Torinesi per sempre: Francesca Diano, mi porto il rigore sabaudo, mi manca il paesaggio


Francesca Diano, nata a Torino, laureata in Architettura, vive a Milano, dove ha il suo studio di architettura


Hanno lasciato Torino per amore, lavoro, avventura, ma non si sono liberati di lei. Per questo raccontano la loro Torino da lontano: cosa amano e cosa detestano della città, in cosa si riconoscono e a cosa si ribellano, quali sono i posti che non smettono di frequentare quando tornano e quanto si rimane torinesi inside, anche vivendo altrove. Grazie a tutti loro, per il loro tempo e per il loro affetto che non muore per questa città. C'è bisogno anche di loro, per ripensarla. 

- Torinesi inside per sempre? Cosa senti di aver conservato di torinese nel tuo bagaglio personale?
Torinese per sempre sì, sia in positivo che in negativo.
Torinese nel rigore sabaudo, nelle tradizioni culinarie (mio nonno era chef in un locale storico ormai chiuso della città), nell'amore per quell'eleganza sottesa alle piccolo cose e discreta, mai urlata, nell'orgoglio che si prova guardando al grande passato di intellettuali e personaggi che hanno reso illustre questa città e la nostra Italia, nell'essere un po' "barocca", ma sempre con moderazione.
Purtroppo, però, anche torinese per quella tendenza che non riesco a togliermi di dosso dell'understatement e della paura atavica di disturbare.

- Torino vista da fuori: la qualità e il difetto che non avresti detto e in cui magari ti riconosci
I difetti li avevo già chiari già prima di allontanarmici: la chiusura sociale ed emotiva del torinese mi ha sempre infastidita, già dal liceo. E’ molto difficile creare reti se non si è già parte di un certo entourage; c'è sempre molta diffidenza nelle persone e questo porta ad una tendenza all'immobilità, alla permanenza dello status quo, alla miopia. In questo non mi ci riconosco affatto: ne ho sempre sofferto ed è forse uno dei motivi per cui per ora non riesco a tornare. L'autoreferenzialità.
Una grande qualità, invece, è l'essere riuscita, anche se con estrema lentezza, a scrollarsi di dosso l'appellativo di "città industriale" e di essersi ben pubblicizzata soprattutto all'estero: ho incontrato molti stranieri che conoscevano Torino indipendentemente dall'essere la città della Fiat o della Juventus.

- Tre qualità della sua storia e della sua gente da cui Torino può ripartire dopo le crisi di questi anni.
1 Appunto, la sua storia: pochissimi conoscono veramente la storia della città soprattutto dal punto di vista urbanistico. Lo sviluppo urbano è, come sempre, fortemente legato alle forme di potere che hanno governato la città a partire da quando i Savoia vi ci sono spostati da Chambery. Necessario quindi continuare a puntare sull'arte, sui musei, ma anche su attività che raccontino LA CITTA’.
2 La creatività. La città è sempre stata una fucina di piccolo realtà produttive, artigiane, artistiche. Ancora oggi lo è: quando voglio comprare qualcosa di particolare, ricercato, insolito, vengo a Torino. Il grande problema è che non c'è poi un reale supporto da parte del Comune nello sviluppo di queste stesse che, a un certo punto, devono spostarsi altrove per sopravvivere.
3 L'orgoglio. Il Torinese, ai miei occhi, è orgoglioso di esserlo. Questa dovrebbe essere una leva da utilizzare per la pianificazione del futuro.

- Una qualità della città in cui vivi che Torino dovrebbe avere (e anche una qualità di Torino che ti manca dove vivi)
Vivo a Milano attualmente, la città "trainante" d'Italia. Troppo spavalda talvolta, ma capace di raggiungere l'obiettivo e di rinnovarsi. Torino dovrebbe diventare più dinamica e non aver paura di trasformarsi: il cambiamento è positivo, anche se a volte un po' doloroso.
Quello che più mi manca di Torino è il suo paesaggio: l'essere attorniata dal verde, ovunque, da un orizzonte non costruito ma naturale, la possibilità di essere immersa nel bosco camminando per qualche minuto fuori dal centro, il fiume, le montagne.

- Un posto di Torino in cui torni tutte le volte che vieni per sentire che wow, sei di nuovo a Torino
Il Valentino e piazza Carignano. Il primo perché ci sono cresciuta, perché mi fa sentire viva, perché mi ricorda gli anni delle feste, degli imbarchini, della gioventù, della spensieratezza, degli amici di una vita. Un luogo che mi manca molto. Piazza Carignano perchè è il salotto della città e vi si trovano cose che amo molto e che sono l'essenza della città ai miei occhi: il teatro, il barocco di Guarini, i caffè storici da cui osservare i passanti, la libreria Luxemburg. Quando mi siedo e mi guardo intorno mi sembra di fare un viaggio nel tempo attraversando le epoche in cui questa era la città delle sartorie, di Pavese, di Nietzsche, delle lotte partigiane, delle lotte comuniste…


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