Le cupole della chiesa di San Lorenzo e della Moschea di Córdoba, misteri di archi e luce

La chiesa di San Lorenzo custodisce una delle cupole più belle di Torino, la più bella, si potrebbe definire, insieme alla "sorella", la cupola della Cappella della Sindone, non a caso dello stesso architetto, Guarino Guarini. Di lei si sa tutto o quasi da un punto di vista statico, sono meno chiare le influenze culturali, che ispirarono il frate teatino: cosa gli ispirò l'idea di una cupola formata da otto archi intersecantisi, a formare una stella a otto punte e un ottagono su cui impostare la lanterna? Le influenze culturali sono una delle parti più interessanti dell'architettura, che non si limita a metterci un tetto sulla testa, ma è prodotto di idee, tradizioni, contaminazioni e racconta anche il modo di vivere e di pensare, i valori di una società.  La cupola della chiesa di San Lorenzo a Torino (sin), la cupola sul mihrab delal Mezquita di  Córdoba (des) entrambe le foto, da Wikipedia Una delle ispirazioni più chiare di San Lorenzo è la cupola della maqsura

Quando c'erano industrie, treni e gasometri, lungo la Dora

Dal Parco della Pellerina, passando per i dintorni dell'Ospedale Amedeo di Savoia e per il Parco Dora, fino ai lungofiume che portano al Campus Einaudi, le rive della Dora sembrano un lungo parco lineare, in cui passeggiare senza mai lasciare i filari di alberi e il verde. Non è stato sempre così.

Torino lungo la Dora Torino lungo la Dora

Fino a qualche decennio fa, la Dora era il fiume della prima industrializzazione. Nella divisione dei ruoli dei fiumi, questa era stata la sua vocazione sin dai tempi del Ducato: al Po il loisir, il piacere di Casa Savoia, alla Dora i mulini per la produzione e le piccole borgate di chi viveva di artigianato e fatica. Lungo le sue rive erano così sorte piccole fabbriche, stabilimenti delle grandi industrie e gasometri (l'unico sopravvissuto, diventato meta degli amanti di fotografia per gli scorci che offre, è nei pressi del Campus Einaudi, a Vanchiglia). E per rifornire queste industrie e la città, per portare via i prodotti finiti e importare i materiali necessari alla loro produzione, i binari dei treni, mano a mano fagocitati dalla città in espansione. La Ciriè Lanzo è una delle ferrovie più emblematiche, in questo senso. C'è stato un momento, nella storia del Novecento, in cui i suoi binari attraversavano corsi molto frequentati come corso Vercelli o corso Emilia, con i disagi conseguenti (se passate in queste strade, poco oltre la Dora vedrete ancora i segni dei binari ferroviari, che poi si interrompono).

Torino lungo la Dora Torino lungo la Dora

Per attraversare la Dora c'era il cosiddetto ponte del Carbone, che, scrive l'utente Censin su Torino sparita di skyscrapercity.com, "serviva il raccordo ferroviario che, partendo dallo scalo merci della Ciriè - Lanzo, con un lungo giro per via Carmagnola - via Lodi - via Aosta (necessario per superare il notevole dislivello), raggiungeva la Dora, che attraversava su quel ponte, per poi costeggiarla e raggiungere le officine del gas di Porta Palazzo e Vanchiglia.(quest'ultima ora ospita il campus Einaudi)". Tutti i giorni gli abitanti di quelle vie vedevano e sentivano il fumo che saliva dalle locomotive, con gli immaginabili fastidi.

Le fotografie che illustrano quella Torino sono davvero sorprendenti e impressionanti: una città industriale, di fabbriche, fumi e inquinamento in quartieri densamente abitati. E chi immaginerebbe oggi treni sbuffanti nel cuore della città, con i loro fumi e i loro rumori? La città che cambia dimentica anche questi decenni, li lascia al passato e difficilmente ne racconta la storia. Ci pensano queste fotografie e le passeggiate: tra la Pellerina e il Campus Einaudi oggi ci sono panchine, alberi e parchi, grazie a chi ci ha pensato.

Le foto da Torino Sparita, di skyscrapercity.com.


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