Torinesi per sempre: chef Carlo Bigi, Torino città cosmopolita a misura d'uomo

  Carlo Bigi, nato a Torino, 34 anni, Executive chef allo Sleepy Hollow Country Club (NY), vive a Greenwich, negli USA Hanno lasciato Torino per amore, lavoro, avventura, ma non si sono liberati di lei. Per questo raccontano la loro Torino da lontano: cosa amano e cosa detestano della città, in cosa si riconoscono e a cosa si ribellano, quali sono i posti che non smettono di frequentare quando tornano e quanto si rimane torinesi inside , anche vivendo altrove. Grazie a tutti loro, per il loro tempo e per il loro affetto che non muore per questa città. C'è bisogno anche di loro, per ripensarla.  - Torinesi inside per sempre? Cosa sente di aver conservato di torinese nel suo bagaglio personale? Assolutamente si, sempre torinese e quasi con l'obbligo di raccontare la città agli stranieri, che purtroppo non la conoscono. Di torinese conservo la riservatezza, non sento il bisogno di informare tutti di tutto quello che mi accade quotidianamente - Torino vista da fuori: la qualit

L'annus horribilis di Vittorio Amedeo II, alla Reggia di Venaria Reale

Sul sito della Reggia di Venaria Reale, questo bel racconto del triste inverno del 1716, firmato da Andrea Merlotti, direttore del Centro studi delle Residenze Reali Sabaude. L'annus horribilis non è invenzione moderna nelle Case Reali da Elisabetta II d'Inghilterra, provata dagli scandali dei figli, a Felipe VI di Spagna, alle prese con gli scandali del padre.


La Reggia di Venaria Reale con la neve, dal sito lavenariareale.it

Anche in passato i monarchi hanno vissuto  periodi bui e, racconta Merlotti, a Vittorio Amedeo II e sua moglie Anna Maria toccò nell'inverno tra il 1715 e 1716. Nel giro di pochi mesi si susseguirono lutti dolorosissimi, non solo per la dinastia: a marzo 1715, il vaiolo si portò via l'erede al trono, il sedicenne Vittorio Amedeo Filippo, quindi, a settembre 1715 scomparve Luigi XIV, il Re Sole, che fu il grande nemico del sovrano sabaudo, ma anche suo prozio (e zio di Anna Maria, figlia di suo fratello Philippe); ancora, a settembre 1715, morì il giovanissimo Tomaso di Carignano, che i sovrani consideravano come un figlio. Ancora prima, nel febbraio 1714, era morta l'ultimogenita Maria Gabriella, regina di Spagna (e al suo posto sarebbe salita al trono Elisabetta Farnese, nemica dei Savoia).

Una serie di lutti terribili, uno dietro l'altro, che spinsero Vittorio Amedeo e Anna Maria a lasciare Torino sin da maggio 1715, dopo la morte del primogenito. Prima furono a Venaria e quindi in Savoia, da dove tornarono nell'ottobre 1715, senza però riuscire ancora a mettere piede nel Palazzo Reale torinese, latore di troppi ricordi tristi e dolorosi. Si trasferirono a Venaria e vi rimasero per quasi un anno, fino a novembre 1716. "Per un anno e mezzo, Venaria fu, quindi, il luogo in cui la coppia cercò di elaborare un lutto troppo grande per viverlo a Torino, dove tutti vedevano tutto. Ben diversamente avevano immaginato gli anni successivi alla conquista della corona reale. Nello stesso tempo, però, la reggia sulla Ceronda fu anche il luogo dove costruirono il futuro che ancora restava. Nelle sue sale Anna e Vittorio ricevevano, infatti, non solo ministri e diplomatici, ma anche Juvarra che presentava loro i suoi progetti per trasformare Torino. E in quelle stesse sale iniziarono ad occuparsi dell'educazione del secondogenito, quel Carlo Emanuele III che sino allora avevano un po’ trascurato. Forse anche per questa ragione, questi avrebbe avuto un rapporto particolarmente stretto con Venaria" scrive Merlotti.

Cose a cui non si pensa quando si visitano questi palazzi sfarzosi e magnifici, quanta vita reale, quanti dolori, pensieri, emozioni, quelle sale piene di luce hanno visto e protetto.

Non perdetevi il bel testo di Andrea Merlotti, a questo link www.lavenaria.it.


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