Eroi e guerre, dee e pandemie al Festival del Classico, in streaming

Passa allo streaming anche il Festival del Classico, progetto della Fondazione Circolo dei Lettori per valorizzare l'eredità lasciataci dal mondo greco-latino, riscoprire i suoi valori e dare loro un'interpretazione per l'età contemporanea. Dal 29 novembre al 4 dicembre 2020, incontri, lezioni e conversazioni del Festival del Classico saranno online, sul sito del Festival e sui canali FacebookYoutube del Circolo dei Lettori.

Festival del Classico

Il primo appuntamento sarà l'anteprima del 27 novembre, alle ore 18.30, Myth and reality in the Jewish Culture - Coscienza storica e mito nell'identità del popolo ebraico, una riflessione dello scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua sull'importanza dei miti nella costruzione dell'identità religiosa, politica e nazionale; introduce alla lezione, Elena Loewenthal, direttrice del Circolo dei Lettori.

Poi, da sabato 28 novembre, sarà tempo di Ulisse, Achille ed Ettore, di Iliade e Odissea, di Amore e Guerra, nell'Olimpo e tra i mortali, con un occhio speciale al rapporto dell'antichità delle pandemie e al primo degli immigrati clandestini del Mediterraneo, Enea in fuga da Troia in fiamme. Gli appuntamenti sono tanti e appassionanti e, da ragazza che ha dimenticato l'aoristo tempo fa, ma ricorda sempre la lezione di Antigone sulle leggi che ci sono state prima degli dei e continueranno dopo di loro, sto cercando di districarmi, perché i temi che mi piacciono e non voglio perdere sono tanti. Qui vi lascio una mia piccola guida, per gli appuntamenti giorno per giorno c'è il calendario sul sito del Festival del Classico.

Uno degli eventi che non intendo perdere è La notte degli eroi, il 28 novembre dalle ore 22.30. Condotto da Neri Marcorè, è costituito da diversi segmenti, tutti imperdibili, dagli eroi dei canti epici alle donne che li aspettavano, dal responsabile della bellezza del mondo, l'Imperatore Adriano, descritto da Marguerite Yourcenar, al destino di Enea, clandestino in fuga dalla guerra, fondatore di un nuovo impero. La Notte più appassionante dell'autunno. Ecco i diversi segmenti: Forza passioni e lacrime degli eroi, con Matteo Nucci (Abituati a contrapporre Ettore e Achille, i due eroi che si sfidarono sotto le mura di Troia, dimentichiamo la parola degli antichi. Sono Odisseo e Achille i due poli opposti, gli eroi che rappresentano, con le loro azioni, due paradigmi di umanità agli antipodi. Ma in che senso? Due intelligenze, certo. E soprattutto due stili di vita. Due modi di spendere la più grande ricchezza a disposizione dei mortali: il tempo); Ogni essere che ha vissuto l'avventura umana sono io, con Chiara Valerio (Memorie di Adriano, per come lo conosciamo oggi è un doppio romanzo. Il primo, evidente, dichiarato, è la vita dell’imperatore Adriano raccontata da lui medesimo, il secondo implicito, ctonio pure, è la storia di Marguerite Yourcenar scrittrice, l’opera al nero di Yourcenar che dopo essersi dissolta, si ricrea tanto da dire "Ecco che cos’è questo romanzo, non solo l’ho scritto, ma te lo spiego"); Le donne e la guerra, la guerra delle donne, con Melania Mazzucco (Non solo fanciulle rapite e madri caritatevoli, i testi antichi sono ricchi di donne che le guerre non le fanno scoppiare ma le combattono e, spesso, le vincono. A volte le perdono, tante volte le subiscono, alcune imbracciano armi e coraggio e si buttano nella battaglia. Ci sono le Amazzoni, c’è la dea Athena, e Lisistrata, che combatte con le parole. Ma anche Andromaca, sposa di Ettore fedele e affettuosa, e ovviamente Elena di Troia. E oggi? Che ruolo hanno le donne nelle guerre? Anche adesso ci sono sia vedove tristi che capi di Stato, sia orfane che ufficiali sul campo. Pure in questo caso, i classici raccontano storie eterne); La lezione di Enea, con Andrea Marcolongo, (Se in tempo di pace e di prosperità chiediamo a Omero di insegnarci la vita, a ogni rivolgimento della Storia dovremmo deporre Iliade e Odissea e riprendere in mano l'Eneide. Il canto di Enea, infatti, è destinato al momento in cui si sperimenta l’urgenza di raccapezzarsi in un dopo che stordisce per quanto è diverso dal prima in cui si è sempre vissuto. Perché Enea è l'eroe che vaga nel mondo portandosi sulle spalle anziani e bambini, è colui che viaggia su una nave senza nocchiero alla ricerca di un nuovo inizio, di una terra promessa in cui ricominciare. È l'uomo sconfitto, colui che non ha più niente tranne la capacità di resistere e di sperare. Un personaggio quanto mai attuale); Odisseo, uomo moderno contro le avversità, con Roberto Vecchioni (Odisseo è "colui che è odiato", che è preso in giro dal destino. Ma il destino lui lo affronta, lo sfida, perché non ha paura di nulla, si butta a capofitto contro qualsiasi avversità. Incarna pienamente lo spirito dell'Illuminismo, secondo cui l'uomo è più forte di ogni cosa. Spartiacque tra una cultura di favole mitiche e la conquista dell'anthropos, è comunque pieno di dubbi e paure, ma questo - tratto tipicamente umano, del resto - non gli impedisce di andare a sbattere contro ciò che non conosce. E di vincere sempre. Perché non ha timore di inventare la vita).

Tra le altre lezioni da non perdere del Festival del Classico, il 29 novembre 2020, alle ore 10, Storia della guerra e storia della pace: la lezione tucididea - Dall'Iliade all'imperialismo bellico moderno, con Luciano Canfora, filologo classico e storico, presidente onorario Festival del Classico. Il 1° dicembre alle ore 18, Pacique imponere morem: Enea lo straniero "Da genti diverse hai fatto un’unica patria", con il grecista Giulio Guidorizzi, perché già l'introduzione del comunicato stampa è un invito alla riflessione sull'attualità: "I Romani scelsero come loro eroe fondatore uno straniero. Enea fugge dalle rovine di una città in fiamme portando con sé un vecchio e un bambino; ci sono emigranti che partono mettendosi in tasca un pugno della loro terra natale: Enea partì portandosi dietro i Penati, che rappresentano la memoria della sua gente. Non sa dove andrà, ma sa che da qualche parte c’è una terra che lo aspetta. Così i suoi discendenti fondarono Roma. Mille anni dopo Romolo, un altro straniero, che nel frattempo era diventato imperatore, celebrò le feste per il millennio della città: si chiamava Filippo l'Arabo ed era nato in Mesopotamia. Il senso storico della civiltà romana lo esprime un poeta della tarda antichità, Rutilio Namaziano: "da genti diverse hai fatto un'unica patria". Potrebbe, anzi dovrebbe, essere il motto dell'Europa". Sempre il 1° dicembre, ma alle ore 21, un conflitto eterno, sulle due rive del Mar Egeo, ancora attuale, anche in questi giorni: Aspettando i barbari. Scontri di civiltà tra Oriente e Occidente - Dalle guerre persiane in poi, con lo storico Gennaro Carillo, la giornalista Francesca Mannocchi e la docente di Diritto Romano Laura Pepe (Le guerre persiane: primo scontro di civiltà tra Oriente e Occidente e nascita dell'entità europea per contrasto con il mondo altro, barbaro, della grande regalità persiana. Dallo scontro tragico delineato da Eschilo nella tragedia I persiani tra Greci e Barbari, tra ordine e caos, tra limite e hybris agli scontri di civiltà che si rinnovano nel nostro tempo con il ritorno di una nuova guerra fredda che ripropone le tesi di Hungtington nel nuovo dis/ordine mondiale).

Segnalo poi due appuntamenti che aprono uno squarcio sull'universo femminile, in un mondo totalmente misogino come era quello greco (più di quello romano). Il 3 dicembre alle ore 21, le letture di Chiara Francini, su testi scelti dalla grecista Olimpia Imperio, dal titolo La guerra non ha un volto di donna – Soffrire invano per una nuvola (Una breve selezione dal testo di Svetlana Alecsjevic, premio Nobel per la letteratura del 2015, precede la lettura di passi dalle tragedie di Euripide, Elena, Ecuba, le  Troiane. Protagoniste delle ultime due sono le donne troiane, simbolo dei vinti della storia, testimoni di un eccidio etnico e culturale, colpite pesantemente dalla guerra e dalle sue conseguenze. Ecuba rappresenta il dolore assoluto, senza catarsi, e denuncia nella sua disperata solitudine l'insensatezza della guerra in ogni sua forma, principio disgregante dell'universo. Nelle Troiane prevale una dimensione corale, ma la denuncia della guerra non è meno forte. L’antimilitarismo traspare anche nella rivisitazione del mito di Elena: la guerra di Troia è stata un inutile spargimento di sangue, perché la vera Elena non era in quel luogo. Quando il servo viene a saperlo, dice a Menelao: "Vuoi dire che abbiamo sofferto invano per una nuvola?". In questa domanda è racchiuso uno dei significati più autentici dell'opera: spesso gli obiettivi che si vogliono raggiungere tramite la guerra sono solo pie illusioni; proprio come era un'illusione Elena, che sembrava una donna e invece era solo "un vuoto miraggio").

E, soprattutto, l'appuntamento dedicato ad Athena, la dea nata adulta dalla testa di Zeus, che "sfodera l'esercizio del pensiero e, da sola, decide e agisce. Dea amata e temuta, protagonista assoluta della mitologia greca, è una delle prime rappresentazioni del femminismo occidentale" spiega il comunicato stampa (e nella sua solitudine, come quella di Artemide, altra dea abituata a pensare da sola e a rifiutare l'amore per mantenere la propria indipendenza e libertà, testimonia quanto il mondo classico temesse, in fondo, la libertà delle donne). Greek to me. L'universo mitologico femminile - Dalla glaucopide Athena in poi è il titolo dell'evento, con Mary Norris del New Yorker. Il 4 dicembre alle ore 21, è l'ultimo evento del Festival del Classico. Sia permesso dirlo: geniale che il Festival, dopo aver tanto parlato di eroi e guerre, chiuda con un evento dedicato alla più sfuggente e più astuta delle dee, omaggio finale alla donna e alla sua sapienza (erano misogini, i greci, ma avevano intuito che il sapere non può prescindere da una mente femminile).


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