia reale, sia interiore. Al termine del pe

Palazzo del Lavoro: una nuova proprietà e poi il centro commerciale?

La Stampa oggi in edicola anticipa quello che potrebbe essere il futuro prossimo venturo del Palazzo del Lavoro. In corso Unità d'Italia, accoglie i viaggiatori provenienti da sud e da tempo le sue condizioni precarie ammoniscono sui danni dell'incuria e dell'incapacità di gestione in edifici preziosi. Il Palazzo è stato costruito per Italia '61 su progetto di Pier Luigi Nervi ed è considerato uno dei capolavori dell'architettura novecentesca italiana. Di pianta quadrata, con lato di 156 metri, per un'altezza di oltre 25 metri, è formato da sedici moduli di 40 metri per lato, ognuno dei quali ha un pilastro centrale alto 25 metri che regge travi disposte a raggiera. Le pareti esterne sono vetrate, dotate di lamelle frangiluce oggi gravemente danneggiate, ma che in origine filtravano la luce solare in base ai diversi momenti della giornata (la luce filtra anche dall'alto, dai lucernari che separano i diversi moduli).

Palazzo del Lavoro Torino Palazzo del Lavoro Torino
Palazzo del Lavoro (foto a destra da Wikipedia, a sinistra da Artribune)

Il Palazzo del Lavoro è stato una delle icone di Italia '61, ma il suo tormento è iniziato subito dopo: cosa fare di questa struttura grandiosa, pensata per ospitare mostre ed eventi? Il suo destino non ha mai trovato una direzione, avendo persino ospitato per anni i corsi della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Torino. Negli ultimi anni, tra le diverse proposte per il suo futuro, vari musei, un centro commerciale e persino un Parco divertimenti. La soluzione più probabile è quella del centro commerciale, che, attraverso una piazza centrale interna e balconate che vi si affacciano, mantenga leggibile il volume originario e la magnifica trama a raggiera del soffitto. Ma i dubbi delle Amministrazioni e diversi problemi burocratici hanno finora rimandato ogni soluzione.

Probabilmente un nuovo passo avanti può essere l'annuncio de La Stampa: da settembre il Palazzo del Lavoro sarà al 100% proprietà di Cassa depositi e prestiti. "Gefim, azienda attiva nel settore edilizio ed immobiliare della famiglia Ponchia, sta infatti cedendo la sua metà di quote all'interno di Pentagramma Piemonte spa, partecipata pariteticamente da Cdp Immobiliare e da Gefim, proprio a Cassa depositi e prestiti che diventerà così socio unico della società impegnata nel recupero architettonico della struttura realizzata in occasione di Italia '61" scrive il quotidiano torinese. Cosa succederà poi? Il Palazzo dovrà essere sottoposto a una serie di bonifiche e lavori di consolidamento e restauro, necessari dopo l'incendio del 2015 e richiesti anche dalle Soprintendenze. E poi, probabilmente, tornerà in campo l'idea di trasformarlo in un centro commerciale di 43mila metri quadrati, con una superficie effettiva di vendita di 18mila metri quadrati; prevista anche la costruzione di un parcheggio sotterraneo da 1500 posti. I lavori potrebbero partire subito dopo il passaggio di proprietà. Che dire? Teniamo le dita incrociate.


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