TorineSÌ: Luigi Orfeo, se Torino fosse più orgogliosa di se stessa


Luigi Orfeo, nato a Napoli, 37 anni, diplomato all'Accademia Silvio D'Amico
attore e regista, tra i fondatori della Compagnia dei Fools e di Casa Fools

Sono arrivati a Torino per scelte sentimentali, familiari, professionali o magari perché un giorno ci sono passati, se ne sono innamorati e hanno fatto di tutto per non andare via. Il loro sguardo racconta aspetti della città che  chi è nato e vissuto qui non vede, magari per abitudine, e offre muovi stimoli e nuovi suggerimenti (vedrete, mano a mano, diversi fili conduttori, nelle loro parole). Sono i TorineSÌ per scelta, quelli che hanno lasciato le loro zone comfort per aprire una nuova pagina di vita in città.
E grazie a tutti loro per il tempo, lo sguardo, le idee sulla Torino che vedono e quella che potrebbe essere.


- Quando e perché ha scelto Torino? La prima immagine e la prima impressione della città, all'arrivo.
La Compagnia dei Fools, di cui sono uno dei fondatori, ha scelto Torino in modo quasi scientifico. Siamo nati a Roma nel 2005 e dopo una decina di anni abbiamo deciso di cambiare città. Abbiamo fatto ricerche perché volevamo vivere in una città capace di investire in cultura, interessata al teatro, ai grandi eventi e in ascesa. Per sintetizzare, eravamo intorno al 2012, abbiamo trovato un certo numero di città e abbiamo scelto Torino, che aveva una curva ancora in ascesa ed era ricca di promesse. Con Stefano e Martina abbiamo preso un treno e siamo venuti qui per un paio di giorni per decidere; conoscevamo già la città perché avevamo partecipato varie volte a Micron, una rassegna di opere da camera in cui eravamo scritturati come attori. Ma un conto è viverci un mese, un altro è trasferirsi. E noi siamo arrivati in cinque alla fine del 2012.
La mia prima immagine di Torino è piazza Vittorio Veneto, che mi ha incantato: quella collina, la piazza enorme, i portici, il senso della prospettiva con Palazzo Madama al fondo di via Po! Ricordo che pensai subito che volevo casa lì vicino per poterla vedere tutti i giorni. E infatti vivo in Vanchiglia e non mi sono mai spostato, per me Torino è Vanchiglia, quando vado a San Salvario mi sembra di andare all'estero! È un quartiere con un'anima da borgo, c'è tutto, quando sono arrivato c'era LoveVanchiglia, con i cortili, gli studi degli artisti aperti, i musicisti e le esibizioni per strada, una cosa bellissima!

- Cosa vorrebbe avesse Torino della sua città d'origine e, viceversa, cosa la sua città d'origine dovrebbe avere di Torino?
Fantasticando, Torino dovrebbe avere il mare, sarebbe la città più bella del mondo, e Napoli dovrebbe essere pianeggiante come Torino. Lasciando il sogno, Torino dovrebbe essere più orgogliosa di se stessa e delle sue origini: a Napoli tutti parlano napoletano, a Torino nessuno parla il torinese; se a Napoli vai nella zona della Ferrovia, che sarebbe come Porta Palazzo a Torino, trovi persone di ogni parte del mondo, che parlano la propria lingua di origine e il napoletano, qui non succede, non senti che c'è una cultura a cui devi adeguarti o aderire e questo è un peccato. La cosa che mi spiace è che Torino è come la sorella sfigata di Milano perché ha un sacco di idee che poi vanno altrove e secondo me questo è dovuto anche a questa mancanza di orgoglio locale. Non c'è una cultura a cui adattarti, un'identità chiara della città che possa far aderire e dire "questa è Torino!"
Quello che mi piace di Torino, e che sarebbe bello vedere a Napoli, è che è tranquilla, ha quest'atteggiamento sabaudo che impedisce di far vedere le proprie emozioni, fa le cose con tranquillità, Napoli invece ha sempre un atteggiamento da catastrofe imminente, da "maroonnn!" e mani nei capelli, e questo si riflette nell'organizzazione delle città.

- Una cosa che non avrebbe mai detto di Torino e che l'ha invece piacevolmente sorpresa, vivendoci; e invece la conferma, positiva o negativa, di un'idea che aveva già della città.
La piacevole scoperta è che Torino si adatta allo spirito di chi la abita. Se vieni a Torino con un atteggiamento positivo, sei aperto a nuovi incontri, sei attivo, Torino ti ricambia; se vieni con un atteggiamento negativo, Torino non ti calcola. È una città che risponde agli stimoli e allo stato d'animo di chi arriva.
La conferma... è l'unica città in cui è evidente e lampante la divisione in classi sociali; in sette anni le cose sono cambiate, ma qui c'è ancora l'aristocrazia, anche se si chiama borghesia, e ci sono gli operai, che non vanno più alla FIAT, ma sono gli ingegneri che vanno e vengono da Torino per lavorare fuori. Fino a poco tempo fa la città era amministrata dall'aristocrazia, basti pensare che il ramo culturale è tenuto in piedi da una banca privata, cosa succederebbe se non ci fosse? Sarebbe interessante, sia in senso negativo che positivo.

- Il posto in cui ha iniziato a capire Torino, da consigliare anche a chi visita la città.
Io sono un grande sostenitore di Torino, tornerei a scegliere di vivere qui con molta convinzione. Dico sempre ai miei amici che vengono a trovarmi che non se ne possono andare senza essere andati a Porta Palazzo, il cuore pulsante, il luogo in cui succede tutto. Non mi riferisco solo al mercato, con tutti i cambiamenti in corso anche lì, tra nuova aristocrazia e classi sociali, ma anche ai dintorni, pensiamo al Balon, diventato un appuntamento mondano della città.

- Tre cose da cui Torino può ripartire dopo la crisi di questi anni e dopo la pandemia
I grandi eventi. Quando sono arrivato c'erano il Salone del Gusto, il Salone del Libro, Vanchiglia Love, i concerti di musica classica in piazza San Carlo, io ho pianto di felicità al vedere così tanta gente, sembrava Woodstock, ma si ascoltava Beethoven!, il Kappa Future Festival. Qui passavi dalla musica elettronica a Vivaldi! Un biglietto da visita incredibile per la città. Deve tornare a puntare forte sui grandi eventi, con il covid? Sì, adesso è il momento perché i grandi eventi richiedono un impegno almeno biennale per l'organizzazione. Torino ha smesso di essere città industriale per puntare sui servizi e i servizi vanno a braccetto con il welfare culturale.
L'ambiente: non va bene che sia una delle città più inquinate d'Europa, è necessario un piano per lottare contro l'inquinamento
Il turismo anche naturalistico: Torino ha dintorni naturalistici bellissimi, qui non mi è mai mancata la natura, in 10 minuti da casa sono nel Parco del Meisino e mi sembra di essere in un bosco! La città deve sfruttare queste potenzialità a livello turistico.


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