Photocall, la mostra più glamour al Museo Nazionale del Cinema

La mostra più glamour della stagione è al Museo Nazionale del Cinema, si intitola Photocall. Attrici e attori del cinema italiano e rende omaggio non solo ai divi del nostro cinema, ma anche ai loro fotografi, senza i quali, bisogna dirlo, non esisterebbero divismo né popolarità. Fotografie scattate sui set cinematografici, rubate dai paparazzi, fatte sui tappeti rossi dei Festival di tutto il mondo, a incarnare il sogno che il cinema è sempre stato, sin dalla sua nascita. E ci si sente un po' protagonisti all'inizio di questa mostra, quando, sotto la cupola della Mole Antonelliana, c'è un piccolo red carpet pensato per i visitatori, con la gigantografia di alcuni fotografi torinesi che accolgono i visitatori tra flash: ci si muove, ci si gira e ci si sente una star! Poi inizia il percorso espositivo, lungo la sala elicoidale che percorre la cupola. In quattro sezioni, Attrici e attori contemporanei , Dive Pop e Italian Men , Icone della rinascita e Ritratto d'

Architetture contemporanee per l'Amilu Farm Villa, by F:L Architetti

Non solo Torino, ma anche i suoi dintorni offrono begli esempi di architettura contemporanea. Come questo edificio, l'Amilu Farm Villa, progettato dallo studio torinese F:L Architetti, per un'azienda agricola e relativa residenza familiare dei suoi proprietari, una coppia franco-statunitense con figli. Siamo sulla collina di Gassino Torinese, dove il precedente fabbricato degli anni 30, senza valore architettonico e adibito ad azienda agricola, è stato demolito per un nuovo edificio, formato da tre maniche, i cui volumi seguono le pendenze del terreno e la cui immagine ricorda le antiche cascine piemontesi, declinate però secondo il gusto e le esigenze contemporanee.

Amilu Farm F:L Architetti Amilu Farm F:L Architetti

Arrivando dalla strada, appare la fattoria, in mattoni, su questa manica se ne inserisce perpendicolarmente un'altra, anch'essa in laterizi, ma collocati a corsi sfalsati, a ricordare i fienili delle cascine e a ricreare così l'idea di un'aia. Questa manica è proiettata verso la vallata, con un bell'effetto all'interno: grazie all'ampia apertura, una sorta di citazione di Casa Y, dello stesso studio torinese, il paesaggio esterno diventa sfondo e parte dell'interno. All'ombra di questa manica, sorge la residenza privata, parallela alla valle e con una biopiscina sulla terrazza antistante. Sotto la terrazza della biopiscina, la limonaia.

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La residenza vera e propria si sviluppa sulle due maniche più interne e più intime: il living, a tutt'altezza, è coperto da un bel tetto di legno ed è illuminato, oltre che dalle ampie aperture, anche, a sorpresa, dai piccoli oblò di vetro inseriti nella tessitura grigliata di laterizi, che all'esterno appaiono quasi invisibili. "Un effetto da vedere anche di notte, quando la casa è illuminata dall'interno e appare come una lanterna nel buio" commentano gli architetti Luca Maria Gandini e Fabrizio Caudana. Intorno al soggiorno, da un lato la sala-cinema e gli ambienti di servizio, con, al piano superiore, le stanze per i figli dei proprietari, dall'altro la camera padronale, con i suoi servizi.

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La camera padronale è l'unica nella manica più interna, affacciata sulla piscina e costruita in cemento. "Si trova nell'ampiamento da noi realizzato rispetto all'azienda agricola degli anni 30, sulla cui impronta è costruito il resto dell'edificio. Per segnalare questa differenza, è in cemento bianco, con uno stile minimalista e contemporaneo" dicono gli architetti. All'interno, il cemento è a vista e la stanza è chiusa da una bella vasca da bagno, che sottolinea l'intimità dei momenti che vi si trascorrono. Le tre camere dei figli, sull'altro lato, sono dotate di servizi e di un piccolo soppalco utilizzabile per giocare, divertirsi, studiare. Sul lungo corridoio, gli armadi, disegnati su misura da F:L Architetti; sono su misura tutti gli arredamenti fissi, cucina compresa, mentre il resto dei mobili apparteneva già ai proprietari della residenza.

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L'Amilu Farm è stata realizzata seguendo i valori della famiglia che lo abita, attenta alla sostenibilità in ogni scelta di vita. Tutto è stato progettato e costruito seguendo questi criteri: la biopiscina non utilizza il cloro, ma materiali naturali e il filtraggio dell'acqua; diventa anche una sorta di centro raccolta dell'acqua piovana per l'azienda agricola (ci sono anche quattro cisterne che hanno la stessa funzione) ed è dotata di una piattaforma che, alzandosi, cambia la sua profondità, fino ad arrivare alla superficie. Rispondono alle esigenze di sostenibilità anche i materiali: mattoni antigelivi cotti ad alta temperatura, legno esterno trattato shou sugi ban, pietra blu del Belgio per pavimentazioni esterne ed interne, cemento faccia a vista trattato con Penetron per evitare l’utilizzo di guaine impermeabilizzanti.

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"Il sogno dei committenti era quello di creare una grande architettura in un contesto naturalistico forte: una casa piena di vita, di grande respiro, intima per la famiglia, aperta per gli amici, vivibile tra interno ed esterno in ogni stagione, con ampi spazi da dedicare alla cucina e al gioco" concludono gli architetti.

Le foto sono di Beppe Giardino.


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