Incontri da non perdere, al Festival del Classico

Libertà e Schiavitù è il tema del Festival del Classico, a Torino dal 2 al 5 dicembre 2021, al Circolo dei Lettori, in via Bogino 9, e in diverse altre sedi sparse per la città. Alla sua quarta edizione, la manifestazione, che usa il pensiero degli antichi per analizzare i fenomeni del presente, offrirà oltre 40 incontri "tra lezioni magistrali, letture, dialoghi, dispute dialettiche e seminari, per riflettere su antiche e nuove disuguaglianze, per mettere a confronto le libertà degli antichi e dei moderni, per dare voce ai classici" anticipa il comunicato stampa. Consideriamo la schiavitù una realtà del mondo antico, quando gli sconfitti diventavano schiavi dei vincitori, quando i padroni avevano potere di vita e di morte sui propri schiavi, avendo il potere di venderli al miglior offerente o di regalare loro la libertà. "La schiavitù nel mondo occidentale è sempre esistita? È ancora presente, al giorno d'oggi, sotto nuove forme? Qual è il risultato della globalizz

TorineSÌ: Josep Ejarque, se Torino fosse meno la città dei salotti

 


Josep Ejarque, nato a Barcellona, 56 anni, laureato in Economia e Management,
destination manager ed ex direttore di Turismo Torino

Sono arrivati a Torino per scelte sentimentali, familiari, professionali o magari perché un giorno ci sono passati, se ne sono innamorati e hanno fatto di tutto per non andare via. Il loro sguardo racconta aspetti della città che chi è nato e vissuto qui non vede, magari per abitudine, e offre muovi stimoli e nuovi suggerimenti (vedrete, mano a mano, diversi fili conduttori, nelle loro parole). Sono i TorineSÌ per scelta, quelli che hanno lasciato le loro zone comfort per aprire una nuova pagina di vita in città.
E grazie a tutti loro per il tempo, lo sguardo, le idee sulla Torino che vedono e quella che potrebbe essere.


- Quando e perché ha scelto Torino? La prima immagine e la prima impressione della città, all'arrivo
Sono arrivato a Torino nel 1999, dopo aver accettato la proposta degli allora sindaco di Torino Valentino Castellani e Assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri di organizzare e lanciare Torino turisticamente, in vista dei Giochi Olimpici. Ci ho messo tre mesi per decidere, per me significava lasciare la Spagna e alcuni progetti interessanti che stavo seguendo lì. Per valutare la proposta, decisi di fare una sorta di ricognizione in città e usai alcuni giorni di vacanza, intorno a Ferragosto. Inutile dire che per me la visita fu uno choc, stiamo parlando del 1999: trovai tutto chiuso, una città deserta e mi dissi "Madonna Santa!" Accettare il lavoro è stata un po' una sfida.
Sono arrivato il 1° dicembre 1999, i primi giorni vivevo in albergo, non avendo ancora una casa, e, uscito alla sera dall'ufficio, il mio problema era dove mangiare; i ristoranti alle 20 erano chiusi o con la cucina in chiusura. Così le mie prime cene torinesi sono state da McDonald's, in piazza Castello, l'unico posto aperto in centro a quell'ora.
La mia impressione è stata quella di una città che non aveva ritmi turistici e che non aveva la consapevolezza di poter diventare turistica e attrattiva. Il carattere dei torinesi, che quasi non ammettevano l'idea di turisti, ovvero di estranei nella loro città, e che difendevano una sorta di purezza ideale, non facilitava le cose. C'è stato un lungo e delicato processo di sensibilizzazione per trasformare Torino, ma alla fine direi che ci siamo riusciti.

- Cosa vorrebbe avesse Torino della sua città d'origine e, viceversa, cosa la sua città d'origine dovrebbe avere di Torino
Torino e Barcellona sono due mondi molto diversi. Barcellona è una città che non ha paura del futuro, è sempre in movimento per crescere e svilupparsi, Torino mi ha sempre dato la sensazione di un "oh per carità, vediamo cosa succede", di "sì, va bene, ma non facciamo il salto definitivo". Le Olimpiadi sono state un grande opportunità, ma non sono state sfruttate fino in fondo. La grande differenza dei Giochi per Torino e Barcellona, che ha avuto le sue Olimpiadi nel 1992, ovvero un'era fa, quando non c'era neanche Internet, è che per Barcellona sono stati uno strumento, un punto intermedio di una strategia di crescita, per Torino sono stati l'obiettivo, dando per scontato che tutto il resto sarebbe arrivato automaticamente. Torino a volte pretende che le cose le succedano per il fatto che è Torino. Questa è la città ai salotti, si rapporta sempre in circoli chiusi e non si confronta con chi è esterno a questi circoli. Succede solo qui: ho lavorato anche a Milano, per esempio, ed è un altro mondo!
Cosa vorrei che Barcellona avesse di Torino... una bella domanda, sinceramente non ho mai pensato al rapporto in questi termini, non saprei cosa dire, onestamente. Barcellona ha il mare, ha infrastrutture, energia, la luce... una cosa che mi manca di Barcellona è la luce! Ma Torino è la mia città, ho scelto di rimanerci per ragioni sentimentali e ne sono orgoglioso, quello che vorrei è che si rendesse conto delle sue potenzialità.

- Una cosa che non avrebbe mai detto di Torino e che l'ha invece piacevolmente sorpresa, vivendoci; e invece la conferma, positiva o negativa, di un'idea che aveva già della città
Mi ha sorpreso il verde, è una città molto verde; e soprattutto ha una bella qualità della vita, cosa che ho potuto apprezzare nel corso degli anni: è una città a misura d'uomo, in cui è facile vivere.
La conferma che ho avuto è l'ordine: una città ordinata e sicura.

- Il posto in cui ha iniziato a capire Torino, da consigliare anche a chi visita la città
Due posti. Uno è il Museo Egizio: è un ottimo museo, che "conserva", e "conservare" è il DNA di Torino. Me lo ricordo nel 1999, era allucinante, con le teche vecchie, con le scritte solo in italiano e fatte con le vecchie Olivetti. Lo hanno modernizzato un po', ma non totalmente, e anche questo è molto torinese, facciamo un po', ma non tutto. Una città che non è definitiva, che non apre decisa una nuova pagina, siamo "parto, ma mi fermo, altrimenti perdo il controllo". L'altro luogo sono i Cappuccini, che permettono una bella visione di Torino; se si va all'imbrunire si vedono il movimento e l'idea di questa città a volte bipolare: da una parte non vuole andare avanti per non perdere il controllo, dall'altra c'è movimento, "non sta mai ferma".

- Tre cose da cui Torino può ripartire dopo la crisi di questi anni e dopo la pandemia
Il know how: guardiamo al Politecnico e alla parte tecnologica, Torino ha buone basi per ripartire.
Il turismo, senza dubbio, ma andrebbe ripensato, rimodulato, riorganizzato, rilanciato, "ritutto".
L'industria: si deve trovare un settore trainante che non può decisamente essere l'auto, perché ormai non siamo più la città dell'auto.

PS Non commento mai le interviste, penso che le risposte dei vari interlocutori offrano un'idea della città su cui riflettere, perché arriva da chi l'ha scelta per viverci. Ma in questo caso faccio un'eccezione: che in una Torino non troppo lontana ci sia spazio per progetti di futuro a lungo termine e di ampia visione affidati a personalità competenti e lucide come Josep Ejarque.


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