TorineSÌ: Mariachiara Montera, se Torino fosse meno conservativa



Mariachiara Montera, nata a Salerno, ha vissuto a Bologna e Milano, prima di approdare a Torino
content marketing manager e content creator, ha creato le Food Masterclass e il blog TravelwithGusto

Sono arrivati a Torino per scelte sentimentali, familiari, professionali o magari perché un giorno ci sono passati, se ne sono innamorati e hanno fatto di tutto per non andare via. Il loro sguardo racconta aspetti della città che chi è nato
 e vissuto qui non vede, magari per abitudine, e offre muovi stimoli e nuovi suggerimenti (vedrete, mano a mano, diversi fili conduttori, nelle loro parole). Sono i TorineSÌ per scelta, quelli che hanno lasciato le loro zone comfort per aprire una nuova pagina di vita in città.
E grazie a tutti loro per il tempo, lo sguardo, le idee sulla Torino che vedono e quella che potrebbe essere.

- Quando e perché ha scelto Torino? La prima immagine e la prima impressione della città, all'arrivo
Sono arrivata qui 7 anni fa, nel 2012, dopo averla annusata per un paio di anni: venivo da Milano, dove ho vissuto per 6 anni, dopo 6 anni di Bologna e il primo pezzo di vita in provincia di Salerno, a Olevano Sul Tusciano. Sono nata in un piccolo paese sul fiume e ho sempre desiderato la città, per poi scoprire che la città vera ed enorme mi affaticava e volevo una città più a misura d'uomo. Torino in questa mi sembrava perfetta: qui mi sono sentita a casa, subito. Quando mi ci sono trasferita mi è sembrata più chiusa di quel che pensassi: avevo respirato una grande energia e pensavo abitasse nel DNA dei torinesi. Ma poi ho scoperto quanto sa essere conservativa questa città, nel bene e nel male. E purtroppo sono convinta che l'amministrazione Appendino abbia fatto malissimo, impoverendo il tessuto sociale e industriale della città.

- Cosa vorrebbe avesse Torino della sua città d'origine e, viceversa, cosa la sua città d'origine dovrebbe avere di Torino
La mia città di origine è un paesino di 6.000 persone dove ho vissuto fino ai 18 anni, e pertanto non ha senso fare un paragone: poi sai, credo che l'età in cui vivi le città cambia di molto la percezione che ne hai. Quindi ti risponderò con un riferimento alle città dove ho vissuto: vorrei che del mio paese Torino avesse le mozzarelle e la vicinanza al mare; vorrei che di Bologna avesse gli investimenti nel turismo e la mortadella; vorrei che di Milano avesse un'imprenditoria eterogenea e che investe nello sviluppo della città.
Di Torino esporterei i gianduiotti e la bellezza che ti riempie gli occhi di gioia, ogni volta.

- Una cosa che non avrebbe mai detto di Torino e che l'ha invece piacevolmente sorpresa, vivendoci; e invece la conferma, positiva o negativa, di un'idea che aveva già della città.
Eh, io sono monotematica: per me il cibo governa il mondo. Quindi: sapevo che Torino era una città deliziosa dal punto di vista gastronomico, ma non mi aspettavo lo fosse così tanto e in maniera tanto accessibile. Torino ha una rete di mercati, gastronomie, produttori, ristoranti che sono un patrimonio enorme: comunicato male, ma con una grande sostanza. Soprattutto, è una bontà che è accessibile a tutti: in ogni mercato ci sono contadini che vendono ottime verdure, le macellerie sono dei tesori, i panettieri di qualità sono tanti, si beve bene spesso.
Torino è conservativa, questo l'ho già detto: mi è sembrata un paesone e se per certi versi è una dimensione che amo, dall'altra porta con sé tutti i limiti di crescita e mentalità. Mi autocito e dico anche qui che "Torino è stupenda, ma è pigra, diffidente, e miope: accentra il poco potere che ha nelle mani delle stesse persone, non ridistribuisce ruoli a chi non sa da dove arriva." Non mi aspettavo una città così piena di custodi di tesoretti ereditati e non meritati, e così poco disposti a farli fruttare mettendoli a bene comune. Ne avevo scritto a questo link: mariachiaramontera.it Dopo quell'articolo ho avuto centinaia di mail e commenti di risposta, tanti da persone che sono scappate da Torino per fatica a trovare un proprio spazio di crescita, insieme a molti torinesi che non avendo reti familiari di un certo livello, faticano a farsi spazio: ci sarebbe da riflettere.

- Il posto in cui ha iniziato a capire Torino, da consigliare anche a chi visita la città
Guarda, ti dico quello a cui sono più affezionata, perché ci vivo vicino, ma dice anche molto di Torino: è il Parco della Tesoriera, lungo corso Francia. Qui siamo lontani dai salotti del centro e anche dalle periferie più a rischio. Questo parco è vissuto con molto rispetto, perché i torinesi sanno prendersi cura delle cose belle: affianco alla biblioteca c'è un gazebo con delle sedie dove ogni giorno si siedono dei vecchietti. Giocano a carte, chiacchierano. Ogni tanto qualcuno prende tavoli e sedie e li porta nel parco per leggere. C'è un gruppo che fa tai chi, alcuni personal trainer che fanno allenamento. Ogni estate c'è una rassegna di concerti e spettacoli, e dentro c'è un asilo. È un parco urbano che rappresenta l'anima popolare della città, quella dei nuovi torinesi insieme ai vecchi torinesi, che ringraziano Torino perché gli ha dato un'opportunità. Ecco, dovremmo lavorare perché quel senso di gratitudine sia anche delle nuove generazioni.

- Tre cose da cui Torino può ripartire dopo la crisi di questi anni e dopo la pandemia
Turismo, museale, gastronomico e musicale. Quindi investire in mostre, rassegne, concerti e comunicazione gastronomica. E non in maniera dilettantistica.
Infrastrutture: muoversi a Torino senza auto è penoso. Quindi: più mezzi, più piste ciclabili, più parcheggi che dialogano con i mezzi.
Investire in industrie, aziende, e nel dialogo con la città per creare una competitività reale in settori che non riguardino solo il mondo dell'auto.
Aggiungo una quarta: ammutolire chiunque dica che Torino è la città delle auto, perché dai, basta.


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